mercoledì 19 ottobre 2011

Fermare subito la nomina di Direttore del PARCO: l'Iter è illegittimo

Ho letto sui giornali della nomina da parte del comitato esecutivo dell’Ente Parco dei tre commissari che valuteranno le circa 80 candidature in merito al rinnovo della figura di direttore dell’Ente. I tre commissari non sono altro che tre membri del comitato esecutivo stesso… si sono quindi autonominati, e decidono loro stessi quale sarà il nominativo del nuovo direttore da proporre all’approvazione del consiglio. Insomma, un po’ come se in un comune fosse il singolo assessore ai lavori pubblici a decidere chi si aggiudica le gare d’appalto, non un’apposita commissione.

Il fatto che tra i commissari ci sia addirittura il presidente ha poi del ridicolo. Forse Gennari si confonde con la nomina dei dirigenti negli enti pubblici di secondo grado, la quale può essere decisa direttamente dai presidenti o dal consiglio. Tuttavia questa volta si parla di una procedura aperta tramite la pubblicazione di un bando di concorso quindi la nomina non può essere di tipo politico, ma fatta sulla base di competenze specifiche analizzate da qualcuno competente esterno al comitato esecutivo; a quest’ultimo spetta solo l’onere di nominare i commissari e proporre poi al consiglio le candidature da loro selezionate.

Il fatto poi che uno dei tre commissari dichiari alla stampa di “essere in minoranza all’interno del gruppo che analizzerà i curriculum” fa capire quanto ci si stia muovendo verso una nomina politica fatta dai 3 consiglieri come rappresentanti di Lega, Pd e Pdl.

Capisco che entrambi i mandati della presidenza Gennari non si siano caratterizzati per il rispetto delle regole, a cominciare dal parere NULLO perché privo di mandato da lui espresso in Consiglio Regionale in occasione della modifica della legge del Parco, ma questa volta ha proprio esagerato.

Bisogna annullare immediatamente la delibera del comitato esecutivo che ha nominato i commissari e fermare l’iter di nomina finchè la faccenda non sarà del tutto chiarita, per evitare che qualche scellerato comportamento sfoci in violazioni amministrative o addirittura penali che chiunque potrebbe far valere in qualsiasi momento.

Fa sorridere che queste denunce debbano venire dal consigliere più giovane e politicamente inesperto; anzi fa sorridere il fatto che ci sia bisogno che qualcuno si debba prendere la briga di far presente la legge agli amministratori del Parco…..e per fortuna che il vicepresidente dell’Ente è un avvocato!


Angelo Motta

Consigliere Ente Parco Delta del Po

domenica 16 ottobre 2011

100 Polesani fra gli Indignati: ecco com'è andata

Il 15 Ottobre è una data che resterà impressa nella mente di molte persone, ma soprattutto in quelle di un centinaio di Polesani che sono partiti alla volta di Roma per partecipare alla Manifestazione “Siamo indignati, l’Italia non è in vendita” attraverso due bus organizzati dalla FdS e dalla FIOM. Ascoltando TG e annunci dei vari politici, da Gasparri a Vendola, poco si capisce di quel che è successo, forse perché parlano senza conoscere i fatti o perché qualcuno ha scritto loro il copione, non so. Fatto sta che FdS e FIOM presenti in massa al corteo qualcosa di vero e concreto ce l’hanno da dire avendo vissuto i fatti in prima persona.

Il primo appuntamento è alle 05.30 nel parcheggio dell’Aliper di Taglio di Po dove il primo bus raccoglie manifestanti di Porto Tolle, Taglio di Po e Porto Viro; si prosegue poi con tappe Adria, Rovigo e Occhiobello (per tutto l’alto Polesine). Il clima è sereno, ed una volta immessi in autostrada il primo pensiero degli organizzatori è di racimolare abbastanza soldi per coprire le spese necessarie a pagare i due bus (3700 euro totali). sono finiti i tempi in cui la presenza in Parlamento permetteva di organizzare bus facendo pagare al max 10 euro come quota partecipazione…La FIOM aderisce donando ben 500 euro, altrettanti li darà la FdS svuotando gli ultimi rimasugli delle casse di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani….Il resto arriverà dalle tasche dei manifestanti; la quota partecipazione viene fissata a 25€ a cranio, salvo poi decidere di ridurre a 10€ la quota per studenti/disoccupati. Dalla una conta approssimativa i soldi racimolati non servirebbero a coprire le spese perciò al portavoce provinciale della FdS Lorenzo Feltrin spetta un arduo compito: chiedere a chi ne avesse possibilità di integrare la quota di ulteriori 5 euro…Alla fine, una volta spiegate le motivazioni, nessuno nega un ulteriore sforzo economico, e grazie a qualche massiccia una tantum di un paio di partecipanti la questione economica sembra essere risolta.

Ora tutti a nanna aspettando di risvegliarci al parcheggio di Ponte Mammolo, tra qualche sosta negli Autogrill già stracolmi di manifestanti e qualche difficoltà nel cambio marcia per gli autisti del bus reperito nel trevigiano.

All’una i due bus giungono nella capitale e si dirigono alla volta della stazione Termini, di fronte alla quale si trova Piazza della Repubblica già stracolma di gente tanto da costringere il corteo a partire con mezz’ora di anticipo.

Le facce sono sorridenti, le bandiere più numerose sono quelle della FIOM, dei COBAS e della Federazione della Sinistra, pressoché nulla la presenza di vessilli delle altre forze politiche. Molti striscioni del comitato 15 ottobre, gli organizzatori della manifestazione; in apertura la scritta “People of Europe Rise Up” la stessa frase esposta mesi fa sul Partenone di Atene da parte del Partito Comunista Greco.

