sabato 4 giugno 2011

ENEL: ma anche la faccia di ricattare hai?

A Conti deve essere sfuggito qualcosa…..

Solo questo può giustificare le sue esternazioni sui giornali in merito alla riconversione a carbone della centrale Enel…

Interpellato a margine dell’assemblea di Bankitalia fa sapere che se non otterrà il via libera al carbone Enel se ne andrà a produrre all’estero…Salvo poi ammettere che in Italia l’energia abbonda….

Qualcuno dovrebbe far sapere a quest’uomo, che non è affatto nella posizione di lanciare ricatti al Polesine…dovremmo ricordare a Conti che è amministratore delegato di una società su cui la Cassazione il 18 gennaio ha confermato una sentenza di condanna per danni ambientali a scapito del comune di porto tolle e della provincia di rovigo perpetrati negli anni scorsi. Enel ha inquinato per anni ed anni la nostra provincia e la nostra salute, e non lo dice Angelo Motta, ma il tribunale di Rovigo prima e la Corte di Cassazione poi…

Quindi è meglio che Conti lasci i ricatti alla Marchionne fuori dal polesine...Invece di lanciare comunicati dal bunker come fa Gheddafi, scenda dal piedistallo e venga a parlare con le nostre istituzioni… Avrà pure dalla sua i sindacati (Cisl per prima che sarebbe disposta a far indossare la corona di spine a tutti i suoi iscritti pur di far uscire del fumo nero dal camino di Polesine camerini) e quasi tutta la politica, ma la Legge per fortuna parla chiaro…e la legge (in questo caso il consiglio di Stato) ha stabilito che una centrale a carbone in mezzo al Parco non può esistere…

Ma veramente vogliamo fare finta di esserne sorpresi? Veramente tutti gli amministratori comunali di porto tolle vogliono farci credere che non avevano già capito che la legge regionale parla chiaro e che il carbone non avrebbe mai potuto prendere piede? Solo la FdS a Porto tolle riesce ad interpretare la legge o forse qualche furbacchione ha sempre saputo che sarebbe finita così ma straparlava in questi anni al solo fine di ottenere consensi facili? Ma soprattutto dobbiamo davvero fare finta di non sapere che moltissime persone alla notizia della bocciatura del consiglio di stato hanno tirato un sospiro di sollievo per se, per i propri cari e per la propria attività? Ed anche ora che il consiglio comunale si accinge a chiedere la modifica della legge regionale dovremmo credere di essere amministrati da un sindaco che non sa che la legge regionale si rifà a regolamenti nazionali che recepiscono delle direttive europee ben precise?

Per quanti anni ancora dovete prendere in giro i lavoratori facendo credere che la riconversione a carbone sia possibile? Per quanti anni ancora dovete essere talmente sfruttati dai vertici enel da non saper alzar la testa e far la voce grossa? Per quanti anni ancora permetterete che il conflitto d’interesse regni in consiglio comunale?

La realtà è che per fortuna Enel non è ancora al di sopra della legge, e Fulvio Conti ancora di meno…La legge non si cambia a discrezione di ENEL…

Perciò per una volta smettiamola di prendere in giro la gente, cominciamo a difendere altre categorie oltre ai dipendenti Enel, stiamo dalla parte dei pescatori, stiamo dalla parte degli operatori turistici…

La legge ha trovato l’alternativa al carbone: il consiglio di stato ha già suggerito che una riconversione a metano sfruttando la vicinanza del terminal troverebbe una strada rapida e semplicissima…E allora snelliamo l’iter e puntiamo sul metano, obblighiamo Enel a produrre da noi con un occhio di riguardo per il nostro territorio. Perché non puntare la testa per una volta invece di strisciare ai suoi piedi come abbiam fatto negli ultimi anni? Cambiare la legge regionale e riottenere tutte le autorizzazioni bloccherebbe tutto per molti anni ancora…ditele queste cose…

Noi non siamo di certo azionisti delle miniere di carbone di Enel…le sfrutti da un’altra parte, non dobbiamo pagare con la nostra salute ed a scapito della nostra attività perche Enel invece di produrre si mette a giocare in borsa….

Produca pure nel nostro territorio, ma CON noi, non di certo SU di noi…

lunedì 30 maggio 2011

Inizia la Rivoluzione....MA NON A ROVIGO.....

Mentre a Milano, Napoli, Cagliari, Trieste, Pavia, Mantova, Novara i candidati della SINISTRA si affermano in maniera netta e sorprendente, ad Adria si riafferma la destra nonostante lo sfacelo della sua amminstrazione e a Rovigo il centrosinistra perde la guida della città.
Un risultato disastroso per il centrosinistra polesano. Una sconfitta che impone a tutte le forze della cializione una seria riflessione. Il primo insegnamento da trarre è che inseguire i voti centristi non paga.
Ma nemmeno mettere in campo le stesse idee del centrodestra, non dare agli elettori un segnale di quale sia la diversità del votare a sinistra...
Un esempio su tutti: la riconversione a carbone della centrale di Polesine Camerini: possibile che tutta la politica, eccetto FdS e qualche altro distinguo, sia concorde sull'inquinare ambiente e salute del polesine?
Ma va fatto un ragionamento anche sul modo di fare politica...BRUCIARE ottimi sindaci uscenti come è stato fatto ora a Rovigo e due anni fa ad Adria, per candidare i campioni della politica parentelare?
Assolutamente non paga ad Adria l'alleanza col terzo polo. Non paga a Rovigo la scelta di un candidato espressione delle componenti più moderati che al primo turno rompe con le componenti della sinistra recuperate solo in extremis prima dei ballottaggi.

Il centrosinistra vince laddove, come a Milano, Napoli, Cagliari, ecc. sa incarnare le istanze di cambiamento e rinnovamento che provengono dalla città e dal Paese. Lì riesci a riportare alle urne anche quell'elettorato di sinistra deluso che torna a vedere nell'atto del voto una speranza di vera partecipazione e cambiamento.

Un insegnamento che il centrosinistra deve far proprio nel suo complesso. E che affida alla Sinistra una responsabilità importante: sapersi unire e rinnovare per assumere un ruolo guida nello schieramento democratico.

Che dire: GUARDIAMO IL RESTO D'ITALIA E CONSOLIAMOCI......


giovedì 26 maggio 2011

Piccolo ma attualissimo pezzo della sentenza del Tribunale di Adria che ha condannato nel 2006 Enel per le emissioni oleose


[…] Si dirà più avanti del senso di solitudine che provavano i cittadini del Delta, a causa principalmente dell’atteggiamento di chiusura di ENEL che negava ogni responsabilità e rifiutava di informare esaurientemente gli interessati.

Ma per quello che è emerso nel processo, neppure il comportamento degli enti e organismi pubblici ha corrisposto ai bisogni dei cittadini, che non hanno trovato - nei comuni e

negli altri enti - istituzioni in grado di confrontarsi alla pari con ENEL, troppa essendo la sproporzione per disponibilità finanziaria, peso economico, influenza politica.

In sostanza è risultato chiaramente che le dimensioni della società ENEL rispetto ai piccoli paesi della zona erano (e sono ancora come è emerso al processo) tali da influire anche sul normale funzionamento delle istituzioni, dimostratesi non in grado di esercitare le funzioni di controllo, prevenzione, vigilanza, indirizzo rispetto ad una realtà troppo più grande di loro.

E’ emblematico il caso di Porto Tolle. Anche quando il Comune ha ipotizzato azioni di controllo sulle emissioni della Centrale, le difficoltà finanziarie sono state così rilevanti che si è chiesto a ENEL di intervenire a finanziare i progetti di controllo su se stesso, con il risultato che nulla venne fatto: è successo così con la dislocazione della centraline e l’indagine epidemiologica, dai costi troppo rilevanti per potere essere affrontati dal Comune.

