lunedì 21 febbraio 2011

Profonde crepe nelle mura del Cantiere....

Che fine hanno fatto i Cantieri della Sinistra aperti ad Adria e Rovigo in occasione delle prossime elezioni amministrative?

Il progetto del cantiere, per quanto riguarda me, era quello di unificare soggetti politici e della società civile che si ritrovano nei valori della Sinistra.

Già, valori della Sinistra, perché io credo che questi esistano ancora.

Il cantiere era luogo di condivisione programmatica, luogo di pianificazione di lotte comuni da fare in difesa di sacrosanti diritti. Dal cantiere è partito un grosso movimento d’impulso per i comitati per l’acqua bene comune; il sostegno ai lavoratori ricattati dalle logiche padronali; le donne del cantiere sono scese in piazza il 13 febbraio per urlare “Se non ora quando”, insomma abbiamo condiviso molte lotte come la questione del piano ambientale del Parco del Delta del Po o quelle a favore dell’istruzione Pubblica e dell’uguaglianza di tutti noi davanti alla legge…

Appunto tutte lotte che riguardano un universo di valori legati alla tradizione di Sinistra nei quali tutti noi crediamo…

Poi qualcosa si è rotto…

Non siamo stati in grado di trovare un candidato unico che si rispecchiasse in tutto quello che ho appena detto…Ancora una volta, come sempre, i personalismi l’hanno fatta da padrona…ancora una volta ha trionfato la vecchia politica…

A Rovigo Verdi, FdS e molte persone della cosiddetta società civile si stavano riconoscendo nella candidatura a sindaco di Matteo Masin, ma SeL e IdV non ne han voluto sapere…Benissimo, allora perché non ricorrere alle primarie, grandioso strumento per decidere tutti assieme quale sia il candidato che più di tutti gli altri possa rappresentare l’idea di quel nuovo soggetto politico-culturale che era divenuto il Cantiere della Sinistra?

Sarebbe stato troppo facile, invece un accordo provinciale siglato SeL-IdV ha bloccato le carrucole del cantiere ed ha portato ad imporre la candidatura di Nalin (SeL) per Rovigo e Barzan( IdV) per Adria…Insomma si sono spartiti le piazze…

Ma mi stupisco soprattutto di SeL, il partito di Vendola che tanto millanta le primarie e poi si rifiuta di parteciparvi quando non ha la sicurezza matematica di vincerle… Un partito nato dalla scissione con Rifondazione Comunista e che non è mai stato emarginato da questa…anzi eravamo tutti entusiasti di ritrovarci insieme nel cantiere…

Ad Adria poi alcuni esponenti del PD sono stati epurati dal loro partito anche per essere troppo vicini alle posizioni del cantiere, tanto da essere costretti all’autosospensione…non si poteva accordarsi anche con loro per avere una marcia in più, una marcia che a Rovigo non erano riusciti ad ottenere?

Invece niente, anche qui con la candidatura della Barzan si è bloccato tutto…

Ma io non ci sto e provo a fare una proposta surreale e grandiosa allo stesso tempo…

Perché non recuperare lo stesso l’idea di cantiere? Dobbiamo per forza mandare tutto all’aria per colpa dei soliti giochi politici?

Tutti quelli a cui non vanno giù queste due autocandidature possono unirsi e trovare un unico candidato sostenuto da liste civiche o partitiche che riprenda in mano il progetto del cantiere e costruire un’alternativa forte, solida e seria che sappia raccogliere il consenso dei cittadini di Adria e Rovigo?

domenica 20 febbraio 2011

SINISTRA, DOVE SEI?

Sono passati oramai 3 anni dalla conclusione dell’ultima tragica esperienza di governo della sinistra. L’Unione guidata da Prodi debole sin dal primo giorno della legislatura iniziata nel 2006 si è sciolta come neve al sole dopo meno di 2 anni di vita, e non poteva essere diversamente. Tuttavia agli occhi degli italiani la colpa della fine di quella misera esperienza di governo è ricaduta interamente sui partiti comunisti, mentre la verità come sappiamo bene è ben diversa. (Non che voglia assolvere l’operato di Rifondazione e Comunisti italiane che di colpe ne hanno avute e parecchie: dalla mancata redistribuzione del reddito, al rifinanziamento delle missioni militari, alla subordinazione rispetto alla componente cattolica della coalizione).



Da quel momento i comunisti sono stati estromessi dal Parlamento, a causa di una legge elettorale mirata a favorire i 2 partiti maggiori PD e PDL ed a costituire un Parlamento di nominati pronti ad obbedire ciecamente a chi li aveva inseriti nelle liste elettorali. Il cartello elettorale denominato Sinistra Arcobaleno non ce l’ha fatta ad oltrepassare il quorum del 4% ed improvvisamente per la prima volta dal dopoguerra i comunisti non hanno avuto una loro rappresentanza nel Parlamento italiano.
Ciò ha prodotto da una parte nuove lacerazioni: ovvero l’uscita della corrente di Vendola dal PRC nel corso del Congresso di Chianciano e dall’altra il tentativo di riavvicinare i partiti comunisti sotto la bandiera della Federazione della Sinistra, progetto questo, che ha dato i suoi frutti migliori a livello locale (penso alla positiva esperienza che si è avuta nella Provincia di Rovigo), mentre a livello nazionale le resistenze ed i personalismi di parte dei gruppi dirigenti hanno influito molto sui tempi e sulla riuscita del progetto.
Il momento storico e politico che stiamo vivendo richiede oltremodo che quell’unità delle forze autenticamente di sinistra (comuniste e non), tanto auspicata dai suoi militanti e simpatizzanti, sia realizzata nel più breve tempo possibile per farci trovare preparati e con delle proposte concrete da presentare nel caso (molto probabile) di elezioni anticipate. Troverei anche opportuna la confluenza di quel che resta di Rifondazione e Comunisti italiani in un unico Partito Comunista Italiano che diventi l'ossatura di un contenitore più grande quale dovrebbe essere la Federazione della Sinistra.
Purtroppo quello che vedo attualmente non mi piace affatto. Vi sono ancora troppi settarismi, e non si è giunti all’elaborazione di un’analisi e di una proposta seria che possa rendere partecipi gli italiani su che tipo di Italia si vuole realizzare. C’è una sorta di immobilismo e mancanza di iniziativa politica dei gruppi dirigenti della Federazione della Sinistra, che purtroppo sta danneggiando fortemente il progetto. Ogni giorno vedo intorno a me compagni sempre più delusi che si defilano perché non credono più nella riuscita del progetto, ci si rinchiude in una mera difesa dell’esistente senza rivendicare alcunché: e questa si rivela essere una strategia perdente come ci testimonia la continua spogliazione di diritti.
E così quell’entusiasmo e quella voglia di progettare e militare viene spento e difficilmente potrà essere recuperato. Ecco che a quel punto tanti dei delusi preferiscono affidarsi in maniera sbagliata al carisma del nuovo messia della sinistra (?) Vendola. E ci troviamo così con un nuovo Bertinotti in grado sì di catturare l’attenzione con la sua capacità dialettica, ma incapace di costruire una reale alternativa al sistema capitalista ed al populismo berlusconiano.
Uno dei motivi con cui cerco di dare una spiegazione all’immobilismo politico della Federazione (oltre alle diversità di vedute interne) consiste nel fatto che il suo gruppo dirigente non abbia ancora abbandonato l’idea di un’alleanza con il Partito Democratico e rimanga lì ad aspettare una chiamata, che probabilmente non giungerà mai. La gloriosa storia del Partito comunista italiano non può ridursi a questo. Chi si candida a prenderne il testimone ha il dovere di non infangare quel nome, ha il dovere di fare politica. E fare politica non significa cercare l’accordicchio per far giungere due o tre comunisti a sedere in Parlamento.

