giovedì 28 luglio 2011

Buon carbone a tutti....


Grazie mille ai compagni che ha saputo realizzare tutto questo....non mollate...non molliamo....

martedì 26 luglio 2011

Il Veneto cambia la legge in favore di Enel...l'epilogo più triste

26 Luglio 2011….una data che passerà alla storia…..una data che segna il cedere della politica nei confronti di un colosso energetico come Enel…

Il consiglio regionale con 4 voti contrari, 9 astenuti e 35 favorevoli ha modificato la legge istitutiva del Parco del Delta, voluta dalla regione stessa e che vietava l’insediamento di centrali a carbone nel territorio del Parco…

Ha vinto la macchina del fango….ha vinto l’Enel che ha messo in campo tutte le proprie disponibilità per portare pressioni alla politica rodigina e veneta…

E così abbiam visto lavoratori con tanto di famiglie appresso sfilare nelle calli veneziane grazie alla macchina organizzativa di Enel che in questi mesi ha fatto si che i lavoratori raccogliessero le firme nei mercati, nelle fiere; andassero a Roma con tanto di prenotazione alberghiera e senza trattenute dalla busta paga per lo sciopero…

Abbiam visto lavoratori manifestare con bandiere Enel anziché con bandiere sindacali…

Abbiam visto che 11mila firme pro carbone raccolte da gente stipendiata per girare a raccogliere adesioni sono più importanti e creano più scalpore delle oltre 20mila firme raccolte da Greenpeace…

Abbiam visto denigrare chi si è sempre fermamente dichiarato contrario ad una scelta come il carbone, inquinante e nociva per turismo, pesca, agricoltura e per la salute di tutti noi…

Abbiam visto additare queste persone ed i partiti politici che rappresentano come mostri contrarial lavoro per il solo fatto di avere rifiutato un vero e proprio ricatto…

Abbiam visto denigrare chi, dati alla mano, spiegava che il metano è di minor impatto ambientale e salverebbe lo stesso i posti di lavoro del cantiere Enel…

Abbiam visto una guerra sindacale tra CGIL CISL e UIL su chi si dichiarava maggiormente favorevole e supina all’Enel rincorrendo i lavoratori di Polesine Camerini, fingendo di non accorgersi che questi ormai, presi in giro a destra e manca dai signori delle promesse, si sentono rappresentati solo dal loro stesso padrone: Enel…

Abbiam visto il trionfo del ricatto di una società energetica a partecipazione statale che minaccia di chiudere e lasciare a casa tutti se lo Stato (che ne detiene oltre il 30%) non si inchina al suo volere.

Abbiam visto politici in conflitto d'interesse in quanto dipendenti Enel prendere parte e influenzare indisturbati molte votazioni riguardanti la riconversione

Abbiamo visto il trionfo della politica delle chiacchiere, di quei partiti che per una manciata di voti non han perso occasione di illudere i lavoratori facendo credere loro che ora l’Enel si impegnerà a partire con l’impianto di Porto Tolle facendo finta di dimenticarsi che c’è una Legge Europea che si scontra col carbone nel Delta e che quindi tra poco tutto si fermerà..Li aspettiamo tra un anno questi signori….toccherà loro spiegare ai lavoratori che credono nel loro posto di lavoro che in realtà queste erano solo promesse impossibili da mantenere…

Abbiam visto politici cambiare casacca come il consigliere regionale Coppola che anni fa criticava il sindaco di Porto Tolle dichiarando “Finotti farebbe bruciare i bambini pur di far funzionare Polesine Camerini”, ora dichiararsi magicamente favorevole salvo lavarsene infine le mani risultando assente il giorno della votazione in regione..

Abbiam visto amministrazioni comunali, come quella di Taglio di Po, esprimere parere favorevole alla riconversione anche se il consiglio comunale si era espresso contro…

Abbiam visto il presidente del Parco del Delta esprimersi a favore del carbone senza averne mandato dato che il comitato esecutivo anni prima si era ufficialmente espresso contrario con voto favorevole di colui che oggi ne è presidente…

Ed oggi in regione si è visto l’epilogo di tutta questa sporca faccenda….

Si son visti lottare con coraggio ed argomentazioni documentate i Consiglieri della Federazione della Sinistra e dell’Italia dei Valori che emendamento su emendamento han cercato di far ragionare il consiglio regionale…

Si è vista tutta l’incoerenza di un Partito Democratico che dichiara l’astensione, non riuscendo a decidere se essere favorevole o contrario al carbone, lavandosene le mani…ma abbiam visto anche un consigliere rodigino del PD come Graziano Azzalin prendere le distanze dal proprio gruppo e votare a favore…

Si son visti un PdL e una Lega Nord uniti come mai era successo nel perorare la causa di Enel Spa e modificare una legge approvata anni addietro da una stessa maggioranza di centrodestra solo per fare un favore ad Enel…

Abbiam visto tanti, troppi Ponzio Pilato: il Pd astenuto, ma soprattutto due consiglieri regionali rodigini del PDL (Coppola e Mainardi) assenti nel momento di una votazione tanto importante…

Insomma oggi, 26 luglio 2011, la storia del Veneto ricorderà la fine dell’indipendenza della politica ed una delle votazioni più indecorose della storia del Consiglio Regionale Veneto…

sabato 2 luglio 2011

Un PARCO di Carbone

Ancora una volta l’Ente Parco è stato ridicolizzato.
Gennari, presidente del Parco nonché sindaco di Porto Viro, in consiglio regionale ha espresso parere favorevole alla riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle “per far si che l’ente decolli”….
E’ assurdo che il presidente si esprima favorevolmente alla modifica della legge che ha creato l’Ente che egli stesso presiede per favorire il carbone dell’Enel.
Quando è stato creato l’art.30 di sicuro il richiamo al metano è stato fatto per salvaguardare la salute dei cittadini residenti del territorio del Parco, non per fare un dispetto ad Enel che in quel periodo non pensava minimamente al carbone. Ora invece bisogna strisciare tutti ai piedi del colosso energetico e fare una Legge ad Aziendam
Sentire oggi che il soldato Gennari, mosso sapientemente dalle mani di qualcuno che è al di sopra di lui sia andato a ridicolizzare il Parco fa venire la pelle d’oca.
Se veramente è a favore del carbone (posizione legittima e che rispetto) abbia un sussulto di dignità e lasci la guida del Parco perché è sconvolgente sentirlo parlare in questi termini.
Quello che poi lascia maggiormente perplessi è il fatto che non si sia nemmeno degnato di convocare un consiglio dell’Ente, unico luogo da cui a mio avviso sarebbe dovuto uscire il parere da esprimere a Venezia. Crede Gennari che una sua espressione per la modifica della Legge che ha istituito il Parco stesso e che ne cambierebbe quindi lo Statuto possa avvenire solo informando il Comitato Esecutivo? Una questione come questa, fondamentale per l’esistenza dell’Ente, andava presa attraverso un Consiglio.
Quindi Gennari a nome di chi ha parlato?
Fantastico poi il suo passaggio in veste di sindaco di Porto Viro: “fate pure il carbone basta che le bettoline non passino per porto Viro ma per Porto Tolle”. Un autentico Ponzio Pilato, attento a salvare la sua faccia di Sindaco ma inutile menefreghista per quanto riguarda la sorte del Parco del Delta.