I polesani si tuffano nella folla, chi con lo striscione della rete polesana dei comitati no carbone e no nucleare, chi con bandiera FdS o FIOM, chi con vessilli del Che e chi senza nulla, mischiandosi alle migliaia di ragazzi, famiglie e anziani presenti a Roma.

Atmosfera gioiosa, carri con la musica, interventi contro la crisi del debito mondiale e l’incapacità dei governanti di farvi fronte (vero motivo della manifestazione), carri che distribuivano l’immancabile nettare degli dei (la birra) e gruppi che intonano Bella Ciao o Bandiera Rossa.

La prima avvisaglia che qualcosa non stava funzionando nel verso giusto sono 2 auto incendiate e le vetrine infante di una banca. I manifestanti formano un cordone umano facendo deviare il corteo e aspettando che finalmente, dopo che l’incendio si stava propagando i pompieri venissero a domare le fiamme. Da notare che a circa 40 metri dall’accaduto 3 camionette della polizia stavano pattugliando l’accesso a non so quale obiettivo sensibile, senza scomodarsi di usare estintori per domare l’incendio che da un’auto si è propagato nell’altra ma soprattutto senza preoccuparsi di deviare il corteo, lasciando che fossero gli stessi manifestanti a farlo.

Nei pressi del Colosseo si incontrano i responsabili di tali atti: un gruppo di 50-60 persone incappucciate, con caschi in testa, dietro un leader con bandiera nera che inneggia contro Berlusconi e a favore del duce Mussolini con frasi simili al motto di FN “boia chi molla è un grido di battaglia”. Qui gli stessi manifestanti cominciano una vera e propria sassaiola verso il gruppo vestito di nero, mentre dalle scalinate dei fori imperiali iniziano le grida di “fuori, fuori, fuori”. Arriva poi in coda il carro dei Cobas che li etichetta come fascisti e li invita a togliersi i caschi ed andarsene. Aspettando che le forze dell’ordine si materializzino per cacciare il gruppo di Black Block il corteo prosegue tra canti e qualche Nastro Azzurro verso l’enorme Piazza San Giovanni dove si attende la coda del corteo che doveva ancora partire da Piazza della Repubblica. Durante l’attesa gazebi de Il Manifesto, Liberazione, Comitato 15 Ottobre, Federazione della Sinistra distribuiscono magliette, bandiere, giornali e gadget. Poco distante si nota una Fiorella Mannoia vestita in casual che passeggia sotto uno striscione inneggiante la conoscenza e la cultura sorretto da palloncini colorati. Il momento è ottimo per fare uno spuntino con qualche panino con crudo o mortadella, mentre a pochi metri si stava per scatenare l’inferno.

All’improvviso ti accorgi che l’intera piazza sta correndo verso di te, un fuggi fuggi generale dato dal fatto che le geniali forze dell’ordine hanno deciso di spingere il gruppo dei black block fermati al Colosseo, fin dentro Piazza S.Giovanni, proprio dove centinaia di migliaia di persone erano tranquille ad attendere la coda del corteo. A questo punto 4 camionette della Polizia ed una dei carabinieri entrano a tutta velocità in piazza e usano i famosi idranti per scacciare tutti indistintamente grazie anche all’uso di numerosi lacrimogeni (scaduti nel 2006).

La scena è di guerra, i black block si raggruppano e corrono alla volta delle forze dell’ordine con sanpietrini e transenne abbattendo uno dei loro mezzi, mentre la polizia continua cacciarli verso la folla che non sa più dove scappare. I gazebi ormai vuoti coi volontari bagnati fradici e coi conati di vomito dovuti ai lacrimogeni, e i pacifici Indignados disorientati da tutta quell’acqua e quei lacrimogeni che fioccavano dall’alto verso tutti indistintamente.

La massa dopo aver tentato inutilmente di frapporsi tra polizia e black block con le mani alzate decide di scappare, l’obiettivo dei militari (ai quali tutti i politici hanno espresso massima solidarietà) è di cacciare via tutti, non importa dove, non importa chi, e non importa nemmeno che sia stata loro la scelta scellerata di spingere i black block nel bel mezzo della piazza.

La fuga non è semplice perché un’intera piazza cerca di uscire mentre nello stesso tempo il corteo, che essendo stato deviato non è a conoscenza di nulla, cerca di entrare in San Giovanni. Piedi pestati, qualche anziano in carrozzina bloccato e gente contro gente…una vera e propria macelleria.

Finalmente riusciamo a lasciarci alle spalle la piazza cercando una metro per raggiungere il bus; quella del Colosseo è chiusa, cerchiamo di raggiungere i Fori Imperiali ma veniamo caricati anche li dai carabinieri noncuranti che i manifestanti avevano appena consegnato loro 3 incappucciati. Di lacrimogeni e idranti ce n’è per tutti, anche per quelli che hanno appena fatto arrestare i black block.

Nell’aria si respira qualcosa di strano, “qui ci scappa il morto” dicono molti di noi vedendo le camionette entrare a grandissima velocità nelle strade senza preoccuparsi di investire qualcuno dei neri o qualcuno dei rossi…

Finalmente troviamo una metro aperta e ce ne andiamo verso la tranquillità di Rebibbia alla volta del bus che ci riporta esausti nella nostra terra.

Questo è cio che noi abbiam vissuto in prima persona, e questo ci porta ad una riflessione: vero che i black block sono dei criminali e che van fermati (il corteo stesso ci ha provato), ma vero anche che le forze dell’ordine erano pressoché nulle mentre questi devastavano auto e banche, quando sarebbe stato facilissimo bloccarli, salvo poi essersi materializzate dal nulla al momento dell’attacco finale quando li han butatti in mezzo alla piazza eh hanno attaccato tutto e tutti indistintamente. Insomma, siccome a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca sempre, sembrerebbe che ieri sia stato permesso che il gruppo devastasse tutto e si “gonfiasse” per poi innescare una guerriglia che disperdesse nel contempo black block e corteo, deviando l’attenzione sugli scontri evitando di parlare del fatto che mezzo milione di persone sfilava a Roma per chiedere al governo di attuare misure diverse contro la crisi mondiale.