Con questo non voglio affermare che disdegno il dialogo, tutt’altro, ma il dialogo è un qualcosa che può avvenire soltanto tra pari. Come si può solo lontanamente pensare che il rapporto con il PD possa essere diverso da quello che il servo ha con il suo signore? Verremo usati per l’ennesima volta per far guadagnare all’armata brancaleone qualche centinaia di migliaia di voti, dopodiché le nostre proposte verrebbero immediatamente accantonate ed il nostri elettori si sentirebbero nuovamente traditi.
Molti obbietteranno che un patto con il PD si rende necessario per battere Berlusconi. Ma non lo si batte in questa maniera, al contrario lo si rafforza. Berlusconi e soprattutto il berlusconismo (cosa che sinceramente mi fa molta più paura) possono essere combattuti efficacemente solamente anteponendogli un modello culturale ed antropologico alternativo.
Il dialogo deve essere cercato con i cittadini, i lavoratori, i giovani, i disoccupati, i precari e gli studenti; con quella parte del sindacato che ancora resiste ai diktat di un capitalismo sempre più legibus solutus; con quella parte di popolazione che si sta impoverendo fortemente o è già povera; con i migranti che sono gli italiani del prossimo futuro. Bisogna riallacciare il rapporto con i movimenti che percorrono l’Italia da Nord a Sud. Mancano le proposte? Io non credo. Sono convinto piuttosto che manchi il coraggio per presentarle alla popolazione. Di fronte ad una crisi economica e culturale di tale portate servono scelte coraggiose:

1 - Perché non disporre l’assegnazione di tutti gli alloggi sfitti alle persone che non hanno una casa e la reintroduzione dell’eco-canone per combattere il continuo aumento degli affitti? Ricordo che il diritto ad un’abitazione è un diritto umano fondamentale (art. 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani).

2 - Perché non proporre una maggiore tassazione sul patrimonio e sulle transazioni finanziarie, e di pari passo prevedere l’alleggerimento del l’imposizione fiscale sul lavoro e l’adeguamento degli stipendi agli standards dei maggiori Paesi europei?
3 - Perché non proporre le 30 ore di lavoro settimanali (in opposizione alle 60 ore, soglia che vuole essere sdoganata anche nell’ambito dell’Unione Europea), in modo tale che gran parte dei disoccupati possa essere assorbita dal mercato del lavoro? Lavorare meno, ma lavorare tutti.
4- Perché non lanciare un grande piano di economia verde, che possa abbattere i consumi energetici e prevedere la produzione diffusa di energia pulita in modo tale da poterci affrancare dalla dipendenza verso i Paesi stranieri (come per esempio la Russia e la Libia).
5 - Perché non proporre la depenalizzazione dei reati legati alla micro-criminalità e al consumo delle droghe e prevedere invece pene più severe per i reati commessi dai “colletti bianchi”? E finalmente pensare al carcere come un’istituzione realmente finalizzata al reinserimento sociale del reo, senza che se ne calpesti la dignità umana come purtroppo avviene nei lager italiani. (Basti vedere gli ottimi risultati ottenuti dal carcere di Bollate dove una bassissima percentuale di detenuti torna a delinquere una volta scarcerati)
6 - Perché non rilanciare l’istruzione pubblica, la ricerca e la sperimentazione in un processo che miri ad integrare le culture dei migranti? (ricordo che solo fino a pochi anni fa l’Italia possedeva la miglior scuola primaria di tutta l’Europa, ora si sta procedendo alla sua smantellazione.


Queste sono solo alcune piccole proposte che una persona di sinistra vorrebbe vedere avanzate, ma ve ne sono numerose altre che attengono alla dignità ed alla sicurezza sul lavoro, al ritiro delle nostre forze armate dagli scenari di guerra, al rilancio all’insegna dell’efficienza, dell’efficacia e della qualità dei servizi pubblici. Ciò che serve agli italiani è l’entusiasmo creato da qualcosa che possa far intravedere un futuro diverso, non si può commettere l’errore di restare affacciati alla finestra ed attendere che succeda qualche cosa pena la conseguenza di divenire inutili ed ininfluenti. Io credo però che la sinistra in Italia abbia ancora molto da dire. Dobbiamo guardare al grande esempio di orgoglio e dignità che ci viene dai paesi della sponda sud del Mediterraneo che si sono riappropriati del proprio Paese e del proprio futuro. Hanno iniziato occupando simbolicamente una piazza, riappropriandosi cioè di un luogo pubblico, che appartiene a tutti. Mi sembra un ottimo punto da cui partire.

mercoledì 16 febbraio 2011

L'ORDA E GLI OMINI VERDI

Mi sono deciso a scrivere questo articolo per tre ordini di motivi: il primo risiede nel terremoto istituzionale che sta attraversando parte del Nord-Africa e del Medio Oriente, il secondo nell’atteggiamento del nostro governo nei confronti dei nuovi flussi di migranti e in terzo luogo nei persistenti luoghi comuni che affollano le menti degli italiani e anche di molti polesani in merito ai processi migratori.


Dobbiamo ancora comprendere l’enorme portata del mutamento che sta avvenendo in Tunisia ed Egitto e che sta coinvolgendo molti altri Paesi della sponda Sud del Mediterraneo. I regimi oppressivi e liberticidi che hanno governato questi Paesi negli ultimi decenni sono travolti da processi di democratizzazione e modernizzazione che testimoniano una grande e giusta aspirazione all’autodeterminazione. Ogni popolo possiede infatti il diritto ad autodeterminarsi, ma ciò non è stato possibile fino ad oggi per quei Paesi del Nord Africa che hanno visto il dominio di regimi autoritari che si sono insediati ed autoriprodotti nella complicità dell’Occidente. Proprio quell’Europa che sull’altare della propria “sicurezza” ha sacrificato i diritti umani fondamentali di quelle popolazioni. Per fermare l’ondata migratoria prodotta dalla diseguale divisione internazionale del lavoro e della distribuzione del reddito non ci si è fatti scrupoli a sovvenzionare e a firmare patti “di collaborazione” per fare in modo che i migranti fossero fermati in tutti i modi (dai campi di prigionia alle motovedette pronte a mitragliare i barconi carichi di persone).

E qui arriviamo al secondo punto, il ministro dell’Interno Roberto Maroni parla di “esodo biblico” e preannuncia l’arrivo di 80.000 nord-africani, tanto per ridestare l’attenzione del suo elettorato ancora shockato per l’affossamento del federalismo municipale. Il ministro mistifica la realtà, in quanto la maggior parte delle migliaia di tunisini che si stanno dirigendo verso l’Europa in questi giorni cercano di ricongiungersi con le loro famiglie residenti soprattutto in Francia. Invece di svolgere la funzione di Ministro dell’Interno che gli compete, ovvero quella di destinare le risorse umane e materiali necessarie per fornire la prima assistenza ai migranti, Maroni cosa fa? Getta la popolazione italiana nel panico, la fa sentire assediata da “un’orda” (come intitola il quotidiano della Lega, la Padania) di barbari pronta ad invaderci e a derubarci. Ha preferito lasciare migliaia di persone dormire all’addiaccio piuttosto che aprire le strutture del CIE, ultimate pochi anni fa e costate milioni di euro, che avrebbero potuto dare ospitalità a più di 800 persone. In seguito il ministro cosa fa? Si mette a sbraitare puntando il dito contro l’Unione Europea che ci avrebbe a suo dire abbandonati. Ma la pochezza intellettuale ed umana del Ministro viene subito a galla quando l’UE risponde che all’offerta di aiuti il governo italiano ha risposto picche. Ecco rivelata l’altra tattica dello stratega della Lega, farci sentire abbandonati da quell’Unione Europea ancora troppo morbida nei confronti dei migranti.