Luca Zaia a Uomini e Donne

Se fossimo a Uomini eDonne, il programma di Maria de Filippi, siamo certi che a Zaia verrebbe benissimo la parte del Tronista, ossia colui che seduto su di un trono deve tenere a bada uno sciame di affamate corteggiatrici.
Nella vicenda della Legge Regionale sul Parco infatti Zaia non ha mancato di erigersi nel ruolo di paladino del Veneto, promettendo a tutti i corteggiatori (PDL-Lega-Comitato Lavoratori-Sindacati) di discutere in Consiglio Regionale la modifica dell’articolo 30…
Promessa che prontamente non è riuscito a mantenere perché evidentemente in Regione si deve discutere anche di materie altrettanto importanti come gli oltre 60 punti calendarizzati da tempo; come peraltro annunciato persino dai commissari del PD che avevano abbandonato l’aula assieme a FdS e Idv….Insomma una manifestazione dell’impotenza del governatore che promette a destra e manca quello che in realtà non può fare…Il povero Zaia vuole dimostrare ai suoi si poter compiere quello che Galan non ha saputo o voluto fare…..
Tutto questo accade proprio nei giorni in cui il prode Leghista Gibin, si dichiara orgoglioso del Suo presidente e attacca la posizione della provincia che a suo dire è troppo sbilanciata verso il mondo della pesca e del turismo che temono i frutti della conversione a carbone…
Basta attendere i fatti e si capisce chi sono in realtà i furbacchioni che fanno proclami vuoti per cercare di galleggiare e tenere a bada i propri elettori ai quali evidentemente era stata fatta qualche promessa di troppo…

sabato 4 giugno 2011

ENEL: ma anche la faccia di ricattare hai?

A Conti deve essere sfuggito qualcosa…..

Solo questo può giustificare le sue esternazioni sui giornali in merito alla riconversione a carbone della centrale Enel…

Interpellato a margine dell’assemblea di Bankitalia fa sapere che se non otterrà il via libera al carbone Enel se ne andrà a produrre all’estero…Salvo poi ammettere che in Italia l’energia abbonda….

Qualcuno dovrebbe far sapere a quest’uomo, che non è affatto nella posizione di lanciare ricatti al Polesine…dovremmo ricordare a Conti che è amministratore delegato di una società su cui la Cassazione il 18 gennaio ha confermato una sentenza di condanna per danni ambientali a scapito del comune di porto tolle e della provincia di rovigo perpetrati negli anni scorsi. Enel ha inquinato per anni ed anni la nostra provincia e la nostra salute, e non lo dice Angelo Motta, ma il tribunale di Rovigo prima e la Corte di Cassazione poi…

Quindi è meglio che Conti lasci i ricatti alla Marchionne fuori dal polesine...Invece di lanciare comunicati dal bunker come fa Gheddafi, scenda dal piedistallo e venga a parlare con le nostre istituzioni… Avrà pure dalla sua i sindacati (Cisl per prima che sarebbe disposta a far indossare la corona di spine a tutti i suoi iscritti pur di far uscire del fumo nero dal camino di Polesine camerini) e quasi tutta la politica, ma la Legge per fortuna parla chiaro…e la legge (in questo caso il consiglio di Stato) ha stabilito che una centrale a carbone in mezzo al Parco non può esistere…

Ma veramente vogliamo fare finta di esserne sorpresi? Veramente tutti gli amministratori comunali di porto tolle vogliono farci credere che non avevano già capito che la legge regionale parla chiaro e che il carbone non avrebbe mai potuto prendere piede? Solo la FdS a Porto tolle riesce ad interpretare la legge o forse qualche furbacchione ha sempre saputo che sarebbe finita così ma straparlava in questi anni al solo fine di ottenere consensi facili? Ma soprattutto dobbiamo davvero fare finta di non sapere che moltissime persone alla notizia della bocciatura del consiglio di stato hanno tirato un sospiro di sollievo per se, per i propri cari e per la propria attività? Ed anche ora che il consiglio comunale si accinge a chiedere la modifica della legge regionale dovremmo credere di essere amministrati da un sindaco che non sa che la legge regionale si rifà a regolamenti nazionali che recepiscono delle direttive europee ben precise?

Per quanti anni ancora dovete prendere in giro i lavoratori facendo credere che la riconversione a carbone sia possibile? Per quanti anni ancora dovete essere talmente sfruttati dai vertici enel da non saper alzar la testa e far la voce grossa? Per quanti anni ancora permetterete che il conflitto d’interesse regni in consiglio comunale?

La realtà è che per fortuna Enel non è ancora al di sopra della legge, e Fulvio Conti ancora di meno…La legge non si cambia a discrezione di ENEL…

Perciò per una volta smettiamola di prendere in giro la gente, cominciamo a difendere altre categorie oltre ai dipendenti Enel, stiamo dalla parte dei pescatori, stiamo dalla parte degli operatori turistici…

La legge ha trovato l’alternativa al carbone: il consiglio di stato ha già suggerito che una riconversione a metano sfruttando la vicinanza del terminal troverebbe una strada rapida e semplicissima…E allora snelliamo l’iter e puntiamo sul metano, obblighiamo Enel a produrre da noi con un occhio di riguardo per il nostro territorio. Perché non puntare la testa per una volta invece di strisciare ai suoi piedi come abbiam fatto negli ultimi anni? Cambiare la legge regionale e riottenere tutte le autorizzazioni bloccherebbe tutto per molti anni ancora…ditele queste cose…

Noi non siamo di certo azionisti delle miniere di carbone di Enel…le sfrutti da un’altra parte, non dobbiamo pagare con la nostra salute ed a scapito della nostra attività perche Enel invece di produrre si mette a giocare in borsa….

Produca pure nel nostro territorio, ma CON noi, non di certo SU di noi…

lunedì 30 maggio 2011

Inizia la Rivoluzione....MA NON A ROVIGO.....