Inoltre ENEL finanziava direttamente o indirettamente a seguito di accordi con le istituzioni la creazione di infrastrutture, eventi culturali e altro. Dunque diventa molto difficile per le amministrazioni di piccoli paesi rinunciare a questi proventi, altrimenti non conseguibili, e di importo rilevante per realtà così modeste.

Quello che vale per Porto Tolle vale anche per i comuni limitrofi e per la Provincia. E’ innegabile che la necessità di tutelare una fonte di lavoro così importante, che ne fa uno dei siti produttivi più importanti della provincia, non può lasciare indifferenti gli amministratori. Certamente e in un certo senso comprensibilmente vi era nei confronti degli interessi di un colosso come ENEL maggiore attenzione, per favorire la permanenza delle possibilità occupazionali.

Succede dunque che coloro che a livello politico-istituzionale avrebbero la responsabilità di attivare o sollecitare i controlli e di porsi come controparti dell’azienda, in realtà cercano di mediare senza contrapporsi. […]

Nel caso di Porto Tolle vi sono anche alcune particolarità, perché nel comune che è sede della Centrale molti dei rappresentanti comunali erano e sono dipendenti della Centrale stessa. E’ emerso ad esempio che il marito del sindaco Broggio, che aveva la delega ai rapporti con ENEL, era dipendente di quella società mentre la moglie era in carica. Ma il sindaco era anche presidente della commissione di controllo su ENEL fra il 2000 e il 2002: ebbene, nonostante tutto quello che avvenne e che è stato descritto nel processo, in questa Commissione non si parlò in quei due anni delle ricadute oleose.

Dei testi dipendenti di ENEL sentiti nel processo più di uno era consigliere o assessore, e innegabilmente nell’esercizio della funzione pubblica questa qualità non poteva essere indifferente. Ad esempio Padoan, caposezione nell’impianto di Polesine Camerini, era assessore ai lavori pubblici e pur ricevendo segnalazioni di ricadute oleose “preferiva” non recarsi sul posto (forse avvertendo un qualche conflitto di interessi?). Beniamino Pavanati era assessore ma dipendente ENEL, e come sindacalista guardava alla salute dei lavoratori ma anche al mantenimento dell’occupazione.

Non fa parte dell’oggetto del processo accertare le inefficienze amministrative o gli effetti di certe scelte politiche, ma nel corso dell’istruzione dibattimentale sono emersi fatti (mancati controlli, verifiche poco attendibili etc) non attribuibili a ENEL ma addebitabili a scelte politico-amministrative ed inefficienze operative di strutture pubbliche e istituzioni: e questo è rilevante perché tali inefficienze e scelte provengono in alcuni casi dagli stessi soggetti che si sono costituiti parte civile. Neppure gli organismi tecnici, per quello che è emerso nel processo, hanno garantito pienamente i cittadini: e non solo e non sempre per le carenze di personale, attrezzature, fondi etc. Basti pensare all’episodio in cui in un rapporto di prova del 10.5.2000 la “Stazione sperimentale per i combustibili” trova che l’olio utilizzato in quel momento dalla Centrale non corrisponde come dichiarato alla tipologia BTZ, ma vi si trovano notevoli impurità e una anomala presenza di zinco che “potrebbe essere indice di aggiunta di olio lubrificante esausto”. ARPAV riceve la segnalazione e, avendo premura di chiarire di non essere competente, si limita a informarne non altri enti “competenti”, ma lo stesso ENEL: e la cosa finisce lì. Una parte civile ha parlato di “sudditanza degli organismi di controllo, ma non solo, anche del mondo politico, di quello scientifico, del mondo accademico e del mondo professionale”. Si tratta di una valutazione che non ha riscontri se non parziali nel processo: ma certo alcuni fatti, già più compiutamente esposti, possono venire qui richiamati.

• ARPAV delegava di fatto alcuni controlli delle emissioni al sistema di controllo interno gestito da ENEL, neppure provvedendo a tarare annualmente gli strumenti della Centrale, perché gli strumenti venivano tarati da tecnici dell’ENEL con la strumentazione dell’ENEL alla presenza di personale Arpav.

• da tempo si era ipotizzata l’inidoneità della dislocazione delle centraline, ma nessuno ha formalmente richiesto una verifica del posizionamento risalente addirittura a prima che la Centrale entrasse in funzione.

• il comune di Porto Tolle non ha mai richiesto formalmente a ENEL di rispettare la normativa regionale.

• l’indagine epidemiologica sulla popolazione del Delta avviata in occasione della costruzione della Centrale venne interrotta, subito dopo l’avvio dell’impianto, senza una spiegazione chiara e plausibile.

• per anni l’U.L.S. di Adria non è stata iscritta al registro regionale dei tumori, impedendo qualsiasi possibilità di un serio studio statistico ed epidemiologico sullo stato di salute della popolazione.

martedì 17 maggio 2011

BOCCIATO IL VIA AL CARBONE

Articolo tratto da www.repubblica.it, in fondo le considerazioni personali....

Si allontana la possibilità che la vecchia centrale Enel di Porto Tolle (Rovigo) venga riconvertita a carbone. Il Consiglio di Stato ha annullato infatti oggi il decreto con cui il 29 luglio 2009 il ministero dell’Ambiente aveva dato parere positivo alla Valutazione d’impatto ambientale del progetto. Atto formale siglato dal ministro Stefania Prestigiacomo, ma che aveva preso il via nel lontano 2005 sotto la gestione di Alfonso Pecoraro Scanio ottenendo dall’esponente verde nel 2007 un ok condizionato ad una serie di migliorie nel controllo delle emissioni di ossido di zolfo e particolato.

La sentenza della Sezione sesta del supremo organo della giustizia amministrativa accoglie il ricorso presentato da Wwf, Greenpeace, Italia nostra, operatori turistici, alberghieri e di stabilimenti balneari, associazioni di pescatori e comitati cittadini, ribaltando il parere dato in primo grado dal Tar del Lazio lo scorso giugno.

La notizia è stata accolta con soddisfazione dagli ambientalisti. “Viene travolto anche il provvedimento del ministero dello Sviluppo economico con cui si autorizza la costruzione dell’impianto”, esulta Matteo Ceruti, l’avvocato che rappresenta tutti i ricorrenti “Siccome – precisa ancora il legale – sulla base del codice ambientale, il presupposto per la costruzione di un progetto è che ci sia il parere favorevole della Via, con l’annullamento di tale provvedimento viene caducato anche quello successivo del ministero dello Sviluppo economico di concerto con il ministero dell’Ambiente emesso a inizio anno” che autorizzava la costruzione della centrale.

E’ stata “battuta quindi la tesi dell’Enel secondo cui la centrale a carbone sarebbe meno inquinante di una equivalente centrale a gas, grazie ai camini più alti che abbassano le concentrazioni al suolo degli inquinanti”, commenta soddisfatta Greenpeace. “Il carbone – ricorda Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia – è il peggior killer del clima del pianeta. Non è possibile ritenerlo ambientalmente compatibile con nulla, men che meno con una zona fragile come il Delta del Po”.

“La tecnologia a “carbone pulito” – sottolinea il Wwf – è così definita perché questi impianti sono dotati di desolforatori e di denitrificatori; si tratta in realtà di sistemi che permettono di abbattere solo una parte delle sostanze inquinanti quali gli ossidi di zolfo e di azoto che comunque continuano ad essere sempre nettamente superiori rispetto a quelle di una centrale di pari potenza a ciclo combinato a gas”.