La situazione odierna rivela la strategia fallimentare del governo italiano e più in generale dell’Europa che si ostina a guardare i flussi migratori unicamente in chiave securitaria (con l’Agenzia FRONTEX, il « cordone sanitario » si è progressivamente sviluppato lungo le coste occidentali dell’Africa, nel Canale di Sicilia, tra Malta e Lampedusa, nel Canale d’Otranto, nel mare Egeo, e ai confini terrestri orientali dell’Ue, facendo aumentare il numero dei morti alle frontiere : le ONG stimano - a partire dai soli dati raccolri dalla stampa - che il numero delle vittime della « guerra ai migranti » condotta in Europa negli ultimi vent’anni si aggiri intorno a 15.000) e non fa pressoché nulla per cercare di capirne le cause ed agire su di esse. Basti pensare che fra due o tre decenni al massimo i rifugiati ambientali che premeranno alle porte dell’Europa si conteranno in decine di milioni per via delle conseguenze dei cambiamenti climatici e per trovare i responsabili dovremo solo guardarci allo specchio. Se vogliamo affrontare seriamente la questione delle migrazioni non si può fare a meno di mettersi nell’ordine delle idee di porre fine alle speculazioni finanziarie (basti pensare ai danni provocati dalle speculazioni finanziarie sui prodotti alimentari che hanno affamato milioni di persone la scorsa estate) e alle sperequazioni e di procedere immediatamente con un nuovo modello di sviluppo.

Infine volevo sollevare la questione della xenofobia ovvero della paura del diverso, come sappiamo anticamente i romani indicavano tutti i popoli stranieri con il termine generico di barbari. I barbari erano per i romani coloro che non erano in grado di parlare agevolmente la loro lingua e quindi “balbettavano” agli occhi dei romani. Oggi purtroppo un po’ come allora l’etnocentrismo la fa da padrone e non vi è la curiosità di entrare in relazione e di iniziare a conoscere culture diverse. Mi torna in mente una frase che ho sentito pochi giorni addietro che suonava più o meno così “Con quello che è capitato in Egitto vedrete quanti immigrati arriveranno e ci porteranno via il lavoro”. Questo è un pensiero ricorrente nelle menti di molti italiani sia di destra che di sinistra. E’ impressionante notare come la loro memoria sia di così breve durata. Solo pochi decenni fa decine di migliaia di Veneti sono migrati in cerca di fortuna in Piemonte per lavorare nella FIAT o nell’indotto, e quanti Veneti agli inizi del novecento sono migrati verso l’America Meridionale, in Argentina o in Brasile? Perché ora vogliono negare agli altri il diritto a migrare di cui hanno usufruito i loro bisnonni, i loro nonni o addirittura i loro stessi genitori?

E’ ben tenere presente che a terra che calpestiamo non porta inciso il nostro nome, è un bene comune di tutta l’umanità e ad ogni essere umano spetta il diritto a poter migrare, come ci ricorda la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo all’articolo 13 che così recita:

1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.

2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

(posto qui il link http://unipd-centrodirittiumani.it/it/schede/Articolo-13-Terra-casa-comune/17 all’interessante commento di questo fondamentale diritto espresso dal prof. Antonio Papisca, Cattedra UNESCO "Diritti umani, democrazia e pace" presso il Centro interdipartimentale sui diritti della persona e dei popoli dell'Università di Padova)

Anche la Costituzione Italiana contiene un riferimento ai processi migratori, si tratta precisamente dell’art. 10 che così recita “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.”

E poi siamo così certi che ci portino via il lavoro? Dagli studi effettuati dagli esperti dell’UNDP (consiglio a tutti di scaricare da questo link http://www.onuitalia.it/notizie-ottobre-2009/306-lundp-ha-pubblicato-il-rapporto-sullo-sviuppo-umano-2009 il rapporto del 2009 del UNDP, di leggerlo e di divulgarlo) risulta che non vi siano particolari impatti negativi sull’economia o sul mercato del lavoro di un Paese destinatario di flussi migratori, anzi i benefici che se ne ricavano sono molti dalla varietà sociale alle innovazioni. Quello a cui ci vogliano portare la Lega e i partiti di destra è ad una guerra dei poveri per distogliere l’attenzione sui reali problemi che affliggono la nostra economia.

In conclusione credo che un partito che si dichiara essere di sinistra non può fare marcia indietro su questi temi solo per fini meramente elettorali. Non si può in nessun modo commettere il fatale errore di uniformarsi al pensiero maggioritario, ma al contrario abbiamo il dovere di aprire le menti dei nostri concittadini su queste tematiche e non dobbiamo far mancare la solidarietà a chi giunge da noi a costo di durissimi sacrifici per iniziare una vita onesta in Italia.

lunedì 14 febbraio 2011

Il cuore di Rovigo pulsa di DONNA

Finalmente anche Rovigo si sveglia….finalmente anche a Rovigo si riempie la piazza…finalmente anche a Rovigo qualcuno dice basta…Una Piazza Vittorio Emanuele gremita….più di trecento persone, per la maggior parte donne, per dire SE NON ORA QUANDO?
Non importavano pioggia e freddo, il 13 febbraio Rovigo pulsava di DONNA…
Un’enorme risposta al nostro appello, ci fa sapere l’assessore alle Pari opportunità Giovanna Pineda che si lascia sfuggire il commento del secolo: “500 firme in meno di cinque ore…alla faccia della poca gente…mejo dei risotti della Coppola...altrochè…"

Donne stufe, donne schifate, nauseate da una mercificazione sessista della società e della politica…donne, mamme, mogli, compagne che hanno voluto urlare al mondo il loro disappunto, hanno voluto far sapere che non sono in vendita; vogliono essere, diventare un qualcuno per quel che c’è dentro di loro, non per quello che il potere maschile pretende da loro…

Hanno saputo far svegliare Rovigo, han raccolto più gente di quella che si riunì in piazza Vittorio per protestare un anno fa contro il decreto salva liste….Proprio perché han saputo portare in piazza un dissenso radicale, profondo; son riuscite ad ottenere l’appoggio e la solidarietà anche dell’universo maschile, quello che non si ritrova nel modo di fare di Mr B. e dei suoi predoni, dei suoi giullari e delle sue ancelle…


Poche radical chic le ha definite la Gelmini…come se sapesse cosa significa radical chic….Buffonate, le ha definite la Santanché; si proprio lei che nel 2008 in campagna elettorale spiegava che il voto femminile a Berlusconi era un voto buttato via perché lui le donne le vedeva solo orizzontali…Guarda un po’ che cambiamenti porta una nomina a sottosegretario e l’inclusione nel circolo di Arcore…


Ma noi giovani della FdS abbiamo un giudizio diametralmente opposto…siamo fieri, toccati, orgogliosi, delle nostre compagne e di tutte le donne che han fatto sapere che il mondo non è quello dei festini di Arcore o di via Olgettina, e che han finalmente fatto vivere una giornata indimenticabile per la storia di Rovigo.

mercoledì 9 febbraio 2011

HO UCCISO IL MIO VICINO DI CASA....

Ebbenesi, l'ho strozzato... e allora? Che volete fare? Processarmi, arrestarmi, giudicarmi?Eh no miei cari, io sono un uomo libero…non mi avrete mai....

Da parecchi giorni ormai sentendo ai telegiornali le dichiarazioni degli esponenti degli unici partiti politici seri, il PdL e la Lega, ma anche sentendo le opinioni della gente comune; ne evinco che sulla vicenda che vede implicato il Presidente del Consiglio per prostituzione minorile e concussione si stia creando solo un inutile, squallido, abominevole polverone, o postribolo televisivo a seconda di come lo si voglia chiamare….