Mentre a Milano, Napoli, Cagliari, Trieste, Pavia, Mantova, Novara i candidati della SINISTRA si affermano in maniera netta e sorprendente, ad Adria si riafferma la destra nonostante lo sfacelo della sua amminstrazione e a Rovigo il centrosinistra perde la guida della città.
Un risultato disastroso per il centrosinistra polesano. Una sconfitta che impone a tutte le forze della cializione una seria riflessione. Il primo insegnamento da trarre è che inseguire i voti centristi non paga.
Ma nemmeno mettere in campo le stesse idee del centrodestra, non dare agli elettori un segnale di quale sia la diversità del votare a sinistra...
Un esempio su tutti: la riconversione a carbone della centrale di Polesine Camerini: possibile che tutta la politica, eccetto FdS e qualche altro distinguo, sia concorde sull'inquinare ambiente e salute del polesine?
Ma va fatto un ragionamento anche sul modo di fare politica...BRUCIARE ottimi sindaci uscenti come è stato fatto ora a Rovigo e due anni fa ad Adria, per candidare i campioni della politica parentelare?
Assolutamente non paga ad Adria l'alleanza col terzo polo. Non paga a Rovigo la scelta di un candidato espressione delle componenti più moderati che al primo turno rompe con le componenti della sinistra recuperate solo in extremis prima dei ballottaggi.

Il centrosinistra vince laddove, come a Milano, Napoli, Cagliari, ecc. sa incarnare le istanze di cambiamento e rinnovamento che provengono dalla città e dal Paese. Lì riesci a riportare alle urne anche quell'elettorato di sinistra deluso che torna a vedere nell'atto del voto una speranza di vera partecipazione e cambiamento.

Un insegnamento che il centrosinistra deve far proprio nel suo complesso. E che affida alla Sinistra una responsabilità importante: sapersi unire e rinnovare per assumere un ruolo guida nello schieramento democratico.

Che dire: GUARDIAMO IL RESTO D'ITALIA E CONSOLIAMOCI......


giovedì 26 maggio 2011

Piccolo ma attualissimo pezzo della sentenza del Tribunale di Adria che ha condannato nel 2006 Enel per le emissioni oleose


[…] Si dirà più avanti del senso di solitudine che provavano i cittadini del Delta, a causa principalmente dell’atteggiamento di chiusura di ENEL che negava ogni responsabilità e rifiutava di informare esaurientemente gli interessati.

Ma per quello che è emerso nel processo, neppure il comportamento degli enti e organismi pubblici ha corrisposto ai bisogni dei cittadini, che non hanno trovato - nei comuni e

negli altri enti - istituzioni in grado di confrontarsi alla pari con ENEL, troppa essendo la sproporzione per disponibilità finanziaria, peso economico, influenza politica.

In sostanza è risultato chiaramente che le dimensioni della società ENEL rispetto ai piccoli paesi della zona erano (e sono ancora come è emerso al processo) tali da influire anche sul normale funzionamento delle istituzioni, dimostratesi non in grado di esercitare le funzioni di controllo, prevenzione, vigilanza, indirizzo rispetto ad una realtà troppo più grande di loro.

E’ emblematico il caso di Porto Tolle. Anche quando il Comune ha ipotizzato azioni di controllo sulle emissioni della Centrale, le difficoltà finanziarie sono state così rilevanti che si è chiesto a ENEL di intervenire a finanziare i progetti di controllo su se stesso, con il risultato che nulla venne fatto: è successo così con la dislocazione della centraline e l’indagine epidemiologica, dai costi troppo rilevanti per potere essere affrontati dal Comune.

Inoltre ENEL finanziava direttamente o indirettamente a seguito di accordi con le istituzioni la creazione di infrastrutture, eventi culturali e altro. Dunque diventa molto difficile per le amministrazioni di piccoli paesi rinunciare a questi proventi, altrimenti non conseguibili, e di importo rilevante per realtà così modeste.

Quello che vale per Porto Tolle vale anche per i comuni limitrofi e per la Provincia. E’ innegabile che la necessità di tutelare una fonte di lavoro così importante, che ne fa uno dei siti produttivi più importanti della provincia, non può lasciare indifferenti gli amministratori. Certamente e in un certo senso comprensibilmente vi era nei confronti degli interessi di un colosso come ENEL maggiore attenzione, per favorire la permanenza delle possibilità occupazionali.

Succede dunque che coloro che a livello politico-istituzionale avrebbero la responsabilità di attivare o sollecitare i controlli e di porsi come controparti dell’azienda, in realtà cercano di mediare senza contrapporsi. […]

Nel caso di Porto Tolle vi sono anche alcune particolarità, perché nel comune che è sede della Centrale molti dei rappresentanti comunali erano e sono dipendenti della Centrale stessa. E’ emerso ad esempio che il marito del sindaco Broggio, che aveva la delega ai rapporti con ENEL, era dipendente di quella società mentre la moglie era in carica. Ma il sindaco era anche presidente della commissione di controllo su ENEL fra il 2000 e il 2002: ebbene, nonostante tutto quello che avvenne e che è stato descritto nel processo, in questa Commissione non si parlò in quei due anni delle ricadute oleose.

Dei testi dipendenti di ENEL sentiti nel processo più di uno era consigliere o assessore, e innegabilmente nell’esercizio della funzione pubblica questa qualità non poteva essere indifferente. Ad esempio Padoan, caposezione nell’impianto di Polesine Camerini, era assessore ai lavori pubblici e pur ricevendo segnalazioni di ricadute oleose “preferiva” non recarsi sul posto (forse avvertendo un qualche conflitto di interessi?). Beniamino Pavanati era assessore ma dipendente ENEL, e come sindacalista guardava alla salute dei lavoratori ma anche al mantenimento dell’occupazione.