Concludo ringraziando i giornalisti del Carlino e della Voce che han deciso di pubblicare sul giornale esattamente quel che ci han sentito dire al telefono da Roma quando ci han chiamati per sentire la verità e quindi scrivere nei loro giornali quello che esattamente è successo raccontato da chi realmente ha vissuto questo esempio di cattiva gestione dell’ordine pubblico.

martedì 11 ottobre 2011

Mainardi ti piace vincere facile? Bonciboncibopopò

Mainardi ma che gioco fai?

Ennesima uscita sul Parco del consigliere regionale Mainardi del PdL; proprio lui, il “nominato” che è entrato in consiglio senza fare il minimo sforzo di campagna elettorale, senza prendere preferenze, senza essere scelto dai polesani, ma solo perché era nel listino bloccato del presidente Zaia.

O meglio ennesimo autogol: pochi giorni fa il primo, con la critica all’Ente definito proprio da lui inutile e inefficace senza ricordare che la presidenza e la maggioranza nel CdA spettano al suo partito; che vi sono state pesanti sponsorizzazioni alquanto dubbie proposte da uomini del suo partito; e che la regione che lui rappresenta ha ben 4 consiglieri mentre le altre amministrazioni ne hanno due e quindi ha tutta la forza per far lavorare il parco come si deve…

Ora arriva il secondo: Mainardi “non capisce l’atteggiamento del parco favorevole alla conversione a carbone della centrale Enel dato che il suo scopo è quello di tutelare il territorio…..”

Bene, grazie Mauro, se non ce lo diceva il Consigliere regionale noi non ce n’eravamo accorti….

Facile però parlare ora, col senno di poi, a decisioni già prese….Io sono stato l’unico consigliere a contestare questa presa di posizione di Gennari, ricordiamolo illegittima perché presa senza approvazione del CdA e in contrasto con deliberazione del Comitato tecnico scientifico del’Ente. Perché non ha parlato prima Mainardi? Perché non ha manifestato la contrarietà al suo compagno di partito Gennari? Non serve forse a questo un coordinatore? Ma soprattutto: non poteva parlare in sede di consiglio Regionale e denunciare questa ambiguità come fatto da FdS e IdV? Il nostro consigliere regionale Pettenò ha fatto presente proprio questa ambiguità in sede di modifica della Legge del Parco. Ma dov’era Mainardi quel giorno? NON ERA PRESENTE AL VOTO

Lo sport preferito di Mainardi in queste settimane sembra quello di suonare il campanello e poi scappare come fanno i bambini…

Il compito di un consigliere regionale è quello di rappresentare il proprio territorio all’interno del consiglio, anche se non è stato direttamente eletto dal polesine. Logico quindi che se il Parco ha preso una decisione illegittima doveva dirlo nella sede opportuna.

Mi sembra che il Pdl stia facendo con quest’Ente il contrario di quel che faceva Penelope con la famosa tela: invece di farla e disfarla, loro fanno a gara a chi riesce per primo a scomporla.

lunedì 10 ottobre 2011

Censimento ISTAT: un aiuto dalla Federazione della SInistra

Problemi col censimento ISTAT? 
Notti insonni, mal di testa, poco tempo o semplicemente poca voglia? 

Non preoccuparti, la Federazione della Sinistra ti da una mano gratuitamente nella compilazione del questionario... 

Un'occasione per dimostrare che la politica è anche quella buona, quella con la P maiuscola, quella di un tempo, quella che si mette AL SERVIZIO DEL CITTADINO!
Puoi trovarci nei seguenti orari e luoghi:


PORTO TOLLE:
Via Matteotti 193 Ca' Tiepolo (di fronte alla Mutua)
tel 3358275316
- dal lunedì al venerdì dalle 17.30 alle 19.00
- lunedì e mercoledì anche dalle 08.30 alle 12.00

PORTO VIRO:
Via Risorgimento
- mercoledì dalle 10.00 alle 12.00

ROVIGO:
Corso del popolo 183 Tel. 0425/28756
- Martedì, giovedì e sabato dalle 10.00 alle 12.00
- Venerdì dalle 15.00 alle 18.00

OCCHIOBELLO:
su appuntamento (3397181654)

TRECENTA:
Via C.Battisti 86
-Sabato e domenica dalle 10.00 alle 12.00

sabato 8 ottobre 2011

La Federazione della Sinistra in trasferta a Roma

La FdS Polesana sostiene e partecipa alla manifestazione "Siamo indignati, l'Italia non è in vendita" organizzata a Roma per il 15 ottobre, in concomitanza col movimento globale degli "Indignados" che scenderanno in piazza in vari Paesi del mondo...

E' finito il tempo delle chiacchiere, è finito il tempo dei proclami su facebook e delle chiacchiere da bar....
E' giunta l'ora di manifestare tutto il nostro dissenso verso questo governo e questo sistema che ci han portato in un tunnel di cui non vediamo la fine..

Tutto questo mentre il parlamento si occupa delle intercettazioni , dell'ennesimo condono e degli affari del Premier che spende centinaia di migliaia di euro tra Escort ed "aiuti economici" ai suoi amichetti indagati per corruzione, prostituzione e falsa testimonianza...

Insomma chi tutto, chi niente.....

Per protestare contro tutto ciò la Federazione della Sinistra Polesana organizza un bus diretto nella capitale con partenza verso le ore 07.00 con tappe Adria-Rovigo-Occhiobello.