Hanno tutti ragione! Quei poveri comunisti vogliono processarlo perché ha fatto una telefonatina in questura fatta in tarda notte per far liberare la povera Ruby, arrestata per furto, spiegando che era la nipote di Mubarak. Sempre li a dubitare del buon cuore del nostro amato Silvio, cosa vuoi che cambi se poi invece di farla portare via dal console e magari alloggiare in ambasciata come si farebbe per i parenti dei capi di stato; la si sia fatta affidare alla consigliera regionale del PdL Nicole Minetti, la quale uscita dalla questura l’ha lasciata nelle mani di una prostituta brasiliana. Brutti malfidenti!

Ma non è tutto; come dice quasi ogni edicolante di paese, ogni massaia, ogni salumiere, quel povero cristo di Berlusconi a casa sua può far quello che vuole, infondo ognuno nella sua vita privata si comporta come crede…e se nei suoi festini sessuali partecipava qualche minorenne perché mai accusarlo di prostituzione minorile! E se sganciava buste con migliaia di euro c’è qualcosa di sbagliato? Lo sanno tutti che Silvio è generoso, lui è come s.Francesco, vive in povertà e dona i suoi averi ai bisognosi…come fa tra l’altro qualsiasi militante del PdL…

E poi scusate se mi ripeto, ma questa è una cosa fondamentale, tra l’altro detta e ripetuta da tutti i nostri parlamentari chiamati in quelle faziose trasmissioni di sinistra, non bisogna dimenticare quel che ho detto prima…era a casa sua, mica in via Montenapoleone…all’interno delle mura domestiche il nostro mr B. fa quel che gli pare e piace, checché ne dicano quei luridi comunisti.

Quindi ragazzi potete tutti capire come mi possa essere sentito io quando quel brutto comunistone del mio vicino di casa; si, proprio quello che ogni 25aprile ed ogni primo maggio mi pianta fuori la bandiera con la falce e martello, abbia avuto il coraggio di dire, in casa mia, che è giusto che Silvio si faccia processare… Ma vi rendete conto? In casa mia? Queste cose? No No No No

Così non ci ho più visto e l’ho strangolato…un comunista in meno, ne rimangono sempre meno! HAHAHAHAHA.

E poi amici…nessuno può farmi niente no? All’interno delle mura domestiche OGNUNO FA COME VUOLE…..

domenica 23 gennaio 2011

HABEMUS PUPI (Gennari Presidente)

Venerdi’ alle ore 10.30 era convocato il consiglio dell’ente Parco per la nomina del Presidente. Dopo ore ed ore di conclave che han visto le formazioni politiche occupare pressochè tutti gli uffici dell’ente facendo uscire i poveri dipendenti per chiudersi in conclave, la situazione era la seguente: la Lega doveva sbrogliare la vicenda Sacchetto, voluta da Gibin (uscitone vincitore) e non supportata da Contiero; il PdL alle prese col documento programmatico che doveva far firmare anche a Madama Coppola (che si è rifiutata) ed il centrosinistra che aspettava le mosse degli altri due partiti. Alle 12.45 circa, con più di due ore di ritardo si è finalmente approdati in consiglio.
La seduta è cominciata con Gennari che ha letto un accordo politico firmato da Lega e Pdl con cui le parti si impegnano a riconoscere il presidente al partito della Coppola ed il vicepresidente alla Lega Nord e in più che seguiranno trattative per la nomina del direttore.
La lettura del documento da parte di Gennari ha suscitato un duro attacco del centrosinistra, dapprima con l’assessore provinciale Marinella Mantovani che ha accusato Gennari di aver trascurato la Provincia per l’ennesima volta, non interpellandola per la firma del documento; “facile chiamarci quando non è sicuro dell’appoggio della Lega, e infischiarsene due settimane dopo solo perché ha l’accordo in tasca“. E’ stato poi il turno di Silvana Mantovani, consigliere Portotollese in quota al Partito Socialista che ha lamentato come la logica fosse quella di offrire la presidenza ad una parte politica, e la vicepresidenza all’altra “Ma così non è stato; inutile chiedere l’appoggio del centrosinistra per la stesura delle linee programmatiche se poi per quanto riguarda la macchina politica che le deve mettere in pratica non veniamo interpellati e riconosciuti”.
E’ poi il turno del consigliere di nomina provinciale Angelo Motta, membro della Federazione della Sinistra che non fa certo giri di parole.
Inizia complimentandosi col presidente per essere “l’unico uomo politico che può essere defenestrato da un partito politico (Lega) e presentarsi dopo due mesi leggendo un accordo siglato proprio con quel partito”. Secondo Motta è inutile fare giri di parole o credere che il parco, come dichiarato da Zaia, sia stato commissariato perché questo era impegnato nell’emergenza alluvione e quindi non ha potuto procedere alla nomina dei consiglieri in tempo utile. “Dovrebbe sapere meglio di me presidente” prosegue Motta “che il consiglio scadeva il 4 ottobre mentre l’alluvione si è verificata il primo di novembre, quindi se Zaia vuole raccontare frottole le racconti in consiglio regionale, non qui”.
Il fatto è, spiega Angelo che nella vicenda commissariamento c’è lo zampino del vicesegretario della Lega Gibin che nei giorni antecedenti il commissariamento consigliava ai cronisti, impegnati sullo scontro Lega-Gennari-Porto Tolle sull’approvazione del piano del Parco, di non scervellarsi troppo che tanto bisognava attendere la nomina dei consiglieri regionali (mai arrivata). Quindi secondo l’esponente della FdS la Lega sapeva, ed infatti questo commissariamento “ha portato vantaggio solo al Carroccio che ha visto raddoppiare il suo numero di consiglieri, ha ottenuto la vicepresidenza, ha messo un forte zampino nella stesura delle linee guida facendo eliminare il capoverso in cui ci si impegnava a partire dall’ultima bozza del piano ambientale ed addirittura a pretendere la nomina del direttore, che nessuno si era mai azzardato a chiedere essendo questo scelto per competenze professionali“.
“Ma ci sono anche sue responsabilità presidente che mi portano a non votarla; in questo anno e mezzo non mi è piaciuto come ha amministrato l’ente”, Angelo lamenta poca trasparenza, rinfaccia a Gennari di andare in visita in giro per il mondo senza degnarsi di riferirne in consiglio, e non è nemmeno in grado di gestire emergenze come il riversamento di petrolio nel Po, vicenda nella quale ogni sindaco ha convocato un consiglio comunale “mentre lei da presidente del Parco non si è ritenuto obbligato di convocare un consiglio per informarci sullo stato dell’emergenza“.
 Chiude augurandogli buon lavoro ma anche prospettando che il presidente possa avere la forza di prendere decisioni forti per il bene del nostro territorio e che questi data la sua anzianità politica possa iniziare ad essere indipendente da Madama Coppola”.
A seguire la dichiarazione di voto di Achille Fecchio che parla a nome del comune di porto Tolle ma dando un convinto appoggio a presidente e vicepresidente sceglie di disobbedire al volere del Sindaco Finotti, presente in sede del Parco fino a mezz’ora prima e si comporta quindi diversamente dall’altro consigliere portotollese Silvana Mantovani che esce dall’aula insieme ai 6 colleghi di Corbola, Papozze e della Provincia.
Alla fine Gennari verrà eletto con 15 voti favorevoli, assenti il sindaco di Loreo Amidei per impegni politici ed il Consigliere di Adria Rondina che aveva tra l’altro convocato il consiglio.
In chiusura in neo (ma non tanto neo) presidente si è detto sicuro che il centrosinistra verrà presto recuperato. VEDREMO….

lunedì 17 gennaio 2011

Incontro con Luciano Gallo (FIOM) e Dino Greco (Liberazione)

Domenica 16 gennaio alle ore 17.30 presso la sala Flumina del Museo dei Grandi Fiumi a Rovigo si è tenuto un’interessante e partecipato incontro con Luciano Gallo (ex segretario regionale della FIOM-CGIL) e Dino Greco (direttore di Liberazione) organizzato dalla Federazione della Sinistra. Moderatore del dibattito è stato Nicola Chiarini, giornalista del corriere veneto. Il filo conduttore dell’evento è stato il doppio attacco ai diritti che viene portato avanti da una parte dalla FIAT con il ricatto di Mirafiori e dall’altra dal Governo col taglio indiscriminato dei fondi all’editoria.Cerco ora di sintetizzare in poche righe l’interessante evento.