Non fa parte dell’oggetto del processo accertare le inefficienze amministrative o gli effetti di certe scelte politiche, ma nel corso dell’istruzione dibattimentale sono emersi fatti (mancati controlli, verifiche poco attendibili etc) non attribuibili a ENEL ma addebitabili a scelte politico-amministrative ed inefficienze operative di strutture pubbliche e istituzioni: e questo è rilevante perché tali inefficienze e scelte provengono in alcuni casi dagli stessi soggetti che si sono costituiti parte civile. Neppure gli organismi tecnici, per quello che è emerso nel processo, hanno garantito pienamente i cittadini: e non solo e non sempre per le carenze di personale, attrezzature, fondi etc. Basti pensare all’episodio in cui in un rapporto di prova del 10.5.2000 la “Stazione sperimentale per i combustibili” trova che l’olio utilizzato in quel momento dalla Centrale non corrisponde come dichiarato alla tipologia BTZ, ma vi si trovano notevoli impurità e una anomala presenza di zinco che “potrebbe essere indice di aggiunta di olio lubrificante esausto”. ARPAV riceve la segnalazione e, avendo premura di chiarire di non essere competente, si limita a informarne non altri enti “competenti”, ma lo stesso ENEL: e la cosa finisce lì. Una parte civile ha parlato di “sudditanza degli organismi di controllo, ma non solo, anche del mondo politico, di quello scientifico, del mondo accademico e del mondo professionale”. Si tratta di una valutazione che non ha riscontri se non parziali nel processo: ma certo alcuni fatti, già più compiutamente esposti, possono venire qui richiamati.

• ARPAV delegava di fatto alcuni controlli delle emissioni al sistema di controllo interno gestito da ENEL, neppure provvedendo a tarare annualmente gli strumenti della Centrale, perché gli strumenti venivano tarati da tecnici dell’ENEL con la strumentazione dell’ENEL alla presenza di personale Arpav.

• da tempo si era ipotizzata l’inidoneità della dislocazione delle centraline, ma nessuno ha formalmente richiesto una verifica del posizionamento risalente addirittura a prima che la Centrale entrasse in funzione.

• il comune di Porto Tolle non ha mai richiesto formalmente a ENEL di rispettare la normativa regionale.

• l’indagine epidemiologica sulla popolazione del Delta avviata in occasione della costruzione della Centrale venne interrotta, subito dopo l’avvio dell’impianto, senza una spiegazione chiara e plausibile.

per anni l’U.L.S. di Adria non è stata iscritta al registro regionale dei tumori, impedendo qualsiasi possibilità di un serio studio statistico ed epidemiologico sullo stato di salute della popolazione.

martedì 17 maggio 2011

BOCCIATO IL VIA AL CARBONE

Articolo tratto da www.repubblica.it, in fondo le considerazioni personali....

Si allontana la possibilità che la vecchia centrale Enel di Porto Tolle (Rovigo) venga riconvertita a carbone. Il Consiglio di Stato ha annullato infatti oggi il decreto con cui il 29 luglio 2009 il ministero dell’Ambiente aveva dato parere positivo alla Valutazione d’impatto ambientale del progetto. Atto formale siglato dal ministro Stefania Prestigiacomo, ma che aveva preso il via nel lontano 2005 sotto la gestione di Alfonso Pecoraro Scanio ottenendo dall’esponente verde nel 2007 un ok condizionato ad una serie di migliorie nel controllo delle emissioni di ossido di zolfo e particolato.

La sentenza della Sezione sesta del supremo organo della giustizia amministrativa accoglie il ricorso presentato da Wwf, Greenpeace, Italia nostra, operatori turistici, alberghieri e di stabilimenti balneari, associazioni di pescatori e comitati cittadini, ribaltando il parere dato in primo grado dal Tar del Lazio lo scorso giugno.

La notizia è stata accolta con soddisfazione dagli ambientalisti. “Viene travolto anche il provvedimento del ministero dello Sviluppo economico con cui si autorizza la costruzione dell’impianto”, esulta Matteo Ceruti, l’avvocato che rappresenta tutti i ricorrenti “Siccome – precisa ancora il legale – sulla base del codice ambientale, il presupposto per la costruzione di un progetto è che ci sia il parere favorevole della Via, con l’annullamento di tale provvedimento viene caducato anche quello successivo del ministero dello Sviluppo economico di concerto con il ministero dell’Ambiente emesso a inizio anno” che autorizzava la costruzione della centrale.

E’ stata “battuta quindi la tesi dell’Enel secondo cui la centrale a carbone sarebbe meno inquinante di una equivalente centrale a gas, grazie ai camini più alti che abbassano le concentrazioni al suolo degli inquinanti”, commenta soddisfatta Greenpeace. “Il carbone – ricorda Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia – è il peggior killer del clima del pianeta. Non è possibile ritenerlo ambientalmente compatibile con nulla, men che meno con una zona fragile come il Delta del Po”.

“La tecnologia a “carbone pulito” – sottolinea il Wwf – è così definita perché questi impianti sono dotati di desolforatori e di denitrificatori; si tratta in realtà di sistemi che permettono di abbattere solo una parte delle sostanze inquinanti quali gli ossidi di zolfo e di azoto che comunque continuano ad essere sempre nettamente superiori rispetto a quelle di una centrale di pari potenza a ciclo combinato a gas”.

Recrimina invece l’azienda elettrica: “L’Enel prende atto con stupore della sentenza del Consiglio di Stato”e “in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza ricorda che questa decisione rischia di cancellare un progetto necessario per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici del Paese e per la riduzione del costo finale dell’energia, progetto che vedeva un investimento da circa 2,5 miliardi di euro e oltre 3.000 posti di lavoro per i 5 anni necessari a costruire l’impianto e che avrebbe migliorato di molto l’ambiente con l’utilizzo delle più avanzate tecnologie di abbattimento di fumi e inquinanti”.

La storia dell’impianto di Porto Tolle è lunga è travagliata. Lo scorso gennaio la Corte di cassazione aveva confermato infatti in via definitiva le condanne inflitte agli ex manager dell’Enel LUigi Tatò e Paolo Scaroni per i danni ambientali prodotti dalla centrale durante la sua fase di attività ad olio combustibile.

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Quanti anni persi......5-6 anni fa la FdS proponeva di pensare ad un'alternativa al Carbone qualora fosse stato (ovviamente) dimostrato che era un combustibile inquinante...Siamo stati cacciati e derisi dai politici locali....Solo per esserci permessi di dire che la riconversione va fatta...ma come decidono i portotollesi, non a scapito dei portotollesi...Chi è contro i lavoratori? Noi o quelli che si ostinano a difendere un progetto indifendibile?


sabato 23 aprile 2011

Adria: apre la sede della coalizione del Centro-Sinistra

Giovedì 21 Aprile alle 18:30 circa si è tenuta ad Adria l'inaugurazione della sede della coalizione del Centro-Sinistra che sostiene il candidato sindaco Paolo Ruzza. La nuova sede si trova lungo Corso Vittorio Emanuele II, nei pressi di Ponte Castello. Il candidato sindaco dopo una breve introduzione in cui ha ribadito i punti del programma della coalizione riguardanti i giovani, ha lasciato la parola ai giovani dei 4 partiti (PD, IDV, SEl e FDS) che compongono la coalizione.