"Odio gli indifferenti"  [A.Gramsci]

mercoledì 5 ottobre 2011

E' più inutile il Parco o il duo Mainardi-Coppola?

 Coppola e Mainardi prendono a colpi d’accetta l’Ente Parco definendolo un Ente inutile, una super ProLoco…
Forse agli assi piglia tutto della politica rodigina sfugge che la Presidenza di questo Ente è di Geremia Gennari, sindaco PdL di Porto Viro. Va inoltre ricordato che la maggioranza dei consiglieri dell’Ente è composta proprio da uomini del loro partito.
Sembra alquanto stupido quindi definire inutile quest’Ente, usando tra l’altro le stesse parole usate da Gennari : pochi mesi fa infatti il presidente aveva dichiarato che il suo concetto di Parco era quello di una super Pro Loco suscitando le critiche del centrosinistra. Quello di Mainardi è quindi un colossale autogol....e ricordiamolo: Mainardi che sembra l'oracolo della buona politica, è un "nominato" essendo entrato in consiglio regionale attraverso un listino bloccato, senza nemmeno sforzarsi di fare campagna elettorale...
Se l’Ente è immobile, vadano a dirlo ai loro uomini che detenendo la maggioranza possono decidere il buono ed il cattivo tempo.
Chi ha affossato il piano del Parco fermo da 13 anni? Chi ha tagliato moltissimi finanziamenti alle fiere locali? Sbaglio o la Regione Veneto che Mainardi e Coppola rappresentano è presente nel Parco con ben 4 consiglieri, il doppio di tutti gli altri enti che lo compongono?
Ma soprattutto, chi ha dichiarato in consiglio regionale che il Parco è favorevole alla scelta del carbone dell’Enel? Giuseppe Geremia Gennari.
Se è vero che il Parco è inutile, come mai la Rugby Rovigo non restituisce i 25000 euro di sponsor che il Parco contro ogni logica gli ha assegnato? Tagliamo lo sponsor a manifestazioni come “Parco in bici” ma 25 mila euro per una squadra di calcio di Rovigo (che non è nel territorio del Parco) li troviamo?
Sarà mica per i buoni contatti con la società che permettono alla Coppola di fare da madrina d’eccellenza nelle premiazioni del Rugby Rovigo che vanta tra i soci proprio il marito della Coppola e come revisore del conti il consigliere provinciale PdL Filippo Carlin che detiene l’omonimo ruolo proprio all’ente parco?
Siano seri e pragmatici allora questi politici della domenica, se l’ente è inutile restituiscano i soldi degli sponsor e soprattutto sgomberino il campo lasciando il Parco finalmente libero di decollare verso il suo unico scopo: tutelare e sviluppare il nostro immenso patrimonio naturalistico.


SEGUIRANNO A BREVE NUOVI NUMERI SUI VERI SPRECHI DELLA POLITICA PERPETRATI PROPRIO DA QUESTO DUO.....STAY TUNED

giovedì 28 luglio 2011

Buon carbone a tutti....


Grazie mille ai compagni che ha saputo realizzare tutto questo....non mollate...non molliamo....

martedì 26 luglio 2011

Il Veneto cambia la legge in favore di Enel...l'epilogo più triste

26 Luglio 2011….una data che passerà alla storia…..una data che segna il cedere della politica nei confronti di un colosso energetico come Enel…

Il consiglio regionale con 4 voti contrari, 9 astenuti e 35 favorevoli ha modificato la legge istitutiva del Parco del Delta, voluta dalla regione stessa e che vietava l’insediamento di centrali a carbone nel territorio del Parco…

Ha vinto la macchina del fango….ha vinto l’Enel che ha messo in campo tutte le proprie disponibilità per portare pressioni alla politica rodigina e veneta…

E così abbiam visto lavoratori con tanto di famiglie appresso sfilare nelle calli veneziane grazie alla macchina organizzativa di Enel che in questi mesi ha fatto si che i lavoratori raccogliessero le firme nei mercati, nelle fiere; andassero a Roma con tanto di prenotazione alberghiera e senza trattenute dalla busta paga per lo sciopero…

Abbiam visto lavoratori manifestare con bandiere Enel anziché con bandiere sindacali…

Abbiam visto che 11mila firme pro carbone raccolte da gente stipendiata per girare a raccogliere adesioni sono più importanti e creano più scalpore delle oltre 20mila firme raccolte da Greenpeace…

Abbiam visto denigrare chi si è sempre fermamente dichiarato contrario ad una scelta come il carbone, inquinante e nociva per turismo, pesca, agricoltura e per la salute di tutti noi…

Abbiam visto additare queste persone ed i partiti politici che rappresentano come mostri contrarial lavoro per il solo fatto di avere rifiutato un vero e proprio ricatto…

Abbiam visto denigrare chi, dati alla mano, spiegava che il metano è di minor impatto ambientale e salverebbe lo stesso i posti di lavoro del cantiere Enel…

Abbiam visto una guerra sindacale tra CGIL CISL e UIL su chi si dichiarava maggiormente favorevole e supina all’Enel rincorrendo i lavoratori di Polesine Camerini, fingendo di non accorgersi che questi ormai, presi in giro a destra e manca dai signori delle promesse, si sentono rappresentati solo dal loro stesso padrone: Enel…

Abbiam visto il trionfo del ricatto di una società energetica a partecipazione statale che minaccia di chiudere e lasciare a casa tutti se lo Stato (che ne detiene oltre il 30%) non si inchina al suo volere.