La prima domanda rivolta da Nicola Chiarini al direttore di Liberazione ha riguardato proprio il “referendum” di Mirafiori e se sia possibile respingere un tale ricatto. Dino Greco ha risposto evidenziando come la storia della FIAT abbia intrecciato profondamente la storia dell’Italia: dall’occupazione della fabbrica durante il Biennio Rosso (1921-1922) e di come la FIAT abbia risposto con la serrata; alla lotta clandestina condotta dagli operai - anche per mezzo di imponenti scioperi - contro i nazifascisti nel 1943-1944, ed il loro ruolo nella nascita della costituzione repubblicana; dalla riscossa operaia (dopo le repressioni degli anni ’50) del 1968-1968 che ha dato vita allo Statuto dei Lavoratori e al Contratto Collettivo; fino alla sconfitta degli anni ’80 e la marcia dei 40.000 impiegati FIAT che decretò una risacca del movimento operaio fino ad oggi. Di fatto con il loro voto gli operai di Mirafiori hanno respinto il ricatto di Marchionne con un grandissimo scatto di dignità ed hanno testimoniato come il lavoro ancor oggi scandisce la democrazia del nostro Paese.

Chiarini si è poi rivolto a Luciano Gallo domandandogli se vede la presenza di elementi di controtendenza che facciano pensare alla nascita di un forte blocco sociale e qual è l’importanza di questi segnali che provengono dal mondo operaio.

Gallo ha ricordato come l’art. 1 della nostra Costituzione sia stato voluto con determinazione da Di Vittorio proprio perché esso racchiude in sé un ben preciso modello di società. Oggi Marchionne ha in mente invece un modello totalmente diverso non solo di relazioni sindacali, ma finanche di società e di sviluppo ed è per questo che a Mirafiori ha rilanciato con un diktat ancor più pesante di quello di Pomigliano. Per quanto riguarda le relazioni sindacali il modello Marchionne non prevede alcuna trattativa, mira solo a cancellare il contratto nazionale di lavoro e a cacciare il sindacato dalle imprese proprio come negli Stati Uniti (dove solo se il 51% dei lavoratori vota per un sindacato possono essere rappresentati altrimenti no), in modo tale che vi possa essere la piena dittatura delle imprese. Ma la FIOM non si farà cacciare, ma reagirà con forza e il primo appuntamento è lo sciopero generale del 28 gennaio.

Chiarini ha quindi interpellato Dino Greco sulla fuoriuscita della NEWCO FIAT da Confindustria, e gli ha chiesto perché risulta importante difendere il sistema di contrattazione collettiva.

Greco ha sottolineato come il lavoratore isolato risulta estremamente debole ed incapace di contrattare la propria prestazione d’opera. Infatti le imprese vogliono tornare alla contrattazione individuale proprio perché in tal modo il loro potere contrattuale è enorme. Ma nel frattempo, proprio quando il conflitto si fa via via più duro, da tutte le parti ci vengono a dire che la lotta di classe non esiste. Greco si domanda infine per quale motivo proprio quando disponiamo di un livello tecnologico estremamente sofisticato il mondo dell’impresa cerchi di imporre delle condizioni di lavoro così dure.

A Luciano Gallo Chiarini ha chiesto quindi perché la difesa dei diritti viene indicata da diverse parti come un atto conservatore che va contro la modernità; e se è possibile giungere ad un’unità sindacale attraverso un sentire comune.

Gallo ha messo al corrente gli ascoltatori di come siano arrivate alla FIOM lettere da tutta Italia, persino da Rosarno, in cui si chiede ai lavoratori e al sindacato di tener duro, poiché sono consapevoli che se viene sconfitta la parte più combattiva ed organizzata del mondo lavorativo, le condizioni di lavoro peggioreranno per tutti. La modernità viene intesa - da chi accusa la FIOM di essere conservatore – come dittatura del capitale, infatti se passa questo modello di società in Italia ciò avrà conseguenze a catena in tutta Europa che non potrà più essere l’Europa dei diritti. Infatti Marchionne vuole coinvolgere tutto il mondo produttivo in questa crociata, che vede le imprese competere solo sul costo del lavoro senza investire, in modo tale da far ricadere il costo della crisi solamente sulle spalle dei lavoratori. Ci troviamo quindi di fronte,ha sottolineato Gallo, ad una battaglia generale che implica la risposta a questa domanda: che società vogliamo? Occorre incrementare il conflitto sociale coinvolgendo più soggetti possibili. L’unità sindacale poi ha una sola strada percorribile ovvero quella che passa sul diritto di voto da parte dei lavoratori su piattaforme ed accordi, e sul diritto di essere rappresentati senza escludere nessun sindacato. In pratica si tratta della strada della democrazia.

Infine Chiarini ha interrogato Dino Greco sul tema dei tagli all’editoria contenuti nel decreto Milleproroghe che mettono a rischio 4.000 posti di lavoro.

Dino Greco ha evidenziato come se entro 40 giorni il decreto sarà approvato così com’è scompariranno Liberazione e il Manifesto ed assieme a loro altre 92 testate. Naturalmente quelle allineate col potere troveranno sicuramente altri finanziamenti per restare in vita, mentre quelle che si battono ogni giorno per un informazione libera e per i diritti delle persone conducendo campagne molto scomode alle grandi lobby economiche, finanziarie e politiche saranno condannate; anche perché i grandi gruppi non destineranno a queste testate la loro pubblicità in quanto sanno benissimo quale ne è l’orientamento. Questo si tradurrà in un tremendo impoverimento culturale e di pluralismo informativo che non ci possiamo permettere. Per questo ha concluso invitando tutti a diffondere e sostenerla lotta portata avanti da Liberazione e dal Manifesto e da tutte le altre testate non allineate coi poteri forti.



domenica 16 gennaio 2011

Vertici ENEL condannati!

L’importante e coraggiosa sentenza pronunciata martedì 11 gennaio dai cinque giudici che compongono la terza sezione penale della Cassazione ha fatto piena luce e ha messo la parola fine ad un procedimento penale foriero di colpi di scena.


Gli imputati: Paolo Scaroni, Franco Totò (ex amministratori delegati dell’ENEL), Renato Busatto e Carlo Zanatta (ex direttori della centrale termoelettrica di Polesine Camerini) si erano difatti visti condannati in primo grado dalla sentenza del Tribunale di Adria - risalente al 30 marzo 2006 - a pene che andavano da un massimo di 7 mesi di reclusione per Scaroni ad un minimo di 260 euro di multa per Busatto per aver commesso i reati di emissioni moleste, danneggiamenti e violazione della normativa sull’inquinamento atmosferico.

Nel processo di secondo grado alla Corte d’Appello di Venezia le cose erano andate diversamente e la sentenza che ne risultò (12 marzo 2009) assolse Paolo Scaroni e Franco Totò.