Recrimina invece l’azienda elettrica: “L’Enel prende atto con stupore della sentenza del Consiglio di Stato”e “in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza ricorda che questa decisione rischia di cancellare un progetto necessario per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici del Paese e per la riduzione del costo finale dell’energia, progetto che vedeva un investimento da circa 2,5 miliardi di euro e oltre 3.000 posti di lavoro per i 5 anni necessari a costruire l’impianto e che avrebbe migliorato di molto l’ambiente con l’utilizzo delle più avanzate tecnologie di abbattimento di fumi e inquinanti”.

La storia dell’impianto di Porto Tolle è lunga è travagliata. Lo scorso gennaio la Corte di cassazione aveva confermato infatti in via definitiva le condanne inflitte agli ex manager dell’Enel LUigi Tatò e Paolo Scaroni per i danni ambientali prodotti dalla centrale durante la sua fase di attività ad olio combustibile.

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Quanti anni persi......5-6 anni fa la FdS proponeva di pensare ad un'alternativa al Carbone qualora fosse stato (ovviamente) dimostrato che era un combustibile inquinante...Siamo stati cacciati e derisi dai politici locali....Solo per esserci permessi di dire che la riconversione va fatta...ma come decidono i portotollesi, non a scapito dei portotollesi...Chi è contro i lavoratori? Noi o quelli che si ostinano a difendere un progetto indifendibile?


sabato 23 aprile 2011

Adria: apre la sede della coalizione del Centro-Sinistra

Giovedì 21 Aprile alle 18:30 circa si è tenuta ad Adria l'inaugurazione della sede della coalizione del Centro-Sinistra che sostiene il candidato sindaco Paolo Ruzza. La nuova sede si trova lungo Corso Vittorio Emanuele II, nei pressi di Ponte Castello. Il candidato sindaco dopo una breve introduzione in cui ha ribadito i punti del programma della coalizione riguardanti i giovani, ha lasciato la parola ai giovani dei 4 partiti (PD, IDV, SEl e FDS) che compongono la coalizione.


Riporto qui di seguito il discorso che ho pronunciato in quanto esponente della Federazione della Sinistra.





""La Federazione della Sinistra si presenta nella coalizione del centro-sinistra insieme a PD, IDV e SEL, a sostegno del candidato sindaco Paolo Ruzza.

All’interno della Federazione concordiamo tutti che la scelta del candidato sia stata la scelta ottimale, date le comprovate competenze e la capacità di dialogo dimostrate da Paolo Ruzza. Inoltre siamo altresì sicuri che questa coalizione potrà esprimere, oltre ad un ottimo sindaco per la città di Adria, anche un’amministrazione forte e coesa in grado di scrivere una nuova storia per la città.
Tramite la nostra presenza nella coalizione vogliamo rivendicare la necessità di una presenza attiva della Sinistra all’interno della società e del governo della città.

Come sappiamo viviamo in un periodo di crisi economica, sociale e non da ultimo culturale, che si deve alle politiche messe in atto da una destra anti-democratica, classista e xenofoba, la quale non lesina a bloccare le attività di governo per erigersi in una disperata difesa del Presidente del Consiglio e quando governa, lo fa proseguendo con la sistematica demolizione dello Stato sociale e dei diritti conquistati a costo di enormi sacrifici sai nostri padri.

Noi crediamo che l’Italia e la città di Adria si meritino di meglio, in particolar modo nel 150° anniversario dell’Unità e a pochi giorni da una data particolarmente densa di significato quale è il 25 Aprile. E qui mi permetto di aprire una parentesi per invitare tutti voi a celebrare questo giorno con ancora più entusiasmo e partecipazione.

Abbiamo bisogno di una nuova “Liberazione”, che dia luogo ad un nuovo corso in grado di dare speranza e fiducia nel futuro alle nove generazione, vittime di un mondo che si fa sempre più precario, nel quale la mobilità sociale è diventata una chimera. Le statistiche fotografano una condizione drammatica per le giovani generazioni, con il 30% di disoccupazione ed il costante aumento dell’abbandono scolastico. Per giunta rischiano di ereditare, oltre ad un futuro senza prospettive, anche un ambiente degradato e ostile, a causa del sistematico inquinamento e consumo del suolo.
Pensiamo che uno sviluppo sano non possa prescindere da una rivoluzione verde stimolata da massicci investimenti pubblici e da un nuovo stile di vita attento ai consumi e agli sprechi. In questo settore Adria può rivestire un ruolo di primaria importanza proponendosi come “Porta del Parco del Delta”, progetto questo che se adeguatamente implementato e promosso potrà diventare un volano di sviluppo virtuoso per l’economia polesana.

Il nostro territorio è stato per troppo tempo utilizzato come discarica e sito di produzione energetica, per giunta recentemente non sono mancati fenomeni di radicamento della criminalità organizzata.
Noi della Federazione della Sinistra ci opporremo con tutte le nostre forze a questa logica e sorveglieremo con particolare attenzione, denunciando ogni economia illegale, sinonimo di privazione dei diritti e di danno alla collettività.

Allo stesso modo non faremo mancare il nostro impegno nella salvaguardia dei servizi fondamentali e nel sostegno ai lavoratori coinvolti dalla crisi.

Con il vostro contributo a sostegno del centro-sinistra siamo convinti che l’inversione di rotta, rispetto alle politiche fallimentari del centro-destra, si noterà presto. E noi garantiamo che assicureremo il massimo impegno per far sì che la città di Adria diventi un modello positivo di buon governo.""

giovedì 17 marzo 2011

Hai perso un'occasione per stare zitto...


Il presidente del Parco Geremia Gennari entra a gamba tesa nelle polemiche portotollesi sul finanziamento perduto per il museo della civilta' contadina, e lo fa difendendo il voto dei consiglieri Feccio e Sacchetto che si sono schierati contro il loro comune ed a favore del trasferimento del finanziamento da Porto Tolle a Rosolina.

Certo tutta questa premura serve a rinsaldare il patto d'acciaio che l'ha portato nuovamente al vertice dell'ente dopo essere stato rovesciato dalla sua stessa maggioranza...Accordo, ricordiamolo, siglato da Madama Coppola e Capitan Contiero con dei risvolti che han tutte le caratteristiche per violare la legge. In quanto PdL e Lega oltre ad essersi spartiti publicamnte presidente ed il suo vice (appunto la Sacchetto) si sono accordati per la nomina del futuro direttore, nomina che tuttavia deve essere fatta in base all'esame di specifiche conoscenze dei candidati, e non tramite accordo politico...una sorta di parentopoli insomma.

Bene tutto cio' porta Gennari a difendere l'indifendibile. Dovrebbe spiegare piuttosto come mai l'immobile beneficiario del finanziamento di Rosolina sia di proprieta' del Parco e non del comune di Mengoli oppure in comodato d'uso come previsto originariamente...dovrebbe spiegare poi chi ha preso la decisione di trasferire il fondo da portotolle a Rosolina visto che il comitato esecutivo non e' mai stato sentito nemmeno informalmente al riguardo. E' una decisione presa solo da Gennari? O addirittura dal commmissario Viti? Ed in ultima analisi dovrebbe spiegare come mai visto che se quella di porto tolle, leggendo I verbali, viene definita da lui una sorta di leggerezza; a piu' di quindici giorni dalla scadenza del bando la decisione di trasferire il fondo a Rosolina era gia' stata presa? Ed il vicepresidente che fa parte dell'amministrazione comunale di porto tolle come mai non aveva riferito niente in merito a quanto sarebbe successo?