Abbiam visto politici in conflitto d'interesse in quanto dipendenti Enel prendere parte e influenzare indisturbati molte votazioni riguardanti la riconversione

Abbiamo visto il trionfo della politica delle chiacchiere, di quei partiti che per una manciata di voti non han perso occasione di illudere i lavoratori facendo credere loro che ora l’Enel si impegnerà a partire con l’impianto di Porto Tolle facendo finta di dimenticarsi che c’è una Legge Europea che si scontra col carbone nel Delta e che quindi tra poco tutto si fermerà..Li aspettiamo tra un anno questi signori….toccherà loro spiegare ai lavoratori che credono nel loro posto di lavoro che in realtà queste erano solo promesse impossibili da mantenere…

Abbiam visto politici cambiare casacca come il consigliere regionale Coppola che anni fa criticava il sindaco di Porto Tolle dichiarando “Finotti farebbe bruciare i bambini pur di far funzionare Polesine Camerini”, ora dichiararsi magicamente favorevole salvo lavarsene infine le mani risultando assente il giorno della votazione in regione..

Abbiam visto amministrazioni comunali, come quella di Taglio di Po, esprimere parere favorevole alla riconversione anche se il consiglio comunale si era espresso contro…

Abbiam visto il presidente del Parco del Delta esprimersi a favore del carbone senza averne mandato dato che il comitato esecutivo anni prima si era ufficialmente espresso contrario con voto favorevole di colui che oggi ne è presidente…

Ed oggi in regione si è visto l’epilogo di tutta questa sporca faccenda….

Si son visti lottare con coraggio ed argomentazioni documentate i Consiglieri della Federazione della Sinistra e dell’Italia dei Valori che emendamento su emendamento han cercato di far ragionare il consiglio regionale…

Si è vista tutta l’incoerenza di un Partito Democratico che dichiara l’astensione, non riuscendo a decidere se essere favorevole o contrario al carbone, lavandosene le mani…ma abbiam visto anche un consigliere rodigino del PD come Graziano Azzalin prendere le distanze dal proprio gruppo e votare a favore…

Si son visti un PdL e una Lega Nord uniti come mai era successo nel perorare la causa di Enel Spa e modificare una legge approvata anni addietro da una stessa maggioranza di centrodestra solo per fare un favore ad Enel…

Abbiam visto tanti, troppi Ponzio Pilato: il Pd astenuto, ma soprattutto due consiglieri regionali rodigini del PDL (Coppola e Mainardi) assenti nel momento di una votazione tanto importante…

Insomma oggi, 26 luglio 2011, la storia del Veneto ricorderà la fine dell’indipendenza della politica ed una delle votazioni più indecorose della storia del Consiglio Regionale Veneto…

sabato 2 luglio 2011

Un PARCO di Carbone

Ancora una volta l’Ente Parco è stato ridicolizzato.
Gennari, presidente del Parco nonché sindaco di Porto Viro, in consiglio regionale ha espresso parere favorevole alla riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle “per far si che l’ente decolli”….
E’ assurdo che il presidente si esprima favorevolmente alla modifica della legge che ha creato l’Ente che egli stesso presiede per favorire il carbone dell’Enel.
Quando è stato creato l’art.30 di sicuro il richiamo al metano è stato fatto per salvaguardare la salute dei cittadini residenti del territorio del Parco, non per fare un dispetto ad Enel che in quel periodo non pensava minimamente al carbone. Ora invece bisogna strisciare tutti ai piedi del colosso energetico e fare una Legge ad Aziendam
Sentire oggi che il soldato Gennari, mosso sapientemente dalle mani di qualcuno che è al di sopra di lui sia andato a ridicolizzare il Parco fa venire la pelle d’oca.
Se veramente è a favore del carbone (posizione legittima e che rispetto) abbia un sussulto di dignità e lasci la guida del Parco perché è sconvolgente sentirlo parlare in questi termini.
Quello che poi lascia maggiormente perplessi è il fatto che non si sia nemmeno degnato di convocare un consiglio dell’Ente, unico luogo da cui a mio avviso sarebbe dovuto uscire il parere da esprimere a Venezia. Crede Gennari che una sua espressione per la modifica della Legge che ha istituito il Parco stesso e che ne cambierebbe quindi lo Statuto possa avvenire solo informando il Comitato Esecutivo? Una questione come questa, fondamentale per l’esistenza dell’Ente, andava presa attraverso un Consiglio.
Quindi Gennari a nome di chi ha parlato?
Fantastico poi il suo passaggio in veste di sindaco di Porto Viro: “fate pure il carbone basta che le bettoline non passino per porto Viro ma per Porto Tolle”. Un autentico Ponzio Pilato, attento a salvare la sua faccia di Sindaco ma inutile menefreghista per quanto riguarda la sorte del Parco del Delta.

Luca Zaia a Uomini e Donne

Se fossimo a Uomini eDonne, il programma di Maria de Filippi, siamo certi che a Zaia verrebbe benissimo la parte del Tronista, ossia colui che seduto su di un trono deve tenere a bada uno sciame di affamate corteggiatrici.
Nella vicenda della Legge Regionale sul Parco infatti Zaia non ha mancato di erigersi nel ruolo di paladino del Veneto, promettendo a tutti i corteggiatori (PDL-Lega-Comitato Lavoratori-Sindacati) di discutere in Consiglio Regionale la modifica dell’articolo 30…
Promessa che prontamente non è riuscito a mantenere perché evidentemente in Regione si deve discutere anche di materie altrettanto importanti come gli oltre 60 punti calendarizzati da tempo; come peraltro annunciato persino dai commissari del PD che avevano abbandonato l’aula assieme a FdS e Idv….Insomma una manifestazione dell’impotenza del governatore che promette a destra e manca quello che in realtà non può fare…Il povero Zaia vuole dimostrare ai suoi si poter compiere quello che Galan non ha saputo o voluto fare…..
Tutto questo accade proprio nei giorni in cui il prode Leghista Gibin, si dichiara orgoglioso del Suo presidente e attacca la posizione della provincia che a suo dire è troppo sbilanciata verso il mondo della pesca e del turismo che temono i frutti della conversione a carbone…
Basta attendere i fatti e si capisce chi sono in realtà i furbacchioni che fanno proclami vuoti per cercare di galleggiare e tenere a bada i propri elettori ai quali evidentemente era stata fatta qualche promessa di troppo…

sabato 4 giugno 2011

ENEL: ma anche la faccia di ricattare hai?