Riporto qui di seguito il discorso che ho pronunciato in quanto esponente della Federazione della Sinistra.





""La Federazione della Sinistra si presenta nella coalizione del centro-sinistra insieme a PD, IDV e SEL, a sostegno del candidato sindaco Paolo Ruzza.

All’interno della Federazione concordiamo tutti che la scelta del candidato sia stata la scelta ottimale, date le comprovate competenze e la capacità di dialogo dimostrate da Paolo Ruzza. Inoltre siamo altresì sicuri che questa coalizione potrà esprimere, oltre ad un ottimo sindaco per la città di Adria, anche un’amministrazione forte e coesa in grado di scrivere una nuova storia per la città.
Tramite la nostra presenza nella coalizione vogliamo rivendicare la necessità di una presenza attiva della Sinistra all’interno della società e del governo della città.

Come sappiamo viviamo in un periodo di crisi economica, sociale e non da ultimo culturale, che si deve alle politiche messe in atto da una destra anti-democratica, classista e xenofoba, la quale non lesina a bloccare le attività di governo per erigersi in una disperata difesa del Presidente del Consiglio e quando governa, lo fa proseguendo con la sistematica demolizione dello Stato sociale e dei diritti conquistati a costo di enormi sacrifici sai nostri padri.

Noi crediamo che l’Italia e la città di Adria si meritino di meglio, in particolar modo nel 150° anniversario dell’Unità e a pochi giorni da una data particolarmente densa di significato quale è il 25 Aprile. E qui mi permetto di aprire una parentesi per invitare tutti voi a celebrare questo giorno con ancora più entusiasmo e partecipazione.

Abbiamo bisogno di una nuova “Liberazione”, che dia luogo ad un nuovo corso in grado di dare speranza e fiducia nel futuro alle nove generazione, vittime di un mondo che si fa sempre più precario, nel quale la mobilità sociale è diventata una chimera. Le statistiche fotografano una condizione drammatica per le giovani generazioni, con il 30% di disoccupazione ed il costante aumento dell’abbandono scolastico. Per giunta rischiano di ereditare, oltre ad un futuro senza prospettive, anche un ambiente degradato e ostile, a causa del sistematico inquinamento e consumo del suolo.
Pensiamo che uno sviluppo sano non possa prescindere da una rivoluzione verde stimolata da massicci investimenti pubblici e da un nuovo stile di vita attento ai consumi e agli sprechi. In questo settore Adria può rivestire un ruolo di primaria importanza proponendosi come “Porta del Parco del Delta”, progetto questo che se adeguatamente implementato e promosso potrà diventare un volano di sviluppo virtuoso per l’economia polesana.

Il nostro territorio è stato per troppo tempo utilizzato come discarica e sito di produzione energetica, per giunta recentemente non sono mancati fenomeni di radicamento della criminalità organizzata.
Noi della Federazione della Sinistra ci opporremo con tutte le nostre forze a questa logica e sorveglieremo con particolare attenzione, denunciando ogni economia illegale, sinonimo di privazione dei diritti e di danno alla collettività.

Allo stesso modo non faremo mancare il nostro impegno nella salvaguardia dei servizi fondamentali e nel sostegno ai lavoratori coinvolti dalla crisi.

Con il vostro contributo a sostegno del centro-sinistra siamo convinti che l’inversione di rotta, rispetto alle politiche fallimentari del centro-destra, si noterà presto. E noi garantiamo che assicureremo il massimo impegno per far sì che la città di Adria diventi un modello positivo di buon governo.""

giovedì 17 marzo 2011

Hai perso un'occasione per stare zitto...


Il presidente del Parco Geremia Gennari entra a gamba tesa nelle polemiche portotollesi sul finanziamento perduto per il museo della civilta' contadina, e lo fa difendendo il voto dei consiglieri Feccio e Sacchetto che si sono schierati contro il loro comune ed a favore del trasferimento del finanziamento da Porto Tolle a Rosolina.

Certo tutta questa premura serve a rinsaldare il patto d'acciaio che l'ha portato nuovamente al vertice dell'ente dopo essere stato rovesciato dalla sua stessa maggioranza...Accordo, ricordiamolo, siglato da Madama Coppola e Capitan Contiero con dei risvolti che han tutte le caratteristiche per violare la legge. In quanto PdL e Lega oltre ad essersi spartiti publicamnte presidente ed il suo vice (appunto la Sacchetto) si sono accordati per la nomina del futuro direttore, nomina che tuttavia deve essere fatta in base all'esame di specifiche conoscenze dei candidati, e non tramite accordo politico...una sorta di parentopoli insomma.

Bene tutto cio' porta Gennari a difendere l'indifendibile. Dovrebbe spiegare piuttosto come mai l'immobile beneficiario del finanziamento di Rosolina sia di proprieta' del Parco e non del comune di Mengoli oppure in comodato d'uso come previsto originariamente...dovrebbe spiegare poi chi ha preso la decisione di trasferire il fondo da portotolle a Rosolina visto che il comitato esecutivo non e' mai stato sentito nemmeno informalmente al riguardo. E' una decisione presa solo da Gennari? O addirittura dal commmissario Viti? Ed in ultima analisi dovrebbe spiegare come mai visto che se quella di porto tolle, leggendo I verbali, viene definita da lui una sorta di leggerezza; a piu' di quindici giorni dalla scadenza del bando la decisione di trasferire il fondo a Rosolina era gia' stata presa? Ed il vicepresidente che fa parte dell'amministrazione comunale di porto tolle come mai non aveva riferito niente in merito a quanto sarebbe successo?

Insomma e' bene che Gennari conti fino a cento prima di parlare a vanvera come ultimamente spesso gli accade. Sarebbe bene imparasse piuttosto che un ente come quello che egli rappresenta va governato con colleggialita' e condivisione delle scelte...se nel Suo comune amministra in questa maniera saranno I suoi cittadini a giudicarlo, ma da presidente del Parco non puo' continuare cosi', la misura e' colma.....e se proprio non ne e' capace liberi il campo, noi infondo ci riprenderemmo subito da una tale perdita....

lunedì 21 febbraio 2011

Profonde crepe nelle mura del Cantiere....

Che fine hanno fatto i Cantieri della Sinistra aperti ad Adria e Rovigo in occasione delle prossime elezioni amministrative?

Il progetto del cantiere, per quanto riguarda me, era quello di unificare soggetti politici e della società civile che si ritrovano nei valori della Sinistra.

Già, valori della Sinistra, perché io credo che questi esistano ancora.