Insomma e' bene che Gennari conti fino a cento prima di parlare a vanvera come ultimamente spesso gli accade. Sarebbe bene imparasse piuttosto che un ente come quello che egli rappresenta va governato con colleggialita' e condivisione delle scelte...se nel Suo comune amministra in questa maniera saranno I suoi cittadini a giudicarlo, ma da presidente del Parco non puo' continuare cosi', la misura e' colma.....e se proprio non ne e' capace liberi il campo, noi infondo ci riprenderemmo subito da una tale perdita....

lunedì 21 febbraio 2011

Profonde crepe nelle mura del Cantiere....

Che fine hanno fatto i Cantieri della Sinistra aperti ad Adria e Rovigo in occasione delle prossime elezioni amministrative?

Il progetto del cantiere, per quanto riguarda me, era quello di unificare soggetti politici e della società civile che si ritrovano nei valori della Sinistra.

Già, valori della Sinistra, perché io credo che questi esistano ancora.

Il cantiere era luogo di condivisione programmatica, luogo di pianificazione di lotte comuni da fare in difesa di sacrosanti diritti. Dal cantiere è partito un grosso movimento d’impulso per i comitati per l’acqua bene comune; il sostegno ai lavoratori ricattati dalle logiche padronali; le donne del cantiere sono scese in piazza il 13 febbraio per urlare “Se non ora quando”, insomma abbiamo condiviso molte lotte come la questione del piano ambientale del Parco del Delta del Po o quelle a favore dell’istruzione Pubblica e dell’uguaglianza di tutti noi davanti alla legge…

Appunto tutte lotte che riguardano un universo di valori legati alla tradizione di Sinistra nei quali tutti noi crediamo…

Poi qualcosa si è rotto…

Non siamo stati in grado di trovare un candidato unico che si rispecchiasse in tutto quello che ho appena detto…Ancora una volta, come sempre, i personalismi l’hanno fatta da padrona…ancora una volta ha trionfato la vecchia politica…

A Rovigo Verdi, FdS e molte persone della cosiddetta società civile si stavano riconoscendo nella candidatura a sindaco di Matteo Masin, ma SeL e IdV non ne han voluto sapere…Benissimo, allora perché non ricorrere alle primarie, grandioso strumento per decidere tutti assieme quale sia il candidato che più di tutti gli altri possa rappresentare l’idea di quel nuovo soggetto politico-culturale che era divenuto il Cantiere della Sinistra?

Sarebbe stato troppo facile, invece un accordo provinciale siglato SeL-IdV ha bloccato le carrucole del cantiere ed ha portato ad imporre la candidatura di Nalin (SeL) per Rovigo e Barzan( IdV) per Adria…Insomma si sono spartiti le piazze…

Ma mi stupisco soprattutto di SeL, il partito di Vendola che tanto millanta le primarie e poi si rifiuta di parteciparvi quando non ha la sicurezza matematica di vincerle… Un partito nato dalla scissione con Rifondazione Comunista e che non è mai stato emarginato da questa…anzi eravamo tutti entusiasti di ritrovarci insieme nel cantiere…

Ad Adria poi alcuni esponenti del PD sono stati epurati dal loro partito anche per essere troppo vicini alle posizioni del cantiere, tanto da essere costretti all’autosospensione…non si poteva accordarsi anche con loro per avere una marcia in più, una marcia che a Rovigo non erano riusciti ad ottenere?

Invece niente, anche qui con la candidatura della Barzan si è bloccato tutto…

Ma io non ci sto e provo a fare una proposta surreale e grandiosa allo stesso tempo…

Perché non recuperare lo stesso l’idea di cantiere? Dobbiamo per forza mandare tutto all’aria per colpa dei soliti giochi politici?

Tutti quelli a cui non vanno giù queste due autocandidature possono unirsi e trovare un unico candidato sostenuto da liste civiche o partitiche che riprenda in mano il progetto del cantiere e costruire un’alternativa forte, solida e seria che sappia raccogliere il consenso dei cittadini di Adria e Rovigo?

domenica 20 febbraio 2011

SINISTRA, DOVE SEI?

Sono passati oramai 3 anni dalla conclusione dell’ultima tragica esperienza di governo della sinistra. L’Unione guidata da Prodi debole sin dal primo giorno della legislatura iniziata nel 2006 si è sciolta come neve al sole dopo meno di 2 anni di vita, e non poteva essere diversamente. Tuttavia agli occhi degli italiani la colpa della fine di quella misera esperienza di governo è ricaduta interamente sui partiti comunisti, mentre la verità come sappiamo bene è ben diversa. (Non che voglia assolvere l’operato di Rifondazione e Comunisti italiane che di colpe ne hanno avute e parecchie: dalla mancata redistribuzione del reddito, al rifinanziamento delle missioni militari, alla subordinazione rispetto alla componente cattolica della coalizione).



Da quel momento i comunisti sono stati estromessi dal Parlamento, a causa di una legge elettorale mirata a favorire i 2 partiti maggiori PD e PDL ed a costituire un Parlamento di nominati pronti ad obbedire ciecamente a chi li aveva inseriti nelle liste elettorali. Il cartello elettorale denominato Sinistra Arcobaleno non ce l’ha fatta ad oltrepassare il quorum del 4% ed improvvisamente per la prima volta dal dopoguerra i comunisti non hanno avuto una loro rappresentanza nel Parlamento italiano.
Ciò ha prodotto da una parte nuove lacerazioni: ovvero l’uscita della corrente di Vendola dal PRC nel corso del Congresso di Chianciano e dall’altra il tentativo di riavvicinare i partiti comunisti sotto la bandiera della Federazione della Sinistra, progetto questo, che ha dato i suoi frutti migliori a livello locale (penso alla positiva esperienza che si è avuta nella Provincia di Rovigo), mentre a livello nazionale le resistenze ed i personalismi di parte dei gruppi dirigenti hanno influito molto sui tempi e sulla riuscita del progetto.
Il momento storico e politico che stiamo vivendo richiede oltremodo che quell’unità delle forze autenticamente di sinistra (comuniste e non), tanto auspicata dai suoi militanti e simpatizzanti, sia realizzata nel più breve tempo possibile per farci trovare preparati e con delle proposte concrete da presentare nel caso (molto probabile) di elezioni anticipate. Troverei anche opportuna la confluenza di quel che resta di Rifondazione e Comunisti italiani in un unico Partito Comunista Italiano che diventi l'ossatura di un contenitore più grande quale dovrebbe essere la Federazione della Sinistra.
Purtroppo quello che vedo attualmente non mi piace affatto. Vi sono ancora troppi settarismi, e non si è giunti all’elaborazione di un’analisi e di una proposta seria che possa rendere partecipi gli italiani su che tipo di Italia si vuole realizzare. C’è una sorta di immobilismo e mancanza di iniziativa politica dei gruppi dirigenti della Federazione della Sinistra, che purtroppo sta danneggiando fortemente il progetto. Ogni giorno vedo intorno a me compagni sempre più delusi che si defilano perché non credono più nella riuscita del progetto, ci si rinchiude in una mera difesa dell’esistente senza rivendicare alcunché: e questa si rivela essere una strategia perdente come ci testimonia la continua spogliazione di diritti.
E così quell’entusiasmo e quella voglia di progettare e militare viene spento e difficilmente potrà essere recuperato. Ecco che a quel punto tanti dei delusi preferiscono affidarsi in maniera sbagliata al carisma del nuovo messia della sinistra (?) Vendola. E ci troviamo così con un nuovo Bertinotti in grado sì di catturare l’attenzione con la sua capacità dialettica, ma incapace di costruire una reale alternativa al sistema capitalista ed al populismo berlusconiano.
Uno dei motivi con cui cerco di dare una spiegazione all’immobilismo politico della Federazione (oltre alle diversità di vedute interne) consiste nel fatto che il suo gruppo dirigente non abbia ancora abbandonato l’idea di un’alleanza con il Partito Democratico e rimanga lì ad aspettare una chiamata, che probabilmente non giungerà mai. La gloriosa storia del Partito comunista italiano non può ridursi a questo. Chi si candida a prenderne il testimone ha il dovere di non infangare quel nome, ha il dovere di fare politica. E fare politica non significa cercare l’accordicchio per far giungere due o tre comunisti a sedere in Parlamento.