A Conti deve essere sfuggito qualcosa…..

Solo questo può giustificare le sue esternazioni sui giornali in merito alla riconversione a carbone della centrale Enel…

Interpellato a margine dell’assemblea di Bankitalia fa sapere che se non otterrà il via libera al carbone Enel se ne andrà a produrre all’estero…Salvo poi ammettere che in Italia l’energia abbonda….

Qualcuno dovrebbe far sapere a quest’uomo, che non è affatto nella posizione di lanciare ricatti al Polesine…dovremmo ricordare a Conti che è amministratore delegato di una società su cui la Cassazione il 18 gennaio ha confermato una sentenza di condanna per danni ambientali a scapito del comune di porto tolle e della provincia di rovigo perpetrati negli anni scorsi. Enel ha inquinato per anni ed anni la nostra provincia e la nostra salute, e non lo dice Angelo Motta, ma il tribunale di Rovigo prima e la Corte di Cassazione poi…

Quindi è meglio che Conti lasci i ricatti alla Marchionne fuori dal polesine...Invece di lanciare comunicati dal bunker come fa Gheddafi, scenda dal piedistallo e venga a parlare con le nostre istituzioni… Avrà pure dalla sua i sindacati (Cisl per prima che sarebbe disposta a far indossare la corona di spine a tutti i suoi iscritti pur di far uscire del fumo nero dal camino di Polesine camerini) e quasi tutta la politica, ma la Legge per fortuna parla chiaro…e la legge (in questo caso il consiglio di Stato) ha stabilito che una centrale a carbone in mezzo al Parco non può esistere…

Ma veramente vogliamo fare finta di esserne sorpresi? Veramente tutti gli amministratori comunali di porto tolle vogliono farci credere che non avevano già capito che la legge regionale parla chiaro e che il carbone non avrebbe mai potuto prendere piede? Solo la FdS a Porto tolle riesce ad interpretare la legge o forse qualche furbacchione ha sempre saputo che sarebbe finita così ma straparlava in questi anni al solo fine di ottenere consensi facili? Ma soprattutto dobbiamo davvero fare finta di non sapere che moltissime persone alla notizia della bocciatura del consiglio di stato hanno tirato un sospiro di sollievo per se, per i propri cari e per la propria attività? Ed anche ora che il consiglio comunale si accinge a chiedere la modifica della legge regionale dovremmo credere di essere amministrati da un sindaco che non sa che la legge regionale si rifà a regolamenti nazionali che recepiscono delle direttive europee ben precise?

Per quanti anni ancora dovete prendere in giro i lavoratori facendo credere che la riconversione a carbone sia possibile? Per quanti anni ancora dovete essere talmente sfruttati dai vertici enel da non saper alzar la testa e far la voce grossa? Per quanti anni ancora permetterete che il conflitto d’interesse regni in consiglio comunale?

La realtà è che per fortuna Enel non è ancora al di sopra della legge, e Fulvio Conti ancora di meno…La legge non si cambia a discrezione di ENEL…

Perciò per una volta smettiamola di prendere in giro la gente, cominciamo a difendere altre categorie oltre ai dipendenti Enel, stiamo dalla parte dei pescatori, stiamo dalla parte degli operatori turistici…

La legge ha trovato l’alternativa al carbone: il consiglio di stato ha già suggerito che una riconversione a metano sfruttando la vicinanza del terminal troverebbe una strada rapida e semplicissima…E allora snelliamo l’iter e puntiamo sul metano, obblighiamo Enel a produrre da noi con un occhio di riguardo per il nostro territorio. Perché non puntare la testa per una volta invece di strisciare ai suoi piedi come abbiam fatto negli ultimi anni? Cambiare la legge regionale e riottenere tutte le autorizzazioni bloccherebbe tutto per molti anni ancora…ditele queste cose…

Noi non siamo di certo azionisti delle miniere di carbone di Enel…le sfrutti da un’altra parte, non dobbiamo pagare con la nostra salute ed a scapito della nostra attività perche Enel invece di produrre si mette a giocare in borsa….

Produca pure nel nostro territorio, ma CON noi, non di certo SU di noi…

lunedì 30 maggio 2011

Inizia la Rivoluzione....MA NON A ROVIGO.....

Mentre a Milano, Napoli, Cagliari, Trieste, Pavia, Mantova, Novara i candidati della SINISTRA si affermano in maniera netta e sorprendente, ad Adria si riafferma la destra nonostante lo sfacelo della sua amminstrazione e a Rovigo il centrosinistra perde la guida della città.
Un risultato disastroso per il centrosinistra polesano. Una sconfitta che impone a tutte le forze della cializione una seria riflessione. Il primo insegnamento da trarre è che inseguire i voti centristi non paga.
Ma nemmeno mettere in campo le stesse idee del centrodestra, non dare agli elettori un segnale di quale sia la diversità del votare a sinistra...
Un esempio su tutti: la riconversione a carbone della centrale di Polesine Camerini: possibile che tutta la politica, eccetto FdS e qualche altro distinguo, sia concorde sull'inquinare ambiente e salute del polesine?
Ma va fatto un ragionamento anche sul modo di fare politica...BRUCIARE ottimi sindaci uscenti come è stato fatto ora a Rovigo e due anni fa ad Adria, per candidare i campioni della politica parentelare?
Assolutamente non paga ad Adria l'alleanza col terzo polo. Non paga a Rovigo la scelta di un candidato espressione delle componenti più moderati che al primo turno rompe con le componenti della sinistra recuperate solo in extremis prima dei ballottaggi.