Il cantiere era luogo di condivisione programmatica, luogo di pianificazione di lotte comuni da fare in difesa di sacrosanti diritti. Dal cantiere è partito un grosso movimento d’impulso per i comitati per l’acqua bene comune; il sostegno ai lavoratori ricattati dalle logiche padronali; le donne del cantiere sono scese in piazza il 13 febbraio per urlare “Se non ora quando”, insomma abbiamo condiviso molte lotte come la questione del piano ambientale del Parco del Delta del Po o quelle a favore dell’istruzione Pubblica e dell’uguaglianza di tutti noi davanti alla legge…

Appunto tutte lotte che riguardano un universo di valori legati alla tradizione di Sinistra nei quali tutti noi crediamo…

Poi qualcosa si è rotto…

Non siamo stati in grado di trovare un candidato unico che si rispecchiasse in tutto quello che ho appena detto…Ancora una volta, come sempre, i personalismi l’hanno fatta da padrona…ancora una volta ha trionfato la vecchia politica…

A Rovigo Verdi, FdS e molte persone della cosiddetta società civile si stavano riconoscendo nella candidatura a sindaco di Matteo Masin, ma SeL e IdV non ne han voluto sapere…Benissimo, allora perché non ricorrere alle primarie, grandioso strumento per decidere tutti assieme quale sia il candidato che più di tutti gli altri possa rappresentare l’idea di quel nuovo soggetto politico-culturale che era divenuto il Cantiere della Sinistra?

Sarebbe stato troppo facile, invece un accordo provinciale siglato SeL-IdV ha bloccato le carrucole del cantiere ed ha portato ad imporre la candidatura di Nalin (SeL) per Rovigo e Barzan( IdV) per Adria…Insomma si sono spartiti le piazze…

Ma mi stupisco soprattutto di SeL, il partito di Vendola che tanto millanta le primarie e poi si rifiuta di parteciparvi quando non ha la sicurezza matematica di vincerle… Un partito nato dalla scissione con Rifondazione Comunista e che non è mai stato emarginato da questa…anzi eravamo tutti entusiasti di ritrovarci insieme nel cantiere…

Ad Adria poi alcuni esponenti del PD sono stati epurati dal loro partito anche per essere troppo vicini alle posizioni del cantiere, tanto da essere costretti all’autosospensione…non si poteva accordarsi anche con loro per avere una marcia in più, una marcia che a Rovigo non erano riusciti ad ottenere?

Invece niente, anche qui con la candidatura della Barzan si è bloccato tutto…

Ma io non ci sto e provo a fare una proposta surreale e grandiosa allo stesso tempo…

Perché non recuperare lo stesso l’idea di cantiere? Dobbiamo per forza mandare tutto all’aria per colpa dei soliti giochi politici?

Tutti quelli a cui non vanno giù queste due autocandidature possono unirsi e trovare un unico candidato sostenuto da liste civiche o partitiche che riprenda in mano il progetto del cantiere e costruire un’alternativa forte, solida e seria che sappia raccogliere il consenso dei cittadini di Adria e Rovigo?

domenica 20 febbraio 2011

SINISTRA, DOVE SEI?

Sono passati oramai 3 anni dalla conclusione dell’ultima tragica esperienza di governo della sinistra. L’Unione guidata da Prodi debole sin dal primo giorno della legislatura iniziata nel 2006 si è sciolta come neve al sole dopo meno di 2 anni di vita, e non poteva essere diversamente. Tuttavia agli occhi degli italiani la colpa della fine di quella misera esperienza di governo è ricaduta interamente sui partiti comunisti, mentre la verità come sappiamo bene è ben diversa. (Non che voglia assolvere l’operato di Rifondazione e Comunisti italiane che di colpe ne hanno avute e parecchie: dalla mancata redistribuzione del reddito, al rifinanziamento delle missioni militari, alla subordinazione rispetto alla componente cattolica della coalizione).



Da quel momento i comunisti sono stati estromessi dal Parlamento, a causa di una legge elettorale mirata a favorire i 2 partiti maggiori PD e PDL ed a costituire un Parlamento di nominati pronti ad obbedire ciecamente a chi li aveva inseriti nelle liste elettorali. Il cartello elettorale denominato Sinistra Arcobaleno non ce l’ha fatta ad oltrepassare il quorum del 4% ed improvvisamente per la prima volta dal dopoguerra i comunisti non hanno avuto una loro rappresentanza nel Parlamento italiano.
Ciò ha prodotto da una parte nuove lacerazioni: ovvero l’uscita della corrente di Vendola dal PRC nel corso del Congresso di Chianciano e dall’altra il tentativo di riavvicinare i partiti comunisti sotto la bandiera della Federazione della Sinistra, progetto questo, che ha dato i suoi frutti migliori a livello locale (penso alla positiva esperienza che si è avuta nella Provincia di Rovigo), mentre a livello nazionale le resistenze ed i personalismi di parte dei gruppi dirigenti hanno influito molto sui tempi e sulla riuscita del progetto.
Il momento storico e politico che stiamo vivendo richiede oltremodo che quell’unità delle forze autenticamente di sinistra (comuniste e non), tanto auspicata dai suoi militanti e simpatizzanti, sia realizzata nel più breve tempo possibile per farci trovare preparati e con delle proposte concrete da presentare nel caso (molto probabile) di elezioni anticipate. Troverei anche opportuna la confluenza di quel che resta di Rifondazione e Comunisti italiani in un unico Partito Comunista Italiano che diventi l'ossatura di un contenitore più grande quale dovrebbe essere la Federazione della Sinistra.
Purtroppo quello che vedo attualmente non mi piace affatto. Vi sono ancora troppi settarismi, e non si è giunti all’elaborazione di un’analisi e di una proposta seria che possa rendere partecipi gli italiani su che tipo di Italia si vuole realizzare. C’è una sorta di immobilismo e mancanza di iniziativa politica dei gruppi dirigenti della Federazione della Sinistra, che purtroppo sta danneggiando fortemente il progetto. Ogni giorno vedo intorno a me compagni sempre più delusi che si defilano perché non credono più nella riuscita del progetto, ci si rinchiude in una mera difesa dell’esistente senza rivendicare alcunché: e questa si rivela essere una strategia perdente come ci testimonia la continua spogliazione di diritti.
E così quell’entusiasmo e quella voglia di progettare e militare viene spento e difficilmente potrà essere recuperato. Ecco che a quel punto tanti dei delusi preferiscono affidarsi in maniera sbagliata al carisma del nuovo messia della sinistra (?) Vendola. E ci troviamo così con un nuovo Bertinotti in grado sì di catturare l’attenzione con la sua capacità dialettica, ma incapace di costruire una reale alternativa al sistema capitalista ed al populismo berlusconiano.
Uno dei motivi con cui cerco di dare una spiegazione all’immobilismo politico della Federazione (oltre alle diversità di vedute interne) consiste nel fatto che il suo gruppo dirigente non abbia ancora abbandonato l’idea di un’alleanza con il Partito Democratico e rimanga lì ad aspettare una chiamata, che probabilmente non giungerà mai. La gloriosa storia del Partito comunista italiano non può ridursi a questo. Chi si candida a prenderne il testimone ha il dovere di non infangare quel nome, ha il dovere di fare politica. E fare politica non significa cercare l’accordicchio per far giungere due o tre comunisti a sedere in Parlamento.