La sentenza di terzo grado ribalta nuovamente le cose e conferma pienamente l’impianto accusatorio della sentenza del tribunale di Adria. Purtroppo come sappiamo bene i potenti quasi mai pagano il loro debito con la giustizia, difatti nel frattempo è intervenuta la prescrizione. Ciononostante i 4 imputati sono tenuti al risarcimento del danno dei reati da loro commessi, il quale dovrà essere quantificato dalla sezione civile della Corte d’Appello di Venezia. Rimane curioso il fatto che nella lista delle parti civili che saranno risarcite vi siano degli assenti importanti.

Mentre figurano infatti Giorgio Crepaldi, Francesco e Davide Balasso di Polesine Camerini, il Comitato cittadini liberi di Porto Tolle, Wwf, Italia Nostra e Legambiente, unitamente agli enti d’oltre Po (Regione Emilia Romagna, Provincia di Ferrara, Comuni di Mesola e Goro, Ente Delta del Po Emilia Romagna) si nota la mancanza delle parti civili istituzionali polesane (ben più coinvolte di quelle dell’Emilia Romagna). E’ curioso come abbiano preferito firmare un protocollo d’intesa con Enel e ritirarsi dal procedimento. Comportamento questo che si può spiegare in due modi: o nella poca fiducia nella giustizia oppure in qualche ipotetico e riprovevole conflitto d’interessi.

In ogni caso bisogna sottolineare di nuovo l’importanza di questa sentenza con la quale la responsabilità per la condotta illegittima non viene addebitata solamente alle ultime ruote del carro, ma vengono chiamati in causa con forza i vertici dell’ENEL.

Chissà se ora che non hanno più la sicurezza di farla sempre franca, gli attuali vertici vogliano proseguire sulla strada inquinante e miope della riconversione della centrale di Polesine Camerini a carbone. Quando il futuro e l’ambiente ci chiedono di dismettere simili mostruosità ed avviare una produzione diffusa dell’energia a livello domestico con impianti sicuri e non inquinanti oltreché puntare sul risparmio energetico. Gli eventi estremi che stanno colpendo il pianeta con alluvioni un po’ ovunque (non dimentichiamo quella che ha colpito il Veneto solo poco tempo fa) sono le conseguenze del nostro sciagurato modello di vita. Il 2010 si è confermato l’anno più caldo e la responsabile risulta essere in primis l’anidride carbonica. Se anche l’ENEL dovesse sfuggire alla condanna della giustizia, noi poi riusciremo a sfuggire alla condanna della natura? Su tutti noi grava il dovere di dire no all’inquinamento e di cambiare i nostri stili di vita.

mercoledì 22 dicembre 2010

SOLIDARIETA' AI MAGISTRATI

Con la solita solerzia che guida il ministro della giustizia Alfano nello sguinzagliare gli ispettori ad indagare sulle Procure che indagano su materie scottanti per gli interessi di qualcuno, questa volta è toccato alla nostra Provincia. Il guardasigilli ha infatto inviato gli ispettori del ministero ad indagare sull’operato dei magistrati del tribunale di Rovigo Fasolato e Curtarello che si sono occupati in questi ultimi anni delle procedure relative all’approvazione della riconversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle. In base a quanto emerso la loro colpa risiederebbe nella troppa attenzione rivolta all’iter di approvazione della riconversione di una centrale che produrrà secondo i progetti ben 1980 megawatt e funzionerà a “carbone pulito”, strano accostamento di termini che costituisce quantomeno un ossimoro. Probabilmente questo carbone tanto pulito non è in quanto in base l’articolo 30 della legge istitutiva del Parco è possibile la costruzione di centrali con emissioni pari o minori a quelle derivanti da una centrale che brucia metano. E allora per quale motivo si è cercato in tutti i modi di bypassare la legge e si è giunti ad inserire il provvedimento di riconversione in un decreto sugli incentivi anti-crisi.

C’è da domandarsi legittimamente il reale motivo di cotanta celerità da parte del ministero. Se andiamo a scavare nel passato recente ci imbattiamo in alcune dichiarazioni di Luciano Violante, ex ministro e parlamentare del Partito Democratico, che non possono non suonare quantomeno curiose se non addirittura inquietanti. E’ stato lui per primo infatti a chiedere a gran voce l’intervento degli ispettori sull’operato dei magistrati di Rovigo. Ci si può domandare allora che cosa centri Violante in questa faccenda: vive in Polesine? E’ a conoscenza di fatti oscuri all’opinione pubblica? Oppure ha qualche interesse nella faccenda? Non voglio lanciare facili accuse, ma mi limito ad osservare come l’Enel sia un importante finanziatore della fondazione “Italia Decide” di cui Violante è Presidente e di cui fanno parte altri noti politici (Tremonti, Calderoli, ecc.) oltre che banchieri, economisti e giuristi.

Per quanto riguarda poi i lavoratori che protestano e premono da 5 anni per la riconversione vorrei dire che li capisco perché posso immaginare quanto sia dura ritrovarsi senza lavoro nel corso di una delle più vaste crisi economiche che ci siano mai state. Ma c’è da domandarsi se è giusto che il prezzo da pagare per poter lavorare sia la nostra salute. Questo non è accettabile. La Costituzione tutela il diritto di vivere in un ambiente sano e di poter lavorare in un ambiente salubre, non possiamo piegarci a questi ricatti che ci spogliano di ogni diritto. Dobbiamo poter gridare uniti che vogliamo un lavoro dignitoso che non pregiudichi il nostro ecosistema.

Inoltre è grottesco pensare a come l’Italia faccia di tutto per non onorare gli impegni internazionali. In base al Protocollo di kyoto in vigore fino al 2012 ogni Stato che l’ha sottoscritto ha il dovere di ridurre la propria di emissione di anidride carbonica dell’8% in media sulla base dei livelli del 1990, per il nostro Paese grazie a particolari meccanismi di poco più del 6%, ma siamo ancora lontani da quell’obiettivo e voler costruire centrali a carbone va nel senso contrario dato che sprigionano un’elevatissima quantità di anidride carbonica.

Questa ispezione da parte del ministero è inaccettabile perché ha come obiettivo non tutelare il bene comune ma l’interesse particolare di potenti multinazionali e loschi figuri. Per questo non possiamo che esprimere la nostra massima solidarietà ai magistrati di Rovigo, e sostenerli nella loro azione di ricerca della verità.

sabato 18 dicembre 2010

Carolina Kostner ci fai un baffo...!

Ringrazio l’amministrazione comunale di Porto Tolle per averci permesso gratuitamente di pattinare sul ghiaccio sull’intero territorio comunale…Ormai la campionessa olimpionica Carolina Kostner ci fa un baffo…
Ebbene si, nonostante da oltre una settimana si attendesse la nevicata di ieri sera, il comune di porto tolle è riuscito a farsi trovare impreparato. Stamattina qualunque strada è ridotta ad una spessa lastra di ghiaccio. Questo nonostante la neve caduta non sia stata poi una quantità così eccezionale, si parla di 4-5 centimetri al massimo; un mix di spazzaneve e spargisale avrebbe portato la situazione alla quasi normalità.
Ebbene quando si finisce, come è accaduto a porto tolle, a dare deleghe di giunta per ottenere la stabilità politica dell’amministrazione comunale, si creano grossi problemi alla vita del cittadino.
Il fatto che l’imperatore Gibin si sia spogliato della delega alla viabilità per darla alla sua compagna di partito Paola Sacchetto, un po’ come Adamo si tolse la costola per far nascere Eva, non ha portato a nulla di buono per il nostro comune.
Anzi ha messo una delega impegnativa ed importante dalla quale dipende anche la vita di molti automobilisti nelle mani di una persona incompetente che non è riuscita a contenere una situazione da tempo preannunciata e senza caratteri di eccezionalità. Perché infondo penso che ogni cittadino di Porto Tolle, vedendo lo spargisale in funzione alle 10.57 del mattino, si sia sentito profondamente preso in giro e amministrato da incompetenti.

venerdì 19 novembre 2010

ENTE PARCO: la regione cala la maschera...