Con questo non voglio affermare che disdegno il dialogo, tutt’altro, ma il dialogo è un qualcosa che può avvenire soltanto tra pari. Come si può solo lontanamente pensare che il rapporto con il PD possa essere diverso da quello che il servo ha con il suo signore? Verremo usati per l’ennesima volta per far guadagnare all’armata brancaleone qualche centinaia di migliaia di voti, dopodiché le nostre proposte verrebbero immediatamente accantonate ed il nostri elettori si sentirebbero nuovamente traditi.
Molti obbietteranno che un patto con il PD si rende necessario per battere Berlusconi. Ma non lo si batte in questa maniera, al contrario lo si rafforza. Berlusconi e soprattutto il berlusconismo (cosa che sinceramente mi fa molta più paura) possono essere combattuti efficacemente solamente anteponendogli un modello culturale ed antropologico alternativo.
Il dialogo deve essere cercato con i cittadini, i lavoratori, i giovani, i disoccupati, i precari e gli studenti; con quella parte del sindacato che ancora resiste ai diktat di un capitalismo sempre più legibus solutus; con quella parte di popolazione che si sta impoverendo fortemente o è già povera; con i migranti che sono gli italiani del prossimo futuro. Bisogna riallacciare il rapporto con i movimenti che percorrono l’Italia da Nord a Sud. Mancano le proposte? Io non credo. Sono convinto piuttosto che manchi il coraggio per presentarle alla popolazione. Di fronte ad una crisi economica e culturale di tale portate servono scelte coraggiose:

1 - Perché non disporre l’assegnazione di tutti gli alloggi sfitti alle persone che non hanno una casa e la reintroduzione dell’eco-canone per combattere il continuo aumento degli affitti? Ricordo che il diritto ad un’abitazione è un diritto umano fondamentale (art. 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani).

2 - Perché non proporre una maggiore tassazione sul patrimonio e sulle transazioni finanziarie, e di pari passo prevedere l’alleggerimento del l’imposizione fiscale sul lavoro e l’adeguamento degli stipendi agli standards dei maggiori Paesi europei?
3 - Perché non proporre le 30 ore di lavoro settimanali (in opposizione alle 60 ore, soglia che vuole essere sdoganata anche nell’ambito dell’Unione Europea), in modo tale che gran parte dei disoccupati possa essere assorbita dal mercato del lavoro? Lavorare meno, ma lavorare tutti.
4- Perché non lanciare un grande piano di economia verde, che possa abbattere i consumi energetici e prevedere la produzione diffusa di energia pulita in modo tale da poterci affrancare dalla dipendenza verso i Paesi stranieri (come per esempio la Russia e la Libia).
5 - Perché non proporre la depenalizzazione dei reati legati alla micro-criminalità e al consumo delle droghe e prevedere invece pene più severe per i reati commessi dai “colletti bianchi”? E finalmente pensare al carcere come un’istituzione realmente finalizzata al reinserimento sociale del reo, senza che se ne calpesti la dignità umana come purtroppo avviene nei lager italiani. (Basti vedere gli ottimi risultati ottenuti dal carcere di Bollate dove una bassissima percentuale di detenuti torna a delinquere una volta scarcerati)
6 - Perché non rilanciare l’istruzione pubblica, la ricerca e la sperimentazione in un processo che miri ad integrare le culture dei migranti? (ricordo che solo fino a pochi anni fa l’Italia possedeva la miglior scuola primaria di tutta l’Europa, ora si sta procedendo alla sua smantellazione.


Queste sono solo alcune piccole proposte che una persona di sinistra vorrebbe vedere avanzate, ma ve ne sono numerose altre che attengono alla dignità ed alla sicurezza sul lavoro, al ritiro delle nostre forze armate dagli scenari di guerra, al rilancio all’insegna dell’efficienza, dell’efficacia e della qualità dei servizi pubblici. Ciò che serve agli italiani è l’entusiasmo creato da qualcosa che possa far intravedere un futuro diverso, non si può commettere l’errore di restare affacciati alla finestra ed attendere che succeda qualche cosa pena la conseguenza di divenire inutili ed ininfluenti. Io credo però che la sinistra in Italia abbia ancora molto da dire. Dobbiamo guardare al grande esempio di orgoglio e dignità che ci viene dai paesi della sponda sud del Mediterraneo che si sono riappropriati del proprio Paese e del proprio futuro. Hanno iniziato occupando simbolicamente una piazza, riappropriandosi cioè di un luogo pubblico, che appartiene a tutti. Mi sembra un ottimo punto da cui partire.

mercoledì 16 febbraio 2011

L'ORDA E GLI OMINI VERDI

Mi sono deciso a scrivere questo articolo per tre ordini di motivi: il primo risiede nel terremoto istituzionale che sta attraversando parte del Nord-Africa e del Medio Oriente, il secondo nell’atteggiamento del nostro governo nei confronti dei nuovi flussi di migranti e in terzo luogo nei persistenti luoghi comuni che affollano le menti degli italiani e anche di molti polesani in merito ai processi migratori.


Dobbiamo ancora comprendere l’enorme portata del mutamento che sta avvenendo in Tunisia ed Egitto e che sta coinvolgendo molti altri Paesi della sponda Sud del Mediterraneo. I regimi oppressivi e liberticidi che hanno governato questi Paesi negli ultimi decenni sono travolti da processi di democratizzazione e modernizzazione che testimoniano una grande e giusta aspirazione all’autodeterminazione. Ogni popolo possiede infatti il diritto ad autodeterminarsi, ma ciò non è stato possibile fino ad oggi per quei Paesi del Nord Africa che hanno visto il dominio di regimi autoritari che si sono insediati ed autoriprodotti nella complicità dell’Occidente. Proprio quell’Europa che sull’altare della propria “sicurezza” ha sacrificato i diritti umani fondamentali di quelle popolazioni. Per fermare l’ondata migratoria prodotta dalla diseguale divisione internazionale del lavoro e della distribuzione del reddito non ci si è fatti scrupoli a sovvenzionare e a firmare patti “di collaborazione” per fare in modo che i migranti fossero fermati in tutti i modi (dai campi di prigionia alle motovedette pronte a mitragliare i barconi carichi di persone).