Il centrosinistra vince laddove, come a Milano, Napoli, Cagliari, ecc. sa incarnare le istanze di cambiamento e rinnovamento che provengono dalla città e dal Paese. Lì riesci a riportare alle urne anche quell'elettorato di sinistra deluso che torna a vedere nell'atto del voto una speranza di vera partecipazione e cambiamento.

Un insegnamento che il centrosinistra deve far proprio nel suo complesso. E che affida alla Sinistra una responsabilità importante: sapersi unire e rinnovare per assumere un ruolo guida nello schieramento democratico.

Che dire: GUARDIAMO IL RESTO D'ITALIA E CONSOLIAMOCI......


giovedì 26 maggio 2011

Piccolo ma attualissimo pezzo della sentenza del Tribunale di Adria che ha condannato nel 2006 Enel per le emissioni oleose


[…] Si dirà più avanti del senso di solitudine che provavano i cittadini del Delta, a causa principalmente dell’atteggiamento di chiusura di ENEL che negava ogni responsabilità e rifiutava di informare esaurientemente gli interessati.

Ma per quello che è emerso nel processo, neppure il comportamento degli enti e organismi pubblici ha corrisposto ai bisogni dei cittadini, che non hanno trovato - nei comuni e

negli altri enti - istituzioni in grado di confrontarsi alla pari con ENEL, troppa essendo la sproporzione per disponibilità finanziaria, peso economico, influenza politica.

In sostanza è risultato chiaramente che le dimensioni della società ENEL rispetto ai piccoli paesi della zona erano (e sono ancora come è emerso al processo) tali da influire anche sul normale funzionamento delle istituzioni, dimostratesi non in grado di esercitare le funzioni di controllo, prevenzione, vigilanza, indirizzo rispetto ad una realtà troppo più grande di loro.

E’ emblematico il caso di Porto Tolle. Anche quando il Comune ha ipotizzato azioni di controllo sulle emissioni della Centrale, le difficoltà finanziarie sono state così rilevanti che si è chiesto a ENEL di intervenire a finanziare i progetti di controllo su se stesso, con il risultato che nulla venne fatto: è successo così con la dislocazione della centraline e l’indagine epidemiologica, dai costi troppo rilevanti per potere essere affrontati dal Comune.

Inoltre ENEL finanziava direttamente o indirettamente a seguito di accordi con le istituzioni la creazione di infrastrutture, eventi culturali e altro. Dunque diventa molto difficile per le amministrazioni di piccoli paesi rinunciare a questi proventi, altrimenti non conseguibili, e di importo rilevante per realtà così modeste.

Quello che vale per Porto Tolle vale anche per i comuni limitrofi e per la Provincia. E’ innegabile che la necessità di tutelare una fonte di lavoro così importante, che ne fa uno dei siti produttivi più importanti della provincia, non può lasciare indifferenti gli amministratori. Certamente e in un certo senso comprensibilmente vi era nei confronti degli interessi di un colosso come ENEL maggiore attenzione, per favorire la permanenza delle possibilità occupazionali.

Succede dunque che coloro che a livello politico-istituzionale avrebbero la responsabilità di attivare o sollecitare i controlli e di porsi come controparti dell’azienda, in realtà cercano di mediare senza contrapporsi. […]

Nel caso di Porto Tolle vi sono anche alcune particolarità, perché nel comune che è sede della Centrale molti dei rappresentanti comunali erano e sono dipendenti della Centrale stessa. E’ emerso ad esempio che il marito del sindaco Broggio, che aveva la delega ai rapporti con ENEL, era dipendente di quella società mentre la moglie era in carica. Ma il sindaco era anche presidente della commissione di controllo su ENEL fra il 2000 e il 2002: ebbene, nonostante tutto quello che avvenne e che è stato descritto nel processo, in questa Commissione non si parlò in quei due anni delle ricadute oleose.

Dei testi dipendenti di ENEL sentiti nel processo più di uno era consigliere o assessore, e innegabilmente nell’esercizio della funzione pubblica questa qualità non poteva essere indifferente. Ad esempio Padoan, caposezione nell’impianto di Polesine Camerini, era assessore ai lavori pubblici e pur ricevendo segnalazioni di ricadute oleose “preferiva” non recarsi sul posto (forse avvertendo un qualche conflitto di interessi?). Beniamino Pavanati era assessore ma dipendente ENEL, e come sindacalista guardava alla salute dei lavoratori ma anche al mantenimento dell’occupazione.

Non fa parte dell’oggetto del processo accertare le inefficienze amministrative o gli effetti di certe scelte politiche, ma nel corso dell’istruzione dibattimentale sono emersi fatti (mancati controlli, verifiche poco attendibili etc) non attribuibili a ENEL ma addebitabili a scelte politico-amministrative ed inefficienze operative di strutture pubbliche e istituzioni: e questo è rilevante perché tali inefficienze e scelte provengono in alcuni casi dagli stessi soggetti che si sono costituiti parte civile. Neppure gli organismi tecnici, per quello che è emerso nel processo, hanno garantito pienamente i cittadini: e non solo e non sempre per le carenze di personale, attrezzature, fondi etc. Basti pensare all’episodio in cui in un rapporto di prova del 10.5.2000 la “Stazione sperimentale per i combustibili” trova che l’olio utilizzato in quel momento dalla Centrale non corrisponde come dichiarato alla tipologia BTZ, ma vi si trovano notevoli impurità e una anomala presenza di zinco che “potrebbe essere indice di aggiunta di olio lubrificante esausto”. ARPAV riceve la segnalazione e, avendo premura di chiarire di non essere competente, si limita a informarne non altri enti “competenti”, ma lo stesso ENEL: e la cosa finisce lì. Una parte civile ha parlato di “sudditanza degli organismi di controllo, ma non solo, anche del mondo politico, di quello scientifico, del mondo accademico e del mondo professionale”. Si tratta di una valutazione che non ha riscontri se non parziali nel processo: ma certo alcuni fatti, già più compiutamente esposti, possono venire qui richiamati.