Alla fine è successo, il presidente Zaia ha commissariato l’Ente Parco Regionale Veneto del Delta del Po. Il nuovo commissario è il dottor Viti, un dirigente di Belluno che ovviamente poco conosce del territorio deltizio ed al quale bisognerà corrispondere anche l'indennità di trasferta...
Viene quindi da chiedersi quali siano le ragioni che han portato a questo commissariamento, e qui viene il bello: l’ente è stato commissariato perché il consiglio che ogni anno scade, non si è rinnovato completamente, mancava la nomina di ben 4 consiglieri. Quello che ha dell’incredibile è che i consiglieri mancanti erano proprio quelli che la Regione doveva nominare entro il 4 ottobre (termine prorogato poi fino al 18 novembre) ma che non ha provveduto ad indicare.
Insomma Zaia ha commissariato il Parco per inadempienza della Regione stessa!
Questo la dice lunga su quale sia la vera volontà di Regione Veneto e soprattutto della Lega Nord; Zaia ha finalmente gettato la maschera ed è emersa la verità: tutelare e far finalmente decollare il Delta da fastidio a questa regione e da fastidio soprattutto alla Lega che tanto si è battuta affinchè il consiglio non approvasse il piano del Parco che manca da 13 anni ed era finalmente sul punto d’arrivo.
Tutto ciò era lampante da molto tempo, se la regione avesse avuto interesse affinchè il parco decollasse, poteva fare da input, d'altronde dispone in consiglio di ben 4 consiglieri, il doppio di tutte le altre amministrazioni, ed invece è sempre rimasta latente.
Si butta via in questo modo quel poco di credibilità che era rimasta all’ente, si buttano via anni di attività e soprattutto milioni e milioni di euro andati in fumo; basta guardare la differenza con la parte romagnola del Parco, che è avanti anni luce rispetto a noi, ma loro si sa, hanno un’amministrazione regionale che crede ed investe nel territorio deltizio.
La realtà è che pensare di dare uno sviluppo sostenibile al Delta quindi da fastidio agli interessi di troppe persone…

mercoledì 10 novembre 2010

LA REGIONE TAGLIA PER LA DIFESA DI PORTO TOLLE (e Rosolina)

Si continua a tagliare nella lotta alla prevenzione dei disastri ambientali.
L’ultima delibera di giunta regionale ha ridotto lo stanziamento per la salvaguardia degli scanni di porto tolle. Dei 550mila dichiarati ne arriveranno solo 150.
E’ il caso di ricordare che fanno parte della giunta regionale anche la Polesana Isi Coppola che tanto si spende in chiacchiere per affermare il suo impegnoper il delta, e molti leghisti che definiscono il proprio partito radicato nel territorio. Facile annunciare come al solito al ridosso delle elzioni l’arrivo dei fondi per poi tagliarli successivamente sperando di passare inosservati.
Gli scanni, oltre ad avere valore turistico e naturalistico per la salvaguardia di fauna e flora selvatiche, fungono da importante difesa delle nostre terre dalle invasioni del mare.
E’ pertanto assai grave che un taglio così imponente arrivi solamente pochi giorni dopo l’alluvione che ha messo in ginocchio molte province venete. E’ proprio questa la denuncia da fare, PdL e lega che amministrano il veneto da decenni, continuano a tagliare risorse alla sicurezza del territorio e poi gridano alla calamità in caso di disastri naturali.
Devono vergognarsi quei politici, anche polesani, che chiedono il voto facendo campagne spiegando il radicamento del territorio e portando lotte nei confronti di Roma ladrona salvo poi andare a Venezia e rendersi complici di tagli alla tutela e salvaguardia del territorio polesano. Diciamo a questi signori che si stanno assumendo una grossa responsabilità, quella di aver sottratto fondi per le acquatiche in un comune che si estende sotto il livello del mare.

mercoledì 3 novembre 2010

ALITALIA: cornuti e mazziati...

E’ fresca fresca la notizia secondo cui l’amministratore delegato di Alitalia Rocco Sabelli, ha intenzione di raccomandare agli azionisti di costruire una fusione della compagnia di bandiera con Air France-Klm. Beh che c’è di strano direte voi… ma andiamo a ritroso nel tempo di qualche anno, facciamo tipo il…2006:
Al governo c’è Romano Prodi ed il 10 ottobre il premier denuncia il pessimo stato dei conti della compagnia e decide di prendere in mano la questione per evitarne il fallimento contattando i partner stranieri interessati al salvataggio della flotta.
Il primo dicembre poi il CdM (consiglio dei ministri) delibera la cessione della propria quota di controllo di Alitalia, mentre pochi giorni dopo il Tesoro pubblica l’invito a presentare manifestazioni d’interesse.
A febbraio 2007arrivano le prime manifestazioni d’interesse, ma successivamente Airone e Airflot si ritirano, finchè a luglio il ministro dell’economia annuncia che la gara è fallita. Nello stesso periodo il presidente di Alitalia Libonati si dimette incassando 6milioni e 600mila euro di liquidazione; al suo posto arriva Maurizio Prato.
Tra agosto e settembre si vara un piano “per la sopravvivenza” ed il presidente da il via alla ricerca a tutto campo di qualche acquirente; nel frattempo le voci dei leghisti e di Berlusconi si fan sempre più potenti tuonando contro una svendita all’estero della nostra compagnia e contro la chiusura dello scalo di Malpensa.
Si fanno sotto intanto Airflot, Airfrance ed Airone; mentre dall’opposizione continuano al gridare allo scandalo per l’avvicinarsi di partners stranieri.
Il 30 novembre il quadro finanziario peggiora, la compagnia comunica un indebitamento che è salito a 1,18 miliardi.
A dicembre Airfrance fa una proposta di interessamento non vincolante ed il CdM comunica la scelta di quest’ultimo partners per le trattativa per la cessione della propria quota di proprietà (49,9%). Il 28 dicembre il ministro Padoa Schioppa da il via libera definitivo alla trattativa. Berlusconi e Bossi insorgono. Un putiferio di ricusazioni…
A Gennaio 2008 l’amministratore delegato di Air France (ex AD di Alitalia) incontra Prodi, Padoa Schioppa ed i sindacati, intanto Airone ricorre al Tar contro la trattativa riservata con la compagnia francese. Nello stesso mese il governo Prodi cade per colpa dei centristi di Mastella che gli negano la fiducia.
A febbraio Airfrance fa sapere che proseguirà la trattativa solo se il futuro premier appoggerà l’operazione. Berlusconi fa sapere che è contrario alla vendita della compagnia agli stranieri e sostiene che una cordata di imprenditori italiani sia pronta all‘acquisto. Intanto la liquidità di Alitalia continua a scendere mettendo a rischio persino i rifornimenti di carburante.
Lo stato Italiano continua sulla via dei prestiti ponte concedendo milioni su milioni di euro….
Ad Aprile Berlusconi e la Lega vincono le elezioni ed Airfrance si ritira dalla gara e l’amministratore delegato di Alitalia si dimette portandosi a casa una liquidazione di 6milioni e 700mila euro.
Alla fine la CAI (compagnia area italiana) comprerà Alitalia con il plauso di Berlusconi e dei leghisti….nel frattempo qualche migliaio di lavoratori ci lascerà la pelle….
Veniamo al dunque: l’amministratore delegato oggi annuncia l’intenzione di procedere alla costruzione della fusione con Airfrance nel 2013.……
Ma quindi…invece di gridare allo scandalo perché Prodi vedeva di buon occhio l’acquisto di Alitalia da parte dei francesi per evitare licenziamenti e perdite economiche…non si poteva, col senno di poi, procedere su quella via? Non si sarebbe evitato un ulteriore prestito ponte? Non si sarebbe evitata una liquidazione milionaria per l’amministratore delegato? Non era meglio trasferire le passività ad Airfrance?
Alla fine noi tutti abbiam pagato per risanare i debiti di Alitalia, i lavoratori han finito per il pagare lo stesso con la loro pelle….ed a distanza di due anni Sabelli tira fuori dal cilindro nuovamente Airfrance…
Complimenti: cornuti e mazziati!