Con questo non voglio affermare che disdegno il dialogo, tutt’altro, ma il dialogo è un qualcosa che può avvenire soltanto tra pari. Come si può solo lontanamente pensare che il rapporto con il PD possa essere diverso da quello che il servo ha con il suo signore? Verremo usati per l’ennesima volta per far guadagnare all’armata brancaleone qualche centinaia di migliaia di voti, dopodiché le nostre proposte verrebbero immediatamente accantonate ed il nostri elettori si sentirebbero nuovamente traditi.
Molti obbietteranno che un patto con il PD si rende necessario per battere Berlusconi. Ma non lo si batte in questa maniera, al contrario lo si rafforza. Berlusconi e soprattutto il berlusconismo (cosa che sinceramente mi fa molta più paura) possono essere combattuti efficacemente solamente anteponendogli un modello culturale ed antropologico alternativo.
Il dialogo deve essere cercato con i cittadini, i lavoratori, i giovani, i disoccupati, i precari e gli studenti; con quella parte del sindacato che ancora resiste ai diktat di un capitalismo sempre più legibus solutus; con quella parte di popolazione che si sta impoverendo fortemente o è già povera; con i migranti che sono gli italiani del prossimo futuro. Bisogna riallacciare il rapporto con i movimenti che percorrono l’Italia da Nord a Sud. Mancano le proposte? Io non credo. Sono convinto piuttosto che manchi il coraggio per presentarle alla popolazione. Di fronte ad una crisi economica e culturale di tale portate servono scelte coraggiose:

1 - Perché non disporre l’assegnazione di tutti gli alloggi sfitti alle persone che non hanno una casa e la reintroduzione dell’eco-canone per combattere il continuo aumento degli affitti? Ricordo che il diritto ad un’abitazione è un diritto umano fondamentale (art. 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani).

2 - Perché non proporre una maggiore tassazione sul patrimonio e sulle transazioni finanziarie, e di pari passo prevedere l’alleggerimento del l’imposizione fiscale sul lavoro e l’adeguamento degli stipendi agli standards dei maggiori Paesi europei?
3 - Perché non proporre le 30 ore di lavoro settimanali (in opposizione alle 60 ore, soglia che vuole essere sdoganata anche nell’ambito dell’Unione Europea), in modo tale che gran parte dei disoccupati possa essere assorbita dal mercato del lavoro? Lavorare meno, ma lavorare tutti.
4- Perché non lanciare un grande piano di economia verde, che possa abbattere i consumi energetici e prevedere la produzione diffusa di energia pulita in modo tale da poterci affrancare dalla dipendenza verso i Paesi stranieri (come per esempio la Russia e la Libia).
5 - Perché non proporre la depenalizzazione dei reati legati alla micro-criminalità e al consumo delle droghe e prevedere invece pene più severe per i reati commessi dai “colletti bianchi”? E finalmente pensare al carcere come un’istituzione realmente finalizzata al reinserimento sociale del reo, senza che se ne calpesti la dignità umana come purtroppo avviene nei lager italiani. (Basti vedere gli ottimi risultati ottenuti dal carcere di Bollate dove una bassissima percentuale di detenuti torna a delinquere una volta scarcerati)
6 - Perché non rilanciare l’istruzione pubblica, la ricerca e la sperimentazione in un processo che miri ad integrare le culture dei migranti? (ricordo che solo fino a pochi anni fa l’Italia possedeva la miglior scuola primaria di tutta l’Europa, ora si sta procedendo alla sua smantellazione.


Queste sono solo alcune piccole proposte che una persona di sinistra vorrebbe vedere avanzate, ma ve ne sono numerose altre che attengono alla dignità ed alla sicurezza sul lavoro, al ritiro delle nostre forze armate dagli scenari di guerra, al rilancio all’insegna dell’efficienza, dell’efficacia e della qualità dei servizi pubblici. Ciò che serve agli italiani è l’entusiasmo creato da qualcosa che possa far intravedere un futuro diverso, non si può commettere l’errore di restare affacciati alla finestra ed attendere che succeda qualche cosa pena la conseguenza di divenire inutili ed ininfluenti. Io credo però che la sinistra in Italia abbia ancora molto da dire. Dobbiamo guardare al grande esempio di orgoglio e dignità che ci viene dai paesi della sponda sud del Mediterraneo che si sono riappropriati del proprio Paese e del proprio futuro. Hanno iniziato occupando simbolicamente una piazza, riappropriandosi cioè di un luogo pubblico, che appartiene a tutti. Mi sembra un ottimo punto da cui partire.

mercoledì 16 febbraio 2011

L'ORDA E GLI OMINI VERDI

Mi sono deciso a scrivere questo articolo per tre ordini di motivi: il primo risiede nel terremoto istituzionale che sta attraversando parte del Nord-Africa e del Medio Oriente, il secondo nell’atteggiamento del nostro governo nei confronti dei nuovi flussi di migranti e in terzo luogo nei persistenti luoghi comuni che affollano le menti degli italiani e anche di molti polesani in merito ai processi migratori.


Dobbiamo ancora comprendere l’enorme portata del mutamento che sta avvenendo in Tunisia ed Egitto e che sta coinvolgendo molti altri Paesi della sponda Sud del Mediterraneo. I regimi oppressivi e liberticidi che hanno governato questi Paesi negli ultimi decenni sono travolti da processi di democratizzazione e modernizzazione che testimoniano una grande e giusta aspirazione all’autodeterminazione. Ogni popolo possiede infatti il diritto ad autodeterminarsi, ma ciò non è stato possibile fino ad oggi per quei Paesi del Nord Africa che hanno visto il dominio di regimi autoritari che si sono insediati ed autoriprodotti nella complicità dell’Occidente. Proprio quell’Europa che sull’altare della propria “sicurezza” ha sacrificato i diritti umani fondamentali di quelle popolazioni. Per fermare l’ondata migratoria prodotta dalla diseguale divisione internazionale del lavoro e della distribuzione del reddito non ci si è fatti scrupoli a sovvenzionare e a firmare patti “di collaborazione” per fare in modo che i migranti fossero fermati in tutti i modi (dai campi di prigionia alle motovedette pronte a mitragliare i barconi carichi di persone).