E qui arriviamo al secondo punto, il ministro dell’Interno Roberto Maroni parla di “esodo biblico” e preannuncia l’arrivo di 80.000 nord-africani, tanto per ridestare l’attenzione del suo elettorato ancora shockato per l’affossamento del federalismo municipale. Il ministro mistifica la realtà, in quanto la maggior parte delle migliaia di tunisini che si stanno dirigendo verso l’Europa in questi giorni cercano di ricongiungersi con le loro famiglie residenti soprattutto in Francia. Invece di svolgere la funzione di Ministro dell’Interno che gli compete, ovvero quella di destinare le risorse umane e materiali necessarie per fornire la prima assistenza ai migranti, Maroni cosa fa? Getta la popolazione italiana nel panico, la fa sentire assediata da “un’orda” (come intitola il quotidiano della Lega, la Padania) di barbari pronta ad invaderci e a derubarci. Ha preferito lasciare migliaia di persone dormire all’addiaccio piuttosto che aprire le strutture del CIE, ultimate pochi anni fa e costate milioni di euro, che avrebbero potuto dare ospitalità a più di 800 persone. In seguito il ministro cosa fa? Si mette a sbraitare puntando il dito contro l’Unione Europea che ci avrebbe a suo dire abbandonati. Ma la pochezza intellettuale ed umana del Ministro viene subito a galla quando l’UE risponde che all’offerta di aiuti il governo italiano ha risposto picche. Ecco rivelata l’altra tattica dello stratega della Lega, farci sentire abbandonati da quell’Unione Europea ancora troppo morbida nei confronti dei migranti.

La situazione odierna rivela la strategia fallimentare del governo italiano e più in generale dell’Europa che si ostina a guardare i flussi migratori unicamente in chiave securitaria (con l’Agenzia FRONTEX, il « cordone sanitario » si è progressivamente sviluppato lungo le coste occidentali dell’Africa, nel Canale di Sicilia, tra Malta e Lampedusa, nel Canale d’Otranto, nel mare Egeo, e ai confini terrestri orientali dell’Ue, facendo aumentare il numero dei morti alle frontiere : le ONG stimano - a partire dai soli dati raccolri dalla stampa - che il numero delle vittime della « guerra ai migranti » condotta in Europa negli ultimi vent’anni si aggiri intorno a 15.000) e non fa pressoché nulla per cercare di capirne le cause ed agire su di esse. Basti pensare che fra due o tre decenni al massimo i rifugiati ambientali che premeranno alle porte dell’Europa si conteranno in decine di milioni per via delle conseguenze dei cambiamenti climatici e per trovare i responsabili dovremo solo guardarci allo specchio. Se vogliamo affrontare seriamente la questione delle migrazioni non si può fare a meno di mettersi nell’ordine delle idee di porre fine alle speculazioni finanziarie (basti pensare ai danni provocati dalle speculazioni finanziarie sui prodotti alimentari che hanno affamato milioni di persone la scorsa estate) e alle sperequazioni e di procedere immediatamente con un nuovo modello di sviluppo.

Infine volevo sollevare la questione della xenofobia ovvero della paura del diverso, come sappiamo anticamente i romani indicavano tutti i popoli stranieri con il termine generico di barbari. I barbari erano per i romani coloro che non erano in grado di parlare agevolmente la loro lingua e quindi “balbettavano” agli occhi dei romani. Oggi purtroppo un po’ come allora l’etnocentrismo la fa da padrone e non vi è la curiosità di entrare in relazione e di iniziare a conoscere culture diverse. Mi torna in mente una frase che ho sentito pochi giorni addietro che suonava più o meno così “Con quello che è capitato in Egitto vedrete quanti immigrati arriveranno e ci porteranno via il lavoro”. Questo è un pensiero ricorrente nelle menti di molti italiani sia di destra che di sinistra. E’ impressionante notare come la loro memoria sia di così breve durata. Solo pochi decenni fa decine di migliaia di Veneti sono migrati in cerca di fortuna in Piemonte per lavorare nella FIAT o nell’indotto, e quanti Veneti agli inizi del novecento sono migrati verso l’America Meridionale, in Argentina o in Brasile? Perché ora vogliono negare agli altri il diritto a migrare di cui hanno usufruito i loro bisnonni, i loro nonni o addirittura i loro stessi genitori?

E’ ben tenere presente che a terra che calpestiamo non porta inciso il nostro nome, è un bene comune di tutta l’umanità e ad ogni essere umano spetta il diritto a poter migrare, come ci ricorda la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo all’articolo 13 che così recita:

1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.

2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

(posto qui il link http://unipd-centrodirittiumani.it/it/schede/Articolo-13-Terra-casa-comune/17 all’interessante commento di questo fondamentale diritto espresso dal prof. Antonio Papisca, Cattedra UNESCO "Diritti umani, democrazia e pace" presso il Centro interdipartimentale sui diritti della persona e dei popoli dell'Università di Padova)

Anche la Costituzione Italiana contiene un riferimento ai processi migratori, si tratta precisamente dell’art. 10 che così recita “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.”

E poi siamo così certi che ci portino via il lavoro? Dagli studi effettuati dagli esperti dell’UNDP (consiglio a tutti di scaricare da questo link http://www.onuitalia.it/notizie-ottobre-2009/306-lundp-ha-pubblicato-il-rapporto-sullo-sviuppo-umano-2009 il rapporto del 2009 del UNDP, di leggerlo e di divulgarlo) risulta che non vi siano particolari impatti negativi sull’economia o sul mercato del lavoro di un Paese destinatario di flussi migratori, anzi i benefici che se ne ricavano sono molti dalla varietà sociale alle innovazioni. Quello a cui ci vogliano portare la Lega e i partiti di destra è ad una guerra dei poveri per distogliere l’attenzione sui reali problemi che affliggono la nostra economia.

In conclusione credo che un partito che si dichiara essere di sinistra non può fare marcia indietro su questi temi solo per fini meramente elettorali. Non si può in nessun modo commettere il fatale errore di uniformarsi al pensiero maggioritario, ma al contrario abbiamo il dovere di aprire le menti dei nostri concittadini su queste tematiche e non dobbiamo far mancare la solidarietà a chi giunge da noi a costo di durissimi sacrifici per iniziare una vita onesta in Italia.

lunedì 14 febbraio 2011

Il cuore di Rovigo pulsa di DONNA

Finalmente anche Rovigo si sveglia….finalmente anche a Rovigo si riempie la piazza…finalmente anche a Rovigo qualcuno dice basta…Una Piazza Vittorio Emanuele gremita….più di trecento persone, per la maggior parte donne, per dire SE NON ORA QUANDO?
Non importavano pioggia e freddo, il 13 febbraio Rovigo pulsava di DONNA…
Un’enorme risposta al nostro appello, ci fa sapere l’assessore alle Pari opportunità Giovanna Pineda che si lascia sfuggire il commento del secolo: “500 firme in meno di cinque ore…alla faccia della poca gente…mejo dei risotti della Coppola...altrochè…"

Donne stufe, donne schifate, nauseate da una mercificazione sessista della società e della politica…donne, mamme, mogli, compagne che hanno voluto urlare al mondo il loro disappunto, hanno voluto far sapere che non sono in vendita; vogliono essere, diventare un qualcuno per quel che c’è dentro di loro, non per quello che il potere maschile pretende da loro…

Hanno saputo far svegliare Rovigo, han raccolto più gente di quella che si riunì in piazza Vittorio per protestare un anno fa contro il decreto salva liste….Proprio perché han saputo portare in piazza un dissenso radicale, profondo; son riuscite ad ottenere l’appoggio e la solidarietà anche dell’universo maschile, quello che non si ritrova nel modo di fare di Mr B. e dei suoi predoni, dei suoi giullari e delle sue ancelle…


Poche radical chic le ha definite la Gelmini…come se sapesse cosa significa radical chic….Buffonate, le ha definite la Santanché; si proprio lei che nel 2008 in campagna elettorale spiegava che il voto femminile a Berlusconi era un voto buttato via perché lui le donne le vedeva solo orizzontali…Guarda un po’ che cambiamenti porta una nomina a sottosegretario e l’inclusione nel circolo di Arcore…


Ma noi giovani della FdS abbiamo un giudizio diametralmente opposto…siamo fieri, toccati, orgogliosi, delle nostre compagne e di tutte le donne che han fatto sapere che il mondo non è quello dei festini di Arcore o di via Olgettina, e che han finalmente fatto vivere una giornata indimenticabile per la storia di Rovigo.

mercoledì 9 febbraio 2011

HO UCCISO IL MIO VICINO DI CASA....