• ARPAV delegava di fatto alcuni controlli delle emissioni al sistema di controllo interno gestito da ENEL, neppure provvedendo a tarare annualmente gli strumenti della Centrale, perché gli strumenti venivano tarati da tecnici dell’ENEL con la strumentazione dell’ENEL alla presenza di personale Arpav.

• da tempo si era ipotizzata l’inidoneità della dislocazione delle centraline, ma nessuno ha formalmente richiesto una verifica del posizionamento risalente addirittura a prima che la Centrale entrasse in funzione.

• il comune di Porto Tolle non ha mai richiesto formalmente a ENEL di rispettare la normativa regionale.

• l’indagine epidemiologica sulla popolazione del Delta avviata in occasione della costruzione della Centrale venne interrotta, subito dopo l’avvio dell’impianto, senza una spiegazione chiara e plausibile.

per anni l’U.L.S. di Adria non è stata iscritta al registro regionale dei tumori, impedendo qualsiasi possibilità di un serio studio statistico ed epidemiologico sullo stato di salute della popolazione.

martedì 17 maggio 2011

BOCCIATO IL VIA AL CARBONE

Articolo tratto da www.repubblica.it, in fondo le considerazioni personali....

Si allontana la possibilità che la vecchia centrale Enel di Porto Tolle (Rovigo) venga riconvertita a carbone. Il Consiglio di Stato ha annullato infatti oggi il decreto con cui il 29 luglio 2009 il ministero dell’Ambiente aveva dato parere positivo alla Valutazione d’impatto ambientale del progetto. Atto formale siglato dal ministro Stefania Prestigiacomo, ma che aveva preso il via nel lontano 2005 sotto la gestione di Alfonso Pecoraro Scanio ottenendo dall’esponente verde nel 2007 un ok condizionato ad una serie di migliorie nel controllo delle emissioni di ossido di zolfo e particolato.

La sentenza della Sezione sesta del supremo organo della giustizia amministrativa accoglie il ricorso presentato da Wwf, Greenpeace, Italia nostra, operatori turistici, alberghieri e di stabilimenti balneari, associazioni di pescatori e comitati cittadini, ribaltando il parere dato in primo grado dal Tar del Lazio lo scorso giugno.

La notizia è stata accolta con soddisfazione dagli ambientalisti. “Viene travolto anche il provvedimento del ministero dello Sviluppo economico con cui si autorizza la costruzione dell’impianto”, esulta Matteo Ceruti, l’avvocato che rappresenta tutti i ricorrenti “Siccome – precisa ancora il legale – sulla base del codice ambientale, il presupposto per la costruzione di un progetto è che ci sia il parere favorevole della Via, con l’annullamento di tale provvedimento viene caducato anche quello successivo del ministero dello Sviluppo economico di concerto con il ministero dell’Ambiente emesso a inizio anno” che autorizzava la costruzione della centrale.

E’ stata “battuta quindi la tesi dell’Enel secondo cui la centrale a carbone sarebbe meno inquinante di una equivalente centrale a gas, grazie ai camini più alti che abbassano le concentrazioni al suolo degli inquinanti”, commenta soddisfatta Greenpeace. “Il carbone – ricorda Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia – è il peggior killer del clima del pianeta. Non è possibile ritenerlo ambientalmente compatibile con nulla, men che meno con una zona fragile come il Delta del Po”.

“La tecnologia a “carbone pulito” – sottolinea il Wwf – è così definita perché questi impianti sono dotati di desolforatori e di denitrificatori; si tratta in realtà di sistemi che permettono di abbattere solo una parte delle sostanze inquinanti quali gli ossidi di zolfo e di azoto che comunque continuano ad essere sempre nettamente superiori rispetto a quelle di una centrale di pari potenza a ciclo combinato a gas”.

Recrimina invece l’azienda elettrica: “L’Enel prende atto con stupore della sentenza del Consiglio di Stato”e “in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza ricorda che questa decisione rischia di cancellare un progetto necessario per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici del Paese e per la riduzione del costo finale dell’energia, progetto che vedeva un investimento da circa 2,5 miliardi di euro e oltre 3.000 posti di lavoro per i 5 anni necessari a costruire l’impianto e che avrebbe migliorato di molto l’ambiente con l’utilizzo delle più avanzate tecnologie di abbattimento di fumi e inquinanti”.

La storia dell’impianto di Porto Tolle è lunga è travagliata. Lo scorso gennaio la Corte di cassazione aveva confermato infatti in via definitiva le condanne inflitte agli ex manager dell’Enel LUigi Tatò e Paolo Scaroni per i danni ambientali prodotti dalla centrale durante la sua fase di attività ad olio combustibile.

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Quanti anni persi......5-6 anni fa la FdS proponeva di pensare ad un'alternativa al Carbone qualora fosse stato (ovviamente) dimostrato che era un combustibile inquinante...Siamo stati cacciati e derisi dai politici locali....Solo per esserci permessi di dire che la riconversione va fatta...ma come decidono i portotollesi, non a scapito dei portotollesi...Chi è contro i lavoratori? Noi o quelli che si ostinano a difendere un progetto indifendibile?