sabato 23 ottobre 2010

TUTTA LA VERITA' SULL' ENTE PARCO DEL DELTA DEL PO

La polemica con cui la Lega Nord si è schierata contro l’approvazione del piano del Parco sta dimostrando quanta incapacità politica ci sia in quel partito.
Fa ridere sentire i leghisti inveire contro un piano che esclude il 55% del territorio del parco senza la giusta concertazione del comune di Porto Tolle; quando invece tutti sanno che proprio questo comune è da molti anni che blocca il piano del Parco.
Quanto ai numeri, è facile appellarsi alla vastità di Porto Tolle per lamentarne l’esclusione dalle trattative, salvo poi togliere 1400 ettari dai confini del parco come ha fatto il comune di Porto tolle….quindi è stupido pretendere diritti in quanto comune più grande salvo poi continuare a diminuire il perimetro del parco.
La scelta di togliere scanni e spiagge dal piano del parco è scellerata, e le motivazioni portate da Gibin sono irrisorie.
Si dice che questi sono già tutelati dalle zone sic e Zps, ma gli scagnozzi di Bossi dovrebbero spiegare
quali sarebbero i vincoli del Parco che bloccherebbero scanni e spiagge. Son 13 anni che i portotollesi vanno in spiaggia e cacciano senza ostacoli, ed è il caso di ricordare che in emilia romagna spiagge e scanni fan parte del Parco senza problemi per la popolazione, anzi sono riusciti ad ottenere un turismo di gran lunga superiore al nostro.
Ma soffermiamoci anche sul futuro turismo con la T masiuscola immaginato da Gibin per Boccasette, il leghista che guarda caso è anche assessore ai lavori pubblici, ha tolto dal piano una zona che diventerebbe un villaggio turistico su palafitte con duemila posti letto.
Ci spiegherà secondo lui in che modo l’Ente Parco possa contrastare il turismo quando questa è una delle sue missioni principali. Ma evidentemente il turismo progettato da Gibin e soci è uno di quei turismi a cui non piace sottostare alle regole alle quali tutti noi ci adeguiamo ma punta casomai a fare di boccasette una sorta di isola come quella di Berlusconi ad Antigua nsu cui ci sono più ombre che luci.
E’ sempre bene ricordare poi che l’assessore Gibin che
tanto osteggia il piano del parco, è dipendente dell’Enel, la quale si è recentemente schierata contro la legge istitutiva del Parco che vieta il carbone come combustibile per l’impianto di porto tolle. Strana la tutela del territorio pensata da Gibin: vede il parco come mostro che impedisce lo sviluppo del turismo a boccasette, salvo poi vedere la centrale a carbone perfettamente compatibile col turismo e con pesca e agricoltura.
Insomma Carbone si, Parco no.
Inutile poi soffermarsi sul Contiero-piglia-tutto che attende le nomine regionali (che ricordiamolo ha ben 4 consiglieri, il doppio di comuni e provincia) per avere il maggior numero possibile di uomini nelle istituzioni, e magari una nuova vicepresidente del parco, leghista, e di porto tolle, magari proprio il braccio destro di Gibin. Ormai questa Lega Nord rappresenta tutto tranne che il partito del territorio: è solamente il partito degli affari, delle lobbies e delle poltrone.

mercoledì 22 settembre 2010

ZAIA annuncia nuovi tagli agli ospedali - Ma intanto crescono i trasferimenti ai privati

Ci risiamo. Si è insediata da poco, eppure la Giunta Zaia sta già iniziando a pieno ritmo a far danni. O meglio, continua il lavoro fatto fin qui dalla Giunta Galan. È di oggi l’annuncio del nuovo piano sanitario sociosanitario che la Regione sta predisponendo. Il succo è semplice: meno ricoveri e meno posti letto! Come se finora se ne fossero tagliati pochi! Ne sanno qualcosa gli ospedali di Adria, Rovigo e, ancor più di Trecenta. Chi invece, di tagli ne ha visti pochi o nessuno, sono le solite strutture private, ma su questo tornerò poi.

Ecco i numeri del nuovo piano: portare i posti letto da 4,5 per mille abitanti a 3,8 (-15,6%) e i ricoveri da 160 per mille abitanti a 130/140 (circa il 20% in meno). Non solo, ma siccome si anticipa che i tagli saranno meno pesanti per le eccellenze di Verona (patria di Tosi e di tanti imprenditori privati della sanità) e per Padova, i tagli graveranno principalmente sulle province periferiche, tra cui il solito Polesine (che peraltro ha una popolazione mediamente più anziana). Per cui, cari concittadini, vedete di ammalarvi di meno o, se proprio volete ammalarvi, fatevi curare privatamente!

Il motivo è semplice: la spesa sanitaria in Veneto aumenta del 4% circa ogni anno, mentre i trasferimenti statali solo del 2%. Ben lungi dal criticare i colleghi che stanno a Roma ladrona, Zaia dichiara che “i tagli si faranno”. Altro che “paroni a casa nostra”!

Ma i “paroni” in Veneto ci sono eccome! Sono i signorotti della sanità privata. Per loro la crisi non è mai arrivata e ho l’impressione che anche questa nuova ondata di tagli lascerà inalterati i bilanci di certe strutture private. Perché se la spesa sanitaria in Veneto aumenta vertiginosamente, non è mica perché aumentino i servizi nelle strutture pubbliche, anzi, sappiamo tutti come sono messe. Invece balza agli occhi l’aumento vertiginoso e continuo delle spese per i privati negli ultimi 10 anni, più che quadruplicate! Pochi giorni fa una statistica mostrava come la nostra provincia sia quella con il maggior aumento di imprese private in campo sanitario: +16.2% in un anno. Tante grazie, con entrate certe e in continuo aumento, lo farei anch’io l’imprenditore della sanità!

Se questo non bastasse, solo nell’ultimo anno sono uscite nuove questioni che avrebbero dovuto suscitare un vero e proprio moto di sdegno nell’opinione pubblica:

- nella sua relazione sull’ULSS 18, il direttore generale Marcolongo dichiara che si potrebbero risparmiare 14 milioni di euro l’anno di trasferimenti ai privati facendo svolgere le stesse prestazioni alle strutture pubbliche esistenti;

- la Corte dei Conti dispone il sequestro di una parte della Casa di Cura privata di S. Maria Maddalena, indagata per truffa ai danni della Regione per 3 milioni di euro;

- l’Agenzia delle Entrate scopre un’evasione fiscale di circa 700.000 euro da parte di uno dei più importanti imprenditori sanitari della nostra provincia attraverso un giro di fatture false.

Non è che, anziché tagliare i posti letto e i ricoveri si dovrebbe vedere di ridurre gli sprechi in questo settore?

E non è che questo non avviene perché le campagne elettorali costano e certi “sponsor” aiutano a pagarle?

Ecco alcuni dubbi su cui potremmo tutti riflettere per aiutarci a far passare i mesi in attesa di una visita o di un ricovero.