Ebbenesi, l'ho strozzato... e allora? Che volete fare? Processarmi, arrestarmi, giudicarmi?Eh no miei cari, io sono un uomo libero…non mi avrete mai....

Da parecchi giorni ormai sentendo ai telegiornali le dichiarazioni degli esponenti degli unici partiti politici seri, il PdL e la Lega, ma anche sentendo le opinioni della gente comune; ne evinco che sulla vicenda che vede implicato il Presidente del Consiglio per prostituzione minorile e concussione si stia creando solo un inutile, squallido, abominevole polverone, o postribolo televisivo a seconda di come lo si voglia chiamare….

Hanno tutti ragione! Quei poveri comunisti vogliono processarlo perché ha fatto una telefonatina in questura fatta in tarda notte per far liberare la povera Ruby, arrestata per furto, spiegando che era la nipote di Mubarak. Sempre li a dubitare del buon cuore del nostro amato Silvio, cosa vuoi che cambi se poi invece di farla portare via dal console e magari alloggiare in ambasciata come si farebbe per i parenti dei capi di stato; la si sia fatta affidare alla consigliera regionale del PdL Nicole Minetti, la quale uscita dalla questura l’ha lasciata nelle mani di una prostituta brasiliana. Brutti malfidenti!

Ma non è tutto; come dice quasi ogni edicolante di paese, ogni massaia, ogni salumiere, quel povero cristo di Berlusconi a casa sua può far quello che vuole, infondo ognuno nella sua vita privata si comporta come crede…e se nei suoi festini sessuali partecipava qualche minorenne perché mai accusarlo di prostituzione minorile! E se sganciava buste con migliaia di euro c’è qualcosa di sbagliato? Lo sanno tutti che Silvio è generoso, lui è come s.Francesco, vive in povertà e dona i suoi averi ai bisognosi…come fa tra l’altro qualsiasi militante del PdL…

E poi scusate se mi ripeto, ma questa è una cosa fondamentale, tra l’altro detta e ripetuta da tutti i nostri parlamentari chiamati in quelle faziose trasmissioni di sinistra, non bisogna dimenticare quel che ho detto prima…era a casa sua, mica in via Montenapoleone…all’interno delle mura domestiche il nostro mr B. fa quel che gli pare e piace, checché ne dicano quei luridi comunisti.

Quindi ragazzi potete tutti capire come mi possa essere sentito io quando quel brutto comunistone del mio vicino di casa; si, proprio quello che ogni 25aprile ed ogni primo maggio mi pianta fuori la bandiera con la falce e martello, abbia avuto il coraggio di dire, in casa mia, che è giusto che Silvio si faccia processare… Ma vi rendete conto? In casa mia? Queste cose? No No No No

Così non ci ho più visto e l’ho strangolato…un comunista in meno, ne rimangono sempre meno! HAHAHAHAHA.

E poi amici…nessuno può farmi niente no? All’interno delle mura domestiche OGNUNO FA COME VUOLE…..

domenica 23 gennaio 2011

HABEMUS PUPI (Gennari Presidente)

Venerdi’ alle ore 10.30 era convocato il consiglio dell’ente Parco per la nomina del Presidente. Dopo ore ed ore di conclave che han visto le formazioni politiche occupare pressochè tutti gli uffici dell’ente facendo uscire i poveri dipendenti per chiudersi in conclave, la situazione era la seguente: la Lega doveva sbrogliare la vicenda Sacchetto, voluta da Gibin (uscitone vincitore) e non supportata da Contiero; il PdL alle prese col documento programmatico che doveva far firmare anche a Madama Coppola (che si è rifiutata) ed il centrosinistra che aspettava le mosse degli altri due partiti. Alle 12.45 circa, con più di due ore di ritardo si è finalmente approdati in consiglio.
La seduta è cominciata con Gennari che ha letto un accordo politico firmato da Lega e Pdl con cui le parti si impegnano a riconoscere il presidente al partito della Coppola ed il vicepresidente alla Lega Nord e in più che seguiranno trattative per la nomina del direttore.
La lettura del documento da parte di Gennari ha suscitato un duro attacco del centrosinistra, dapprima con l’assessore provinciale Marinella Mantovani che ha accusato Gennari di aver trascurato la Provincia per l’ennesima volta, non interpellandola per la firma del documento; “facile chiamarci quando non è sicuro dell’appoggio della Lega, e infischiarsene due settimane dopo solo perché ha l’accordo in tasca“. E’ stato poi il turno di Silvana Mantovani, consigliere Portotollese in quota al Partito Socialista che ha lamentato come la logica fosse quella di offrire la presidenza ad una parte politica, e la vicepresidenza all’altra “Ma così non è stato; inutile chiedere l’appoggio del centrosinistra per la stesura delle linee programmatiche se poi per quanto riguarda la macchina politica che le deve mettere in pratica non veniamo interpellati e riconosciuti”.
E’ poi il turno del consigliere di nomina provinciale Angelo Motta, membro della Federazione della Sinistra che non fa certo giri di parole.
Inizia complimentandosi col presidente per essere “l’unico uomo politico che può essere defenestrato da un partito politico (Lega) e presentarsi dopo due mesi leggendo un accordo siglato proprio con quel partito”. Secondo Motta è inutile fare giri di parole o credere che il parco, come dichiarato da Zaia, sia stato commissariato perché questo era impegnato nell’emergenza alluvione e quindi non ha potuto procedere alla nomina dei consiglieri in tempo utile. “Dovrebbe sapere meglio di me presidente” prosegue Motta “che il consiglio scadeva il 4 ottobre mentre l’alluvione si è verificata il primo di novembre, quindi se Zaia vuole raccontare frottole le racconti in consiglio regionale, non qui”.
Il fatto è, spiega Angelo che nella vicenda commissariamento c’è lo zampino del vicesegretario della Lega Gibin che nei giorni antecedenti il commissariamento consigliava ai cronisti, impegnati sullo scontro Lega-Gennari-Porto Tolle sull’approvazione del piano del Parco, di non scervellarsi troppo che tanto bisognava attendere la nomina dei consiglieri regionali (mai arrivata). Quindi secondo l’esponente della FdS la Lega sapeva, ed infatti questo commissariamento “ha portato vantaggio solo al Carroccio che ha visto raddoppiare il suo numero di consiglieri, ha ottenuto la vicepresidenza, ha messo un forte zampino nella stesura delle linee guida facendo eliminare il capoverso in cui ci si impegnava a partire dall’ultima bozza del piano ambientale ed addirittura a pretendere la nomina del direttore, che nessuno si era mai azzardato a chiedere essendo questo scelto per competenze professionali“.
“Ma ci sono anche sue responsabilità presidente che mi portano a non votarla; in questo anno e mezzo non mi è piaciuto come ha amministrato l’ente”, Angelo lamenta poca trasparenza, rinfaccia a Gennari di andare in visita in giro per il mondo senza degnarsi di riferirne in consiglio, e non è nemmeno in grado di gestire emergenze come il riversamento di petrolio nel Po, vicenda nella quale ogni sindaco ha convocato un consiglio comunale “mentre lei da presidente del Parco non si è ritenuto obbligato di convocare un consiglio per informarci sullo stato dell’emergenza“.
 Chiude augurandogli buon lavoro ma anche prospettando che il presidente possa avere la forza di prendere decisioni forti per il bene del nostro territorio e che questi data la sua anzianità politica possa iniziare ad essere indipendente da Madama Coppola”.
A seguire la dichiarazione di voto di Achille Fecchio che parla a nome del comune di porto Tolle ma dando un convinto appoggio a presidente e vicepresidente sceglie di disobbedire al volere del Sindaco Finotti, presente in sede del Parco fino a mezz’ora prima e si comporta quindi diversamente dall’altro consigliere portotollese Silvana Mantovani che esce dall’aula insieme ai 6 colleghi di Corbola, Papozze e della Provincia.
Alla fine Gennari verrà eletto con 15 voti favorevoli, assenti il sindaco di Loreo Amidei per impegni politici ed il Consigliere di Adria Rondina che aveva tra l’altro convocato il consiglio.
In chiusura in neo (ma non tanto neo) presidente si è detto sicuro che il centrosinistra verrà presto recuperato. VEDREMO….