E qui arriviamo al secondo punto, il ministro dell’Interno Roberto Maroni parla di “esodo biblico” e preannuncia l’arrivo di 80.000 nord-africani, tanto per ridestare l’attenzione del suo elettorato ancora shockato per l’affossamento del federalismo municipale. Il ministro mistifica la realtà, in quanto la maggior parte delle migliaia di tunisini che si stanno dirigendo verso l’Europa in questi giorni cercano di ricongiungersi con le loro famiglie residenti soprattutto in Francia. Invece di svolgere la funzione di Ministro dell’Interno che gli compete, ovvero quella di destinare le risorse umane e materiali necessarie per fornire la prima assistenza ai migranti, Maroni cosa fa? Getta la popolazione italiana nel panico, la fa sentire assediata da “un’orda” (come intitola il quotidiano della Lega, la Padania) di barbari pronta ad invaderci e a derubarci. Ha preferito lasciare migliaia di persone dormire all’addiaccio piuttosto che aprire le strutture del CIE, ultimate pochi anni fa e costate milioni di euro, che avrebbero potuto dare ospitalità a più di 800 persone. In seguito il ministro cosa fa? Si mette a sbraitare puntando il dito contro l’Unione Europea che ci avrebbe a suo dire abbandonati. Ma la pochezza intellettuale ed umana del Ministro viene subito a galla quando l’UE risponde che all’offerta di aiuti il governo italiano ha risposto picche. Ecco rivelata l’altra tattica dello stratega della Lega, farci sentire abbandonati da quell’Unione Europea ancora troppo morbida nei confronti dei migranti.

La situazione odierna rivela la strategia fallimentare del governo italiano e più in generale dell’Europa che si ostina a guardare i flussi migratori unicamente in chiave securitaria (con l’Agenzia FRONTEX, il « cordone sanitario » si è progressivamente sviluppato lungo le coste occidentali dell’Africa, nel Canale di Sicilia, tra Malta e Lampedusa, nel Canale d’Otranto, nel mare Egeo, e ai confini terrestri orientali dell’Ue, facendo aumentare il numero dei morti alle frontiere : le ONG stimano - a partire dai soli dati raccolri dalla stampa - che il numero delle vittime della « guerra ai migranti » condotta in Europa negli ultimi vent’anni si aggiri intorno a 15.000) e non fa pressoché nulla per cercare di capirne le cause ed agire su di esse. Basti pensare che fra due o tre decenni al massimo i rifugiati ambientali che premeranno alle porte dell’Europa si conteranno in decine di milioni per via delle conseguenze dei cambiamenti climatici e per trovare i responsabili dovremo solo guardarci allo specchio. Se vogliamo affrontare seriamente la questione delle migrazioni non si può fare a meno di mettersi nell’ordine delle idee di porre fine alle speculazioni finanziarie (basti pensare ai danni provocati dalle speculazioni finanziarie sui prodotti alimentari che hanno affamato milioni di persone la scorsa estate) e alle sperequazioni e di procedere immediatamente con un nuovo modello di sviluppo.

Infine volevo sollevare la questione della xenofobia ovvero della paura del diverso, come sappiamo anticamente i romani indicavano tutti i popoli stranieri con il termine generico di barbari. I barbari erano per i romani coloro che non erano in grado di parlare agevolmente la loro lingua e quindi “balbettavano” agli occhi dei romani. Oggi purtroppo un po’ come allora l’etnocentrismo la fa da padrone e non vi è la curiosità di entrare in relazione e di iniziare a conoscere culture diverse. Mi torna in mente una frase che ho sentito pochi giorni addietro che suonava più o meno così “Con quello che è capitato in Egitto vedrete quanti immigrati arriveranno e ci porteranno via il lavoro”. Questo è un pensiero ricorrente nelle menti di molti italiani sia di destra che di sinistra. E’ impressionante notare come la loro memoria sia di così breve durata. Solo pochi decenni fa decine di migliaia di Veneti sono migrati in cerca di fortuna in Piemonte per lavorare nella FIAT o nell’indotto, e quanti Veneti agli inizi del novecento sono migrati verso l’America Meridionale, in Argentina o in Brasile? Perché ora vogliono negare agli altri il diritto a migrare di cui hanno usufruito i loro bisnonni, i loro nonni o addirittura i loro stessi genitori?

E’ ben tenere presente che a terra che calpestiamo non porta inciso il nostro nome, è un bene comune di tutta l’umanità e ad ogni essere umano spetta il diritto a poter migrare, come ci ricorda la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo all’articolo 13 che così recita:

1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.

2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

(posto qui il link http://unipd-centrodirittiumani.it/it/schede/Articolo-13-Terra-casa-comune/17 all’interessante commento di questo fondamentale diritto espresso dal prof. Antonio Papisca, Cattedra UNESCO "Diritti umani, democrazia e pace" presso il Centro interdipartimentale sui diritti della persona e dei popoli dell'Università di Padova)

Anche la Costituzione Italiana contiene un riferimento ai processi migratori, si tratta precisamente dell’art. 10 che così recita “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.”

E poi siamo così certi che ci portino via il lavoro? Dagli studi effettuati dagli esperti dell’UNDP (consiglio a tutti di scaricare da questo link http://www.onuitalia.it/notizie-ottobre-2009/306-lundp-ha-pubblicato-il-rapporto-sullo-sviuppo-umano-2009 il rapporto del 2009 del UNDP, di leggerlo e di divulgarlo) risulta che non vi siano particolari impatti negativi sull’economia o sul mercato del lavoro di un Paese destinatario di flussi migratori, anzi i benefici che se ne ricavano sono molti dalla varietà sociale alle innovazioni. Quello a cui ci vogliano portare la Lega e i partiti di destra è ad una guerra dei poveri per distogliere l’attenzione sui reali problemi che affliggono la nostra economia.

In conclusione credo che un partito che si dichiara essere di sinistra non può fare marcia indietro su questi temi solo per fini meramente elettorali. Non si può in nessun modo commettere il fatale errore di uniformarsi al pensiero maggioritario, ma al contrario abbiamo il dovere di aprire le menti dei nostri concittadini su queste tematiche e non dobbiamo far mancare la solidarietà a chi giunge da noi a costo di durissimi sacrifici per iniziare una vita onesta in Italia.