lunedì 17 gennaio 2011

Incontro con Luciano Gallo (FIOM) e Dino Greco (Liberazione)

Domenica 16 gennaio alle ore 17.30 presso la sala Flumina del Museo dei Grandi Fiumi a Rovigo si è tenuto un’interessante e partecipato incontro con Luciano Gallo (ex segretario regionale della FIOM-CGIL) e Dino Greco (direttore di Liberazione) organizzato dalla Federazione della Sinistra. Moderatore del dibattito è stato Nicola Chiarini, giornalista del corriere veneto. Il filo conduttore dell’evento è stato il doppio attacco ai diritti che viene portato avanti da una parte dalla FIAT con il ricatto di Mirafiori e dall’altra dal Governo col taglio indiscriminato dei fondi all’editoria.Cerco ora di sintetizzare in poche righe l’interessante evento.

La prima domanda rivolta da Nicola Chiarini al direttore di Liberazione ha riguardato proprio il “referendum” di Mirafiori e se sia possibile respingere un tale ricatto. Dino Greco ha risposto evidenziando come la storia della FIAT abbia intrecciato profondamente la storia dell’Italia: dall’occupazione della fabbrica durante il Biennio Rosso (1921-1922) e di come la FIAT abbia risposto con la serrata; alla lotta clandestina condotta dagli operai - anche per mezzo di imponenti scioperi - contro i nazifascisti nel 1943-1944, ed il loro ruolo nella nascita della costituzione repubblicana; dalla riscossa operaia (dopo le repressioni degli anni ’50) del 1968-1968 che ha dato vita allo Statuto dei Lavoratori e al Contratto Collettivo; fino alla sconfitta degli anni ’80 e la marcia dei 40.000 impiegati FIAT che decretò una risacca del movimento operaio fino ad oggi. Di fatto con il loro voto gli operai di Mirafiori hanno respinto il ricatto di Marchionne con un grandissimo scatto di dignità ed hanno testimoniato come il lavoro ancor oggi scandisce la democrazia del nostro Paese.

Chiarini si è poi rivolto a Luciano Gallo domandandogli se vede la presenza di elementi di controtendenza che facciano pensare alla nascita di un forte blocco sociale e qual è l’importanza di questi segnali che provengono dal mondo operaio.

Gallo ha ricordato come l’art. 1 della nostra Costituzione sia stato voluto con determinazione da Di Vittorio proprio perché esso racchiude in sé un ben preciso modello di società. Oggi Marchionne ha in mente invece un modello totalmente diverso non solo di relazioni sindacali, ma finanche di società e di sviluppo ed è per questo che a Mirafiori ha rilanciato con un diktat ancor più pesante di quello di Pomigliano. Per quanto riguarda le relazioni sindacali il modello Marchionne non prevede alcuna trattativa, mira solo a cancellare il contratto nazionale di lavoro e a cacciare il sindacato dalle imprese proprio come negli Stati Uniti (dove solo se il 51% dei lavoratori vota per un sindacato possono essere rappresentati altrimenti no), in modo tale che vi possa essere la piena dittatura delle imprese. Ma la FIOM non si farà cacciare, ma reagirà con forza e il primo appuntamento è lo sciopero generale del 28 gennaio.

Chiarini ha quindi interpellato Dino Greco sulla fuoriuscita della NEWCO FIAT da Confindustria, e gli ha chiesto perché risulta importante difendere il sistema di contrattazione collettiva.

Greco ha sottolineato come il lavoratore isolato risulta estremamente debole ed incapace di contrattare la propria prestazione d’opera. Infatti le imprese vogliono tornare alla contrattazione individuale proprio perché in tal modo il loro potere contrattuale è enorme. Ma nel frattempo, proprio quando il conflitto si fa via via più duro, da tutte le parti ci vengono a dire che la lotta di classe non esiste. Greco si domanda infine per quale motivo proprio quando disponiamo di un livello tecnologico estremamente sofisticato il mondo dell’impresa cerchi di imporre delle condizioni di lavoro così dure.

A Luciano Gallo Chiarini ha chiesto quindi perché la difesa dei diritti viene indicata da diverse parti come un atto conservatore che va contro la modernità; e se è possibile giungere ad un’unità sindacale attraverso un sentire comune.

Gallo ha messo al corrente gli ascoltatori di come siano arrivate alla FIOM lettere da tutta Italia, persino da Rosarno, in cui si chiede ai lavoratori e al sindacato di tener duro, poiché sono consapevoli che se viene sconfitta la parte più combattiva ed organizzata del mondo lavorativo, le condizioni di lavoro peggioreranno per tutti. La modernità viene intesa - da chi accusa la FIOM di essere conservatore – come dittatura del capitale, infatti se passa questo modello di società in Italia ciò avrà conseguenze a catena in tutta Europa che non potrà più essere l’Europa dei diritti. Infatti Marchionne vuole coinvolgere tutto il mondo produttivo in questa crociata, che vede le imprese competere solo sul costo del lavoro senza investire, in modo tale da far ricadere il costo della crisi solamente sulle spalle dei lavoratori. Ci troviamo quindi di fronte,ha sottolineato Gallo, ad una battaglia generale che implica la risposta a questa domanda: che società vogliamo? Occorre incrementare il conflitto sociale coinvolgendo più soggetti possibili. L’unità sindacale poi ha una sola strada percorribile ovvero quella che passa sul diritto di voto da parte dei lavoratori su piattaforme ed accordi, e sul diritto di essere rappresentati senza escludere nessun sindacato. In pratica si tratta della strada della democrazia.

Infine Chiarini ha interrogato Dino Greco sul tema dei tagli all’editoria contenuti nel decreto Milleproroghe che mettono a rischio 4.000 posti di lavoro.

Dino Greco ha evidenziato come se entro 40 giorni il decreto sarà approvato così com’è scompariranno Liberazione e il Manifesto ed assieme a loro altre 92 testate. Naturalmente quelle allineate col potere troveranno sicuramente altri finanziamenti per restare in vita, mentre quelle che si battono ogni giorno per un informazione libera e per i diritti delle persone conducendo campagne molto scomode alle grandi lobby economiche, finanziarie e politiche saranno condannate; anche perché i grandi gruppi non destineranno a queste testate la loro pubblicità in quanto sanno benissimo quale ne è l’orientamento. Questo si tradurrà in un tremendo impoverimento culturale e di pluralismo informativo che non ci possiamo permettere. Per questo ha concluso invitando tutti a diffondere e sostenerla lotta portata avanti da Liberazione e dal Manifesto e da tutte le altre testate non allineate coi poteri